Altolà Bce su Fabrizio Palermo. La Banca Centrale Europea avrebbe espresso riserve sui requisiti bancari dell’amministratore delegato di Acea, indicato dal board di Montepaschi come nuova guida di Rocca Salimbeni. Lo scrive lunedì 30 l’agenzia Reuters che cita una fonte vicina al dossier, secondo cui Francoforte non considererebbe l’esperienza maturata alla guida di Cassa Depositi e Prestiti equivalente a quella richiesta per chi ha diretto una banca commerciale.
Il nodo riguarda la valutazione «fit and proper» che l’Eurotower è chiamata a svolgere sui vertici degli istituti vigilati. La Bce, riferisce la fonte, attribuisce particolare rilievo a un’esperienza diretta nel settore bancario tradizionale.
Cdp, pur gestendo il risparmio postale, potendo accedere alla liquidità dell’Eurosistema ed essendo sottoposta alla vigilanza della Banca d’Italia su specifici ambiti come l’antiriciclaggio, non possiede una licenza bancaria e non è supervisionata come un intermediario ordinario.
La posizione dell’istituto centrale potrebbe pesare qualora l’assemblea degli azionisti del 15 aprile confermasse la scelta del consiglio presieduto da Nicola Maione, che ha escluso un nuovo mandato per l’attuale ceo Luigi Lovaglio e indicato Palermo – oggi alla guida di Acea – come profilo preferito per accompagnare la banca nella nuova fase, caratterizzata dal cantiere per l’integrazione di Mediobanca, come indicato nella lettera agli azionisti diffusa domenica 29.
Lovaglio è comunque in corsa come ceo in quanto schierato nella lista alternativa di maggioranza presentata dal socio Plt Holding di Pierluigi Tortora, che nella lettera agli azionisti ha evidenziato proprio «rischi di governance» in caso di elezione di Palermo. Di fatto la posizione della Bce, se confermata, diventa un assist a favore del ceo uscente.
In assenza di un commento ufficiale da parte della Bce e della Banca d’Italia, da Siena filtra prudenza: l’istituto non commenta indiscrezioni attribuite a fonti anonime. Resta tuttavia il precedente di una lettera inviata nelle scorse settimane dall’Autorità di vigilanza europea, con cui si richiamava l’esigenza di assicurare un’esperienza bancaria estesa in capo al futuro amministratore delegato.
Il passaggio assembleare sarà dunque decisivo non solo per la governance del terzo gruppo bancario italiano, ma anche per misurare l’orientamento della vigilanza europea su un dossier che intreccia profili industriali e requisiti regolamentari. (riproduzione riservata)