Dal salvataggio del 2016 all’Opas su Mediobanca, passando per l’uscita ordinata del Tesoro: il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, difende a tutto campo l’operato pubblico su Monte dei Paschi di Siena: «La decisione di Mps di lanciare un’offerta pubblica su Mediobanca è stata presa dai manager della banca senese in maniera autonoma e noi, come azionisti, abbiamo preso atto delle loro scelte e del loro razionale», ha detto sottolineando che i soci hanno approvato l’opas con oltre l’80% degli aventi diritto assemblea e ha visto una «altissima adesione da parte dei soci di Mediobanca (86,3%)».
Durante un’informativa urgente alla Camera sul caso del presunto concerto tra Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri (ceo di Delfin, la holding dei Del Vecchio), il titolare del Mef ha chiarito che «tutte le doverose interlocuzioni che ho avuto con esponenti istituzionali e del settore creditizio sono state orientale a rappresentare l’opportunità di realizzare assetti idonei a garantire un futuro stabile dell’Istituto, senza alcun tipo di ingerenza o pressione nei confronti di attori o dei titolari di diritti di voto». Il riferimento di Giorgetti è ai colloqui che il ministero avrebbe avuto con Caltagirone e i vertici di Delfin (holding della famiglia Del Vecchio) in preparazione della vendita della tranche di Montepaschi, come riferito dagli stessi protagonisti alla Consob.
Mps, ha ricordato Giorgetti, aveva un prezzo di 1,95 euro per azione nell’ottobre 2022, all’indomani dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi. A dicembre 2025 il titolo ha superato quota 8 euro.
«Un percorso che ha consentito allo Stato di incassare circa 2,6 miliardi – a fronte di un investimento di 1,6 miliardi – mantenendo una quota residua oggi valutabile in circa 1,2 miliardi», ha rivendicato il ministro, citando il ritorno alla redditività, il rafforzamento patrimoniale e la progressiva dismissione della partecipazione pubblica
Un risultato attribuito anche al management guidato da Luigi Lovaglio, apprezzato pubblicamente da Giorgetti, che ha sottolineato come l’ad (nominato dal precedente esecutivo) abbia percepito «compensi esponenzialmente inferiori» rispetto ai vertici di banche comparabili.
Per quanto riguarda le varie cessioni di azioni Montepaschi, Giorgetti ha specificato che tutte le operazioni - la prima tranche del 25% a novembre 2023 (a 2,92 euro), la seconda del 12,5% del marzo 2024 (a 4,15 euro) e la terza di un ulteriore 15% del 13 novembre 2024 (a 5,792 euro, con un premio di oltre il 5%) – perseguivano il duplice obiettivo di rispettare gli accordi presi con la Ue e di proteggere i risparmiatori e la stabilità dell’istituto senese.
Giorgetti è entrato poi nel merito del terzo Accelerated Bookbuild, quello sotto esame dei magistrati di Milano, anche per la scelta di Banca Akros come unico intermediario del collocamento: «Il Mef ha nominato Banca Akros quale Bookrunner perché l’offerta garantiva le migliori condizioni per la dimissione delle quote, permettendo un maggior introito garantito per le casse dello Stato», ha detto Giorgetti. In sostanza perché ha offerto il miglior backstop price rispetto a concorrenti come Citi, BofA, Ubs e Jefferies.
«Da sottolineare che, secondo quanto comunicato dal bookrunner, anche pubblicamente, nessun investitore che ha presentato offerte è stato escluso». Questo smentirebbe quanto dichiarato dal ceo di Unicredit, Andrea Orcel, ai magistrati, secondo il quale l’offerta di Unicredit (attraverso l’intermediario Jefferies) non venne accolta perché il book delle proposte era stato già chiuso. Ad acquisire le quote furono Delfin (3,5%), Caltagirone (3,6%), Anima (3%) e Bpm (5%).
Per rafforzare la linea difensiva, il ministro ha chiamato in causa la nota della Commissione europea del 21 ottobre 2025 – successiva a un esposto di Mediobanca – con cui si certificava la natura «aperta, trasparente e competitiva» della procedura.
Giorgetti ha quindi sottolineato che «nessuna delle offerte ha determinato l’acquisto di una partecipazione di controllo, ipotesi nella quale il premio da pagare avrebbe dovuto essere ben maggiore ed adeguato alla acquisizione di una posizione di controllo. Esulano ovviamente dalla procedura e dalle competenze del Mef eventuali successive acquisizioni di azioni autonomamente effettuate sul mercato di parte dei singoli soggetti».
Quanto al futuro, la quota residua del Mef non sarà gestita «in una logica di mera cassa», ma con un approccio strategico. Un punto fermo Giorgetti lo ha messo: il Tesoro non presenterà liste per il prossimo cda.
L’opposizione ha accusato il ministro di non aver risposto su «una procedura con quattro stranezze, quattro invitati, quattro identici prezzi in nove minuti», come ha evidenziato Enrica Alifano (M5S) che ha definito la scelta del Bookrunner «quantomeno sospetta visto che Banca Akros fa parte della rete di Banco Bpm».
Dura anche la posizione del deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova: «Chi è, Alice nel paese delle meraviglie? Cioè non si è accorto della scalata a Generali, non si è accorto di tutto quello che è accaduto in cui lei, il Mef, Meloni, il governo avete avuto un ruolo da protagonista?».
«Non è assolutamente accettabile l'informativa, perché non risponde al vero motivo delle domande poste. La parola “Mediobanca” è del tutto assente dalle parole del ministro mentre apprendiamo, a torto, che tutta la vicenda Mps sarebbe corretta. La verità è che l’azione del governo è stata finalizzata a interessi di parte e a cordate che vuole sostenere», ha detto il capogruppo Pd in Commissione Finanze, Virginio Merola.
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