All’interno del patto di consultazione di Mediobanca, il patron di Iris Ceramiche Romano Minozzi, uno degli uomini più ricchi d’Italia accreditato di un patrimonio di oltre 1,6 miliardi di euro, ha sempre espresso parole di elogio per le mosse del presidente di Delfin Francesco Milleri e dell’immobiliarista romano Francesco Gaetano Caltagirone sia in Piazzetta Cuccia e sia in Generali. A fine gennaio, all’indomani dell’annuncio dell’ops del Montepaschi sulla merchant bank di cui è socio storico con lo 0,11%, l’industriale emiliano aveva benedetto l’operazione come «di mercato» e «buona», ma soprattutto per i riflessi che avrebbe potuto avere sulle Generali, di cui Mediobanca ha in portafoglio il 13,1%.
«Sono un filo italiano e il target è la compagnia assicurativa che ha appena avviato dialoghi con Natixis», aveva spiegato il re delle ceramiche riferendosi alla contrarietà di Caltagirone e di Milleri, anche grandi azionisti di Mps, alla joint venture del Leone con il gestore francese sull’asset management. Ora - nel giorno in cui la Consob ha acceso il disco verde al documento di offerta di Rocca Salimbeni - interpellato da MF-Milano Finanza, il re della ceramica italiana sembra frenare sulla scalata di Rocca Salimbeni. Parole che arrivano dopo l’uscita di Mediolanum (3,5%), della FinFer dei Pittini (0,42%), degli Acutis (0,27%) e del nuovo alleggerimento del gruppo Gavio (sceso dallo 0,42% allo 0,35%) nel patto e nel capitale dell’istituto guidato da Alberto Nagel.
«Mps deve precisare prima le condizioni della propria offerta, cosa che farà a giorni. E aspetto di capire poi come sarà l’eventuale progetto di gestione di Mediobanca da parte dell’istituto senese», spiega Minozzi, che prima della data del 16 giugno sull’assemblea per l’ops della merchant su Banca Generali veniva conteggiato tra i contrari all’operazione. «L’ops di Montepaschi si concluderà i primi di settembre. Abbiamo ancora tempo di riflettere sulle reciproche condizioni», ha aggiunto l’industriale che ammette un po’ di «fatica nel seguire il complesso risiko bancario e a capire come finirà». «Se un grande banchiere come Carlo Messina (ceo di Intesa Sanpaolo, ndr) dice di voler star fuori del risiko, immaginate uno come me che di mestiere fa l’imprenditore della ceramica», ha scherzato.
Insomma, Minozzi «sta alla finestra per vedere come sarà questo piano di combinazione fra Siena e Mediobanca» che in caso di fermata delle adesioni sotto il 50% non potrà beneficiare di 700 milioni di sinergie attese e di 2,9 miliardi di dta. In più, perché nell’aggiornamento del piano industriale al 2028 di Piazzetta Cuccia Nagel ha promesso la distribuzione del 100% degli utili e 4,9 miliardi ai soci in tre anni. Come rivelato da questo giornale, altri grandi azionisti come Enasarco - che ha in portafoglio il 2,52% di Mediobanca - aderirà soltanto se il ceo di Mps metterà sul tavolo un rilancio, fattore imprescindibile anche per i grandi fondi internazionali presenti nel capitale della merchant.
Simile alla posizione di Minozzi è anche l’atteggiamento di Edizione che ha in portafoglio il 2,2% dell’istituto e per cui il tema ora non è sul tavolo. L’offerta senese partirà il 14 luglio e si concluderà l’8 settembre e nella holding dei Benetton, focalizzata sul business infrastrutturale, si prediligeranno valutazioni industriali di accrescimento del valore dell’investimento. Sull'onda lunga dell'addio di Mediolanum, il titolo Mediobanca ha perso il 2,14% a 18,5 euro, mentre Mps ha lasciato sul terreno lo 0,26% a 7,03 euro, più che dimezzando rispetto a venerdi scorso lo sconto (al 3,8%) implicito dell’ops senese.
Intanto, dopo l’ok Consob al documento Mps su cui si esprimerà ora in via definitiva il board di Piazzetta Cuccia, è arrivato anche il via libera dell’Antitrust alla scalata di Rocca Salimbeni. (riproduzione riservata)