Il Mef conferma l’intenzione di uscire dal capitale di Monte dei Paschi di Siena, ma senza forzare i tempi. La cessione della quota residua del 4,86%, che ha un valore teorico di circa 1,6 miliardi, avverrà solo «alle migliori condizioni di mercato», tenendo conto dell’andamento del titolo e dell’impatto sui conti pubblici. Nessun calendario, nessuna accelerazione: la finestra di vendita resta appesa alle condizioni di mercato (e al processo di consolidamento in corso).
Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito una linea già tracciata in precedente: massimizzare l’investimento pubblico effettuato nel corso del tempo, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica: «In questo momento il Mef detiene ancora il 4,86% del Monte». L’impegno è quello di uscire dal capitale di Mps alle migliori condizioni».
Decisione che, comunque e inevitabilmente, risentirà del risiko bancario in corso. «Il Mef», ha garantito Giorgetti, «assumerà una posizione di neutralità rispetto al processo di consolidamento in corso, senza dover prendere posizione sulle operazioni straordinarie annunciate o su eventuali operazioni alternative».
Quanto alle modalità della dismissione dell’attuale quota di Mps, Giorgetti ha ribadito la preferenza per il collocamento accelerato, come anticipato da MF-Milano Finanza. «I consulenti finanziari che assistono il Dipartimento dell’Economia confermano che l’Accelerated Bookbuilding resta una delle migliori soluzioni in termini di trasparenza, efficacia e vantaggio economico-finanziario». Sui tempi, invece, nessun calendario: «Andrà valutata la finestra di mercato più opportuna per massimizzare l’incasso, anche considerato l’andamento del prezzo del titolo».
Dietro la prudenza tecnica, però, affiora l’inizio della privatizzazione di Mps. Rispondendo alle domande dei parlamentari sul presunto «concerto» dietro l’operazione, Giorgetti ha descritto un percorso partito in condizioni di estrema fragilità: «Quando sono arrivato al ministero non si riusciva a chiudere neanche l’aumento di capitale. L’unica priorità era salvare la situazione».
In quella fase, ha aggiunto, il Monte era «una Cenerentola, non la voleva nessuno». Il titolare del Mef ha quindi difeso la scelta dell’Abb, ieri come oggi: «Avevamo l’obbligo di uscire entro fine dicembre e non c’erano altre operazioni alternative, posto che nessuno voleva fondersi o comprare l’intera quota. Nessuno voleva sposarsi con la povera cenerentola».
Sul dossier Unicredit-Banco Bpm, Giorgetti ha rivendicato la linea seguita dal governo nell’esercizio dei poteri di golden power. Il ministro ha ricordato infatti che l’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit, del valore di oltre 10 miliardi di euro, è stata autorizzata nell’aprile 2025 ma con una serie di prescrizioni volte a tutelare gli interessi strategici nazionali.
«Nel corso del tempo il concetto di sicurezza economico-finanziaria è diventato parte della sicurezza nazionale», ha spiegato durante l’audizione. Una lettura che, secondo il ministro, non si limita ai rapporti tra soggetti italiani e stranieri, ma può riguardare anche operazioni domestiche: «Vale anche tra banca italiana e banca italiana, se sono in gioco profili di sicurezza nazionale o finanziaria».È valso per Unicredit ma può accadere anche con Intesa Sanpaolo. «Noi siamo assolutamente neutrali. Ma il comitato golden power valuterà se ci sono prescrizioni da fare. Non credo», ha detto il ministro, «però le prescrizioni ci possono essere».
Sul dossier Euronext-Borsa Italiana, Giorgetti ha confermato che il ministero dell’Economia ha avviato verifiche sugli impegni assunti dal gruppo in occasione dell’acquisizione di Borsa Italiana nel 2021, nell’ambito dell’esercizio del Golden Power. «Abbiamo trasmesso quesiti formali a Consob per capire se i fatti emersi dalle ispezioni e dai procedimenti sanzionatori possano avere rilevanza», ha spiegato il ministro. «Il punto è capire se quei fatti, oltre al piano della vigilanza, possano indicare uno scostamento dagli impegni considerati essenziali in sede di esercizio del Golden Power».
«Stiamo analizzando anche le iniziative di riorganizzazione del gruppo e alcune evoluzioni prospettiche del piano strategico», ha aggiunto Giorgetti, citando anche le indiscrezioni su una possibile fusione tra Euronext e Deutsche Börse. «Non parliamo di conclusioni, ma di elementi che richiedono verifica rispetto agli impegni originari, soprattutto sull’autonomia operativa e sul ruolo del perimetro italiano».
La vicepresidente della Commissione d'inchiesta sul sistema bancario e assicurativo del Senato, Cristina Tajani (Pd), ha dichiarato: «Abbiamo ascoltato il ministro Giorgetti in audizione al Senato affermare che, pur nella posizione neutrale assunta dal governo, potrebbero esserci, in astratto, prescrizioni golden power per l'Opas fatta da Intesa San Paolo su Mps. Siccome il ministro dell'Economia deve essere arbitro e non giocatore, mi auguro che Giorgetti voglia precisare le sue parole altrimenti chiederemo che il Governo venga in Parlamento a spiegare il senso delle sue affermazioni». (riproduzione riservata)