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Luigi Lovaglio, ceo di Mps
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Mps-Mediobanca, Lovaglio apre i cantieri della integrazione e schiera un pool di consulenti internazionali. Ecco i progetti sul tavolo

03 ottobre 2025, 22:00

Il banchiere ingaggia alcune grandi società per disegnare la nuova Piazzetta Cuccia. Le scelte su delisting e fusione e i rinnovi di aprile già al vaglio dei soci

Impermeabile e valigetta, due settimane fa Luigi Lovaglio ha varcato da nuovo dominus il cancello di Mediobanca. Nella sua prima visita ufficiale alla merchant conquistata con un’opas da 13,5 miliardi di euro ha preso le misure dell’istituto che nei prossimi mesi dovrà riorganizzare e integrare con Mps. Cantieri per cui, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il numero uno di Rocca Salimbeni ha ingaggiato tre consulenti: Deloitte per coordinare i gruppi di lavoro tra i banker di entrambi gli istituti, Kpmg (che a Siena ha già lavorato sull’aumento di capitale a servizio dell’opas) per gli aspetti finanziari e bilancistici e McKinsey invece per quelli industriali, anche in relazione al piano da presentare entro marzo alla Bce.

Il prossimo 16 ottobre il cda del Monte inizierà a definire la tabella di marcia dell’integrazione che poi il nuovo ceo di Piazzetta Cuccia Alessandro Melzi d’Eril (dimessosi da Anima venerdì 3 ottobre) metterà a terra.

Arriva la lista per Mediobanca

A causa del tour de force dettato dalla scadenza ravvicinata dell’assemblea di Mediobanca per il rinnovo del board dimissionario, il ticket Nicola Maione (presidente) – Lovaglio si è concentrato quasi esclusivamente sulla stesura della lista, così composta: Vittorio Grilli (presidente), Melzi d’Eril (ceo), Paolo Gallo, Andrea Zappia, Massimo Lapucci, Federica Minozzi, Tiziana Togna, Ines Gandini, Sandro Panizza, Giuseppe Matteo Masoni, Donatella Vernisi e Silvia Fissi.

Le ultime due sono banker del Monte: la prima è senior manager imprese e private, mentre la seconda ricopre il ruolo di responsabile it & innovazione digitale nella controllata Banca Widiba. Secondo quanto riferiscono alcune fonti, nei prossimi mesi l'assetto del consiglio potrebbe cambiare per fare spazio a investment banker che, nelle intenzioni iniziali dei grandi soci, sarebbero dovuti entrare subito nella lista per puntellare competenze ancora poco presenti a Siena e per estrarre al meglio le sinergie di ricavo dal modello di private & investment banking di Mediobanca.

Le scelte su delisting e fusione

Il primo banco di prova per Lovaglio e Melzi d’Eril saranno delisting e fusione. Per il delisting le opzioni per Siena sono due: o comprare sul mercato il 3% in modo da far scattare l’opa residuale oppure lanciare una nuova offerta con annesso aumento per l’emissione di azioni a servizio dell’operazione sul 14% che non ha aderito all’opas. Nel caso della fusione invece Rocca Salimbeni potrebbe proporre ai soci un concambio dei titoli residui con nuove azioni della banca oppure pagare il recesso. Nel vagliare la strategia Lovaglio terrà conto anche del fatto che lasciare Mediobanca in borsa determinerebbe un vantaggio patrimoniale in base alle regole di Basilea 3+.

La strada maestra per Siena è però quella della fusione della merchant nella controllante, non solo per accelerare sui 700 milioni di sinergie promesse al mercato, ma anche perché questa modalità consentirebbe di utilizzare tutti i 2,9 miliardi di dta. Per gli osservatori la stessa composizione del nuovo consiglio di Mediobanca suggerisce che il percorso è questo ed è stato già tracciato.

Da un lato il profilo di molti amministratori è quello di tecnici chiamati a gestire una fase di transizione. Dall’altro invece si mormora che le figure di maggior peso specifico, a partire dal presidente Grilli, possano in tempi brevi salire al vertice della capogruppo. Fra qualche mese infatti a Siena si apriranno i giochi per il rinnovo del cda e Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone (che avevano individuato in Mauro Micillo la prima scelta per il vertice di Mediobanca) giocheranno un ruolo chiave nella partita. Forte dei risultati raggiunti sinora e della presa sulla banca Lovaglio potrebbe ottenere un nuovo mandato e gestire così una transizione ordinata verso il nuovo corso.

I progetti su cib, wealth e credito al consumo

Il lavoro per il banchiere è già iniziato e l’intenzione è quella di valorizzare tutte le aree del nuovo gruppo. Per le attività di corporate & investment banking (che saranno concentrate sotto il marchio Mediobanca) l’ambizione è far crescere la struttura soprattutto sul mercato italiano, puntando sulle mid cap oltre che sui grandi deal e prendendo spunto dal modello di Imi, Lazard e Rothschild. Nel wealth management invece Lovaglio potrebbe separare le attività verso la clientela più ricca da quella retail e affluent. Sotto il marchio Mediobanca resterebbero così il private banking e le gestioni per gli high net worth individuals mentre Mediobanca Premier (la ex CheBanca) potrebbe integrarsi con Widiba, l’istituto online del Monte.

Per Compass Siena punta a una valorizzazione all’interno del gruppo. La società potrebbe uscire dal perimetro di Piazzetta Cuccia e crescere ulteriormente, legandosi magari a una concorrente europea oppure lavorando in partnership con un network italiano che oggi non dispone di una sua fabbrica di credito al consumo. Da capire invece il futuro dell’accordo di bancassurance con Axa. Lovaglio non ha nascosto la volontà di sviluppare strategie comuni con la partecipata Generali, ma prima dovrà recedere dal contratto con la compagnia francese in scadenza nel 2027.

Il piano per la retention dei banker

La priorità oggi non è solo tracciare la strategia, ma soprattutto presentare in Piazzetta Cuccia un piano di retention che fermi la fuoriuscita di banker, soprattutto dal wealth. Un piano molto atteso dalle prime linee della merchant dove negli ultimi cinque mesi si sono registrati addii di peso (e relative masse) come quelli di Gianluca Piacenti e di Alessandro Vagnucci, passati entrambi al mondo Intesa. (riproduzione riservata)



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