Mps, in arrivo l’ok della Bce sul nuovo statuto. Si apre il cantiere sulla lista del cda
Giovedì 18 il board traccia la road map per il 2026 tra rinnovo e preparazione del piano industriale per la combined entity con Mediobanca
Oggi il consiglio di amministrazione di Mps si riunirà per l’ultima volta nel 2025. Nell’incontro il presidente Nicola Maione e il ceo Luigi Lovaglio tracceranno la road map per il prossimo anno, con un’attenzione particolare alle due scadenze principali: il rinnovo del board e la presentazione del piano industriale per la combined entity Mps-Mediobanca.
Il primo snodo del tour de force sarà l’autorizzazione della Bce al nuovo statuto approvato dal board a novembre. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il via libera di Francoforte potrebbe arrivare tra fine dicembre e inizio gennaio, in anticipo rispetto ai 90 giorni di tempo che Francoforte ha a disposizione. Se così sarà l’assemblea straordinaria potrà essere convocata a febbraio, quando la banca approverà anche il primo bilancio post-integrazione di Piazzetta Cuccia.
Le modifiche statutarie puntano a modernizzare le regole di governance alla luce della completa privatizzazione, conclusa a fine 2024, e della costruzione del cosiddetto terzo polo tramite l’acquisizione di Mediobanca. Oltre a introdurre le nuove regole per la lista del cda, la banca interverrà sulle remunerazioni, allineandosi agli standard delle grandi istituzioni finanziarie: la componente variabile potrebbe superare il 100% di quella fissa, arrivando fino al 200%.
Si punta a cambiare anche il meccanismo di rinnovo del board: l’attuale limite di tre mandati consecutivi per gli amministratori potrebbe essere eliminato, favorendo la continuità e valorizzando l’esperienza dei membri più rappresentativi. Novità rilevanti sono previste anche in materia di dividendi: il nuovo statuto introdurrà maggiore flessibilità rispetto al vincolo statutario attuale, che impone di destinare almeno il 25% degli utili a una speciale riserva statutaria. La revisione prevederebbe di ridurre tale riserva fino al 5%, in linea con altri istituti, restituendo alla banca piena disponibilità degli utili per remunerare gli azionisti.
Arrivata l’autorizzazione della Bce, il comitato nomine presieduto da Domenico Lombardi potrà avviare l’iter per la lista del board. Si tratta infatti della soluzione più semplice per rinnovare il vertice visto che Delfin e Caltagirone, entrambi sopra il 10%, devono sottostare alle limitazioni di Francoforte, che li ha classificati come investitori finanziari, impedendo implicitamente la presentazione di una lista di maggioranza. A ciò si aggiungono le incognite legate all’inchiesta della Procura di Milano sull’ipotesi di concerto. D'altra parte Banco Bpm e il Tesoro – quest’ultimo in via di graduale disimpegno - non sembrano intenzionati a presentare una propria rosa. (riproduzione riservata)
Sulla composizione del futuro vertice gli azionisti mantengono visioni diverse, ma Lovaglio dispone di leve importanti, a partire dal nuovo piano industriale su cui lavora con McKinsey e che entro marzo potrebbe imprimere uno sprint all’integrazione di Mediobanca. Sul fronte m&a non risultano cantieri aperti, anche se il mercato continua a speculare sul futuro di Siena. Negli ultimi giorni è riaffiorata la suggestione di un takeover da parte di Unicredit, scenario però considerato dagli analisti poco plausibile. (riproduzione riservata)