Non si fanno attendere le prime reazioni politiche all’offerta pubblica di scambio annunciata da Mps su Mediobanca. Un commento «assolutamente positivo, in attesa di ulteriori sviluppi» lo fa in esclusiva a Milano Finanza il presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato (FdI): «Il mercato ha le sue logiche, tuttavia non ci vogliamo esimere dal voler dare una valutazione su una operazione così importante. Si tratta», sottolinea, «di una operazione di consolidamento bancario della nostra nazione molto importante e che può portare soltanto ulteriore stabilità al sistema del credito».
Il governo di centrodestra «è riuscito di fatto a risanare un istituto devastato da anni di gestione opaca e clientelare della sinistra fino a poter assumere un ruolo trainante, non meramente passivo, nel progetto strategico di creazione di un terzo polo bancario di cui si parla da anni» ha sottolineato il vice-presidente della commissione Finanze in quota Lega, Alberto Bagnai. Aggiungendo che «le complementarietà strategiche fra in due istituti sono evidenti, ora sarà il mercato a giudicare i meriti di un’operazione che ha comunque un significato e che fino a un paio di anni fa sarebbe sembrata inconcepibile».
Sulla stessa lunghezza d’onda, Giorgio Mulè, il vicepresidente della Camera (FI) ha dichiarato a MF che «è sempre un buon segnale quando il mercato batte un colpo, soprattutto se questo avviene non a tradimento ma come nel caso di questa operazione in un perimetro di regole certe». Adesso - ha aggiunto - bisogna «sia il mercato a decidere la bontà di questa offerta. Quel che certamente fa piacere è che promotori e protagonisti siano rappresentanti di un sistema italiano sano e virtuoso». Non lontane le parole del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Siamo per il libero mercato. Le iniziative di mercato se servono a rafforzare il nostro sistema bancario, che è già sano, sono benvenute. Poi credo si debba anche procedere nella liberalizzazione del Monte dei Paschi e andare avanti in questa direzione come abbiamo sempre chiesto e il governo ci ha seguito in questa direzione». Sulla possibilità e sul timore che la privatizzazione di Banca Monte dei Paschi di Siena possa portare turbolenze nel settore finanziario nel suo complesso per le sue ricadute su Generali (di cui Mediobanca è socio forte), Tajani ha risposto: «Non so che cosa accadrà, lo vedremo in futuro».
«Le operazioni di mercato che puntano ad aggregazioni industrialmente motivate nel settore del credito non vanno ostacolate dalla politica. L’opa di Mps su Mediobanca, però, parte da un vulnus non accettabile. Non quello del controllo mediante scatole cinesi (su fino a Generali?), ma quello dello Stato come primo azionista di Mps che ovviamente dovrà essere parte della decisione. Giorgetti, primo azionista tramite il Mef, deve spiegare subito in Parlamento se e con quali motivazioni ha deciso o avallato, oppure no, questa operazione», afferma il deputato di Più Europa Benedetto Della Vedova. «Prima si privatizzi definitivamente Mps, poi Mps e i suoi azionisti potranno fare quello che ritengono», conclude.
«La banca Monte dei Paschi di Siena faccia tutte le scalate che vuole: l'economia di mercato funziona così, e funziona bene. Ma prima lo Stato - primo azionista di Mps con l'11,7%- si tolga di mezzo dal capitale della banca. Un conto è intervenire temporalmente in una banca in crisi, come è stato fatto qui e in tutto il mondo, per evitare guai peggiori. Ma ora che la banca si sente così forte da addirittura provare a comprarsi Mediobanca, lo Stato cortesemente si tolga di mezzo e lasci fare alle forze di mercato. Che di presenza pubblica nel mondo del credito, in passato, ne abbiamo avuta fin troppa. E non la rimpiangiamo», ha commentato il deputato del gruppo Misto e presidente di Orizzonti Liberali Luigi Marattin.
Molto più dure le parole del M5S e del Pd. La responsabile Giustiza dem, Debora Serracchiani, si chiede perché se «come dichiarato da Lovaglio il Mef era informato da tempo, dal 2022, questa informazione non sia arrivata a tutti». E per giunta «perché non siano state fatte delle scelte».
Non a caso, ha anticipato Antonio Misiani, responsabile economia e finanze della segreteria nazionale Pd, «chiameremo in Parlamento il ministro Giorgetti per chiedergli conto di tutto questo, a partire dagli obiettivi e dai criteri con cui l'esecutivo si vuole rapportare nei confronti di questa e di altre operazioni - come Unicredit-BPM e Generali-Natixis - che in questi mesi stanno cambiando radicalmente il profilo e la configurazione della finanza italiana». In particolare «le operazioni di aggregazione rispondono all'interesse nazionale e vanno valutate positivamente se producono effetti positivi sotto il profilo industriale, occupazionale e finanziario, seguendo criteri di mercato. Non se diventano parte di un risiko dettato da logiche opache di potere e con un ruolo sempre più invasivo della politica. Questo è il nostro metro di valutazione».
Il governo Meloni «rischia di essere definitivamente travolto dal Far West della finanza che si sta consumando sul terreno ormai prosciugato dell’economia italiana, diventato preda di fondi stranieri e di alcuni potentati nazionali» ha commentato a MF il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e coordinatore del Comitato pentastellato economia, lavoro, impresa. Proprio lo stesso esecutivo «di autoproclamati sovranisti economici vuole usare Mps in operazioni finanziarie, lo faccia salvaguardando e rafforzando la presenza pubblica per farne una moderna banca d’investimento in grado di sostenere e rilanciare un’economia italiana messa in ginocchio dal duo Meloni-Giorgetti».
Invece «di intervenire nei settori economici più in difficoltà, sostenendo come hanno disperato bisogno famiglie e imprese, il governo ormai palesemente adagiato su alcuni gruppi economici privati, sta influenzando surrettiziamente la ricomposizione del quadro finanziario italiano, con ricadute allarmanti su tutto il sistema europeo. Uno scenario che non può sfuggire alla lente degli organismi di controllo e soprattutto delle Istituzioni europee» ha aggiunto in una nota Gaetano Pedullà, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione per i problemi economici e finanziari del Parlamento europeo.
L'offerta pubblica di scambio del Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca «rappresenta un’azione strategica di grande rilevanza, decisa, da chi ha una visione chiara del futuro del settore, della finanza e del Mondo, anche al di fuori dei soliti schemi e rituali» commenta in una nota il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.
Non solo «l’operazione potrebbe contribuire a completare le dinamiche del sistema finanziario italiano, in un contesto di forte consolidamento» ma va anche a confermare che «Mps è completamente risanata e può proseguire in un percorso che preservi la sua storia e la sua autonomia».
Dal canto suo la Fabi «vigilerà su tutto il percorso perché la gestione dell'integrazione di due realtà di rilievo come Mps e Mediobanca richiederà un piano industriale chiaro e trasparente, che tuteli le lavoratrici e i lavoratori, la clientela e i territori». (riproduzione riservata)
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