Due grandi offerte pubbliche in corso nel settore bancario italiano, entrambe per ora solo in azioni, quella di Unicredit su Banco Bpm (mossa attesa) e di Mps (a grande sorpresa) su Mediobanca. I premi sono per ora irrisori. «Il mercato è scettico sulle ragioni industriali dell’ops di Mps», interviene il professor Emilio Barucci, Direttore del Master in Finanza Quantitativa di Polimi GSoM.
Barucci ricorda che «le aggregazioni bancarie trovano almeno tre motivazioni economiche/finanziarie: l’innovazione tecnologica richiede grandi investimenti che solo le grandi banche possono permettersi; l’innovazione porta con sé anche maggiori economie di scala e quindi un incentivo ad aumentare la dimensione dell’azienda; il business bancario sta evolvendo verso un modello in cui le banche offrono servizi diversi in quanto alcuni segmenti di mercato sono diventati poco redditizi a causa proprio di nuovi attori che sfruttano le nuove tecnologie».
L’ops di Mps trova la sua ragione proprio in quest’ultimo argomento, ragiona il professore: «le due banche sono diverse, i vantaggi in termini di costi (razionalizzazione della rete e del personale) sono ridotti, d’altro canto Mps si trova senza fabbriche prodotto e vede in Mediobanca un’opportunità per ampliare il suo business nel mondo del credito al consumo, wealth management e investment banking. L’aumento di capitale al servizio dell’operazione da parte di Mps verrà deliberato in assemblea ad aprile, l’entità è da valutare, ad oggi l’operazione è a sconto, quindi, quanto pianificato difficilmente incontrerà l’interesse degli investitori».
Barucci indica poi che «un premio del 10% tramite un concambio più favorevole o cassa potrebbe essere appetibile. Bisogna capire quali margini Mps avrà. Mps deve raggiungere il 50% del capitale, a spanne gli manca un 20% che è in mano a fondi stranieri, per convincerli ci vogliono buone ragioni finanziarie e di business».
Unicredit, dal canto suo, ha due operazioni sul tavolo, Commerzbank e Banco Bpm, entrambe le prede non vogliono farsi rilevare. Che senso ha dal punto di vista industriale una combinazione a tre o a due? Quanto dovrebbe rilanciare il ceo Orcel in cash per iniziare ad attirare l'attenzione dei soci di Banco Bpm? Barucci ricorda che «le due operazioni puntano a rafforzare la presenza di Unicredit nei due principali Paesi in cui opera. La banca è stata molto prudente su ambedue in termini di esborso, l’idea penso sia di fare un rilancio al momento opportuno».
Delle due operazioni, secondo il professore, Banco Bpm potrebbe essere «quella più raggiungibile soprattutto se l’ops Mps andasse in porto. C’è un socio forte (Credit Agricole) con cui alla fine potrà trattare. In realtà quella più interessante per la banca è Commerz in quanto il gap dimensionale del gruppo in Germania è maggiore rispetto all’Italia. L’operazione porterebbe alla nascita di un gruppo di dimensione europea, primo attore in Italia e Germania».
Quanto a Banco Bpm, le ragioni dell’ops potrebbero rientrare nell’ambito delle fabbriche prodotto che questa si porta con sé: «credito al consumo, asset management, assicurazioni. Un ambito in cui Unicredit è debole. Il problema è che eliminerebbe il candidato numero uno a costituire il terzo polo in Italia andando a discapito della concorrenza. Anche qui un premio del 10% potrebbe essere necessario. Da capire se Unicredit avrà le risorse per portare avanti ambedue le iniziative, ben sapendo che fare due fusioni assieme è molto complicato. Unicredit potrebbe avere problemi sull’esborso da mettere sul piatto e di execution del progetto».
Se le ops in corso andassero a buon fine, avremmo tre poli bancari in Italia (Intesa Sanpaolo, Unicredit-Banco Bpm-Commerzbank, Mps-Mediobanca). «Non sono così sicuro che Mps-Mediobanca costituirebbero un terzo polo solido», interviene il professore. Le due banche «hanno natura diversa, Mps rimarrebbe ben distante dalle prime due in alcuni segmenti di mercato e regioni d’Italia. Comunque, nel mercato italiano c’è spazio soltanto per un altro soggetto rilevante, le dimensioni del mercato fanno sì che pensare di contare su quattro players a livello nazionale non sia realistico. Il progetto Unipol- Bper rischia di essere battuto sul tempo da altri progetti», ragiona Barucci.
L’offerta di Mps vede il Mef (all'11,7% nell’azionariato della banca) concorde con l’operazione, un fatto che potrebbe forse allontanare gli interessi dei fondi Usa o internazionali per timore di un’operazione di interesse pubblico? Secondo Barucci, «per il momento no, essendo azionista, lo Stato ha tutte le ragioni per interessarsi alle sorti di Mps. Inoltre, il governo può e deve preoccuparsi di avere un sistema finanziario solido, non c’è niente di male che si ponga l’obiettivo di agevolare la costituzione del terzo polo. Non mi scandalizzo neppure che una banca salvata dallo Stato tenti di scalare il tempio sacro della finanza privata».
Il punto è che l’operazione Mps-Mediobanca, ragiona il professore, «sembra in realtà avere altre mire: cambiare l’assetto di Mediobanca e Generali con lo Stato che gioca una partita con due soci privati da sempre in trincea su questo fronte. In qualche misura non si capisce chi guida tra privato e pubblico e il timore è che così facendo si distrugga valore. Questo sarà il punto cruciale: gli attori che hanno lanciato il guanto della sfida devono convincere che hanno buone ragioni e non è solo una questione di potere, un tema che non appassiona per nulla gli investitori stranieri, anzi li fa scappare. Una cosa si può comunque dire: maggiore prudenza nelle dichiarazioni del governo sarebbe opportuna». (riproduzione riservata)