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Il ceo del Montepaschi Luigi Lovaglio
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Mps, Luigi Lovaglio promette un monte di cedole e prepara la seconda fase del risiko bancario

27 febbraio 2026, 22:00 Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2026, 11:10

Il piano di Lovaglio promette 16 miliardi di dividendi al 2030 grazie alla fusione con Mediobanca. Meloni intanto si sfila dalla partita del rinnovo del cda. E il banchiere guarda già a nuove acquisizioni  

L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, prenota la riconferma per un altro triennio alla guida della banca più antica del mondo mettendo sul piatto per gli azionisti 16 miliardi di dividendi per i prossimi cinque anni. «È circa il 60% della nostra attuale market cap, sarà il più alto rendimento da dividendo nel settore bancario europeo», ha precisato venerdì 27 il cfo Andrea Maffezzoni nella call con gli analisti sul piano industriale al 2030 della nuova era Mps-Mediobanca.

Dopo il successo dell’opas da 14 miliardi chiusa a settembre, le strategie confermano la fusione per incorporazione della merchant bank milanese di cui Mps ora ha l’86,3% – da cui discenderanno i 700 milioni di sinergie a regime previste dal prospetto. Un merger che verrà completato entro l’anno. L’ultimo tassello mancante è il concambio. Lovaglio lo svelerà martedì 10 marzo.
 

Sarà un inizio marzo fitto di impegni per il banchiere, anche per la definizione della lista del cda per il rinnovo dei vertici di Siena. Lunedì 2 verrà decisa la lista dei candidati proposti dal board uscente che deve essere depositata entro venerdì 6. Un dossier delicato dal quale si è tirato fuori il governo: «Non parteciperemo alle nomine dei nuovi organismi di amministrazione e controllo», ha detto venerdì la premier Giorgia Meloni.

Il rinnovo del consiglio di amministrazione e le nomine

Nel frattempo dovrà avviare il piano appena varato di quella che dopo la scalata a Piazzetta Cuccia, è la terza banca italiana con circa 8 miliardi di ricavi, 22 mila dipendenti e 300 miliardi di total financial asset. Il punto di partenza sono gli oltre 7 milioni di clienti tra famiglie, pmi e grandi imprese.

Le cinque divisioni di business e gli obiettivi al 2030

Per servirli sono state istituite cinque divisioni di business: retail & commercial banking (da cui arriva il 29% dei ricavi), consumer finance (19%), asset gathering & wealth management (21%), private banking (9%) e corporate & investment banking (14%), a cui aggiungere poi il 13,2% di Generali dai cui dividendi proviene l’8% dei ricavi di Mps-Mediobanca. Un punto di partenza a cui Lovaglio è arrivato dopo aver rimesso in sesto l’istituto nuovamente ricapitalizzato nel 2022 e creato oltre 10 miliardi di valore.
 

Il mettere a frutto la «complementarietà» dei punti di forza dei due istituti – ovvero il retail & commercial banking senese e il modello di private investment banking di Piazzetta Cuccia – consentirà al gruppo di raggiungere nel 2030 ricavi per 9,5 miliardi di euro (+5% cagr), sostenuti da un mix più diversificato e che guarda anche all’estero.
 

Un contributo significativo verrà anche dalla quota nel Leone che farà salire da 600 a 800 milioni i ricavi della divisione principal investing. Il cost/income è visto in miglioramento dal 46% al 38% (costi operativi in leggero aumento da 3,5 miliardi nel 2025 a 3,6 miliardi nel 2030), l’utile netto adjusted stimato in crescita dai 2,4 miliardi dello scorso anno a 3,7 miliardi (9% cagr) con un rote al 18%, mentre gli asset finanziari totali saliranno a 371 miliardi e la distribuzione cumulativa sarà di 16 miliardi (payout al 100%), mantenendo un Cet1 ratio del 16%, con 3 miliardi di capitale in eccesso.
 

È un cuscinetto «che ci garantisce flessibilità strategica e una potenza di fuoco per i soci che pochi istituti in Europa possono eguagliare», ha sottolineato Lovaglio. La posizione potrebbe tornare utile nella seconda fase del risiko di Siena.

Solidità patrimoniale e scenari di consolidamento

Il mercato torna a guardare a Banco Bpm, mentre Unicredit si prepara a chiudere la campagna di Germania su Commerzbank. Per il numero uno di Mps la rete commerciale (previste 1.000 assunzioni) si confermerà il driver strutturale della redditività del gruppo, «rete fatta di 1.250 filiali sparse in tutta Italia, 1.280 consulenti finanziari, 750 private banker, 500 investment banker e oltre 3 milioni di clienti su tutti i canali» e che lavorerà basandosi su «un’unica struttura tecnologica» per cui verrà ulteriormente investito un miliardo di euro.
 

L’obiettivo è migliorare in maniera trasversale l’efficienza operativa, azionando anche la leva dell’AI. Lovaglio punta su una struttura più bilanciata dei ricavi, con una quota rilevante generata dalle attività a commissione. Nel retail & commercial banking – dove gli impieghi verso la clientela sono previsti in crescita da circa 66 a 82 miliardi (+4,3 cagr) grazie anche a un rafforzamento dell’attività nei mutui e nella specialty finance, incluso il factoring – i ricavi cresceranno da 2,1 a 2,6 miliardi (+4,5% cagr), mentre l’utile ante-imposte salirà da 0,7 a 1,1 miliardi (+10,1% cagr).
 

Fra le leve anche la bancassurance (ramo danni, per cui dopo la scadenza nel 2027 dell’accordo con Mps si guarda alle Generali) e maggiore digitalizzazione per ridurre i tempi di istruttoria.


«Se il retail e il commercial banking è la nostra spina dorsale, il consumer finance sarà l’acceleratore strutturale», ha spiegato Lovaglio. Con Compass, la divisione consoliderà il posizionamento domestico (14% di marker share) e guarderà a un’espansione selettiva in Europa (Svizzera e Polonia): gli impieghi sono attesi salire da circa 17 a 21 miliardi, con maggiore peso nelle erogazioni dei canali digitali e del buy now pay later. Le leve di crescita e di redditività in questa divisione saranno cross-selling, riduzione del cost-income dal 31% al 27% e diffusione oltre-confine.

Per Lovaglio «l’asset gathering e il wealth management saranno invece il moltiplicatore di valore, il più profittevole, con basso assorbimento di capitale che può portare a un rerating del gruppo Mps». Qui, con 1.280 consulenti finanziari (Widiba verrà combinata con Mediobanca Premier) i ricavi sono visti in aumento da 1,5 a 2 miliardi (+5,2 cagr), l'utile ante-imposte salire da 0,8 a 1,2 miliardi (+8,2% cagr) e le attività finanziarie crescere da 142 a 185 miliardi (+5,5 cagr).

Nel private banking – che il ceo ha definito «il nostro catalizzatore strategico» le masse dovrebbero salire da circa 77 a 103 miliardi grazie anche ai 750 banker a servizio di clienti affluent, con un’espansione anche nei private markets e nei mandati discrezionali. «Saremo in grado di attrarre anche masse internazionali grazie alla presenza di Mediobanca in Europa e ai centri finanziari di Monaco, Londra, Francoforte, Lussemburgo, Svizzera e New York». I ricavi aumenteranno da 600 a 900 milioni (+6,5% cagr) e l’utile ante imposte raddoppierà da 200 a 400 milioni (+15,8% cagr).
 

Infine, facendo leva sulle competenze di 500 banker Mediobanca, il cib punterà su advisory, capital markets e sviluppo internazionale (Europa, Usa e apertura di un ufficio nel Middle East focalizzato sui fondi sovrani), con impieghi in crescita da circa 22 a 27 miliardi (+3,5% cagr) e ricavi legati alle attività a commissione in aumento da 1 a 1,3 miliardi (+5,4% cagr). Per la divisione il piano prevede 200 milioni di utile ante-imposte aggiuntivi (da 600 a 800 milioni;+7,7% cagr).

La strategia – che secondo alcuni analisti presenta target ambiziosi – non ha però convinto del tutto i mercati che attendevano anche informazioni sui concambi della fusione con Mediobanca: venerdì 27 il titolo Mps ha perso il 6,8% mentre per Piazzetta Cuccia il ribasso è stato del 6,2%. C’è da dire che, in vista del piano, nelle ultime due settimane le azioni hanno guadagnato terreno in maniera parallela. (riproduzione riservata)



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