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Nicola Maione, Mps
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Mps e Banco Bpm rinnovano il cda. Tra liste, regolatori e soci ecco tutti gli ostacoli per le due banche al centro del risiko

02 gennaio 2026, 21:00 Ultimo aggiornamento: 03 gennaio 2026, 09:54

Tra il 20 e il 22 gennaio le due banche inizieranno a scegliere i candidati per il nuovo board usando le regole della Legge Capitali. Ma tra regolatori, soci e governo potrebbe essere una corsa a ostacoli  

Per Banco Bpm e Montepaschi la settimana chiave sarà la terza di gennaio, con due date già cerchiate in rosso nelle agende di consiglieri e consulenti: il 20 e il 22. In quei giorni dovrebbero aprirsi i giochi per il rinnovo dei vertici delle due banche rimaste al centro del risiko bancario italiano.

Martedì 20 gli amministratori di Piazza Meda potrebbero avviare la stesura della lista del cda, seguendo le nuove regole previste dalla Legge Capitali. Due giorni dopo, giovedì 22, dovrebbe toccare al board di Rocca Salimbeni. I due processi andranno avanti in parallelo, con l’obiettivo di depositare le liste tra fine febbraio e inizio marzo e di sottoporle al voto delle rispettive assemblee in aprile.

Non saranno però semplici rinnovi. Non solo perché si giocherà con regole nuove e decisamente più complesse di quelle precedenti, ma anche perché le due partite saranno monitorare attentamente dai grandi soci, dai regolatori e dal governo, con sicuri riflessi sulle future geografie del potere finanziario.

Banco Bpm: Castagna verso il quarto mandato

Al Banco, Giuseppe Castagna correrà per il suo quarto mandato. La conferma è considerata altamente probabile, ma gli equilibri nel nuovo board restano un rebus. L’ultimo cda del 2025 ha avuto toni interlocutori e i lavori dovrebbero riprendere il 20.

Il board uscente vuole presentare una lista, come sempre accaduto, ma gli elementi di incertezza non mancano. L’elefante nella stanza è il Crédit Agricole, principale partner industriale e primo socio di Banco Bpm con il 19,8%. Dall’ultimo rinnovo i francesi hanno raddoppiato la propria quota e la incrementeranno ulteriormente non appena la Bce autorizzerà il superamento del 20%. L’istanza è stata presentata a luglio per una procedura complessiva di 150 giorni lavorativi (common procedure), ma i tecnici di Francoforte non hanno ancora dato luce verde e si specula che in banca centrale la strategia dell’Agricole desti più di qualche perplessità.

Controllo di fatto e ruolo della Bce

Grazie alle modifiche del Tuf, la banque verte potrà salire al 29,9% di Bpm e avere così il controllo di fatto pur senza raggiungere la maggioranza assoluta del capitale. Secondo le regole europee, infatti, la possibilità di esercitare un potere di veto su decisioni strategiche – bilancio, piani industriali, investimenti e nomine – configura già un controllo di fatto e può far scattare l’obbligo di notifica Antitrust. Bce si trova insomma al bivio: può consentire a Parigi di esprimere la governance di Bpm anche senza il 51% del capitale, oppure può imporre paletti per garantire l’indipendenza del board e la tutela delle minoranze.

Le strategie possibili di Crédit Agricole

Sinora Agricole ha scelto un approccio prudente, ma le opzioni sul tavolo restano due: presentare una lista di minoranza autonoma oppure appoggiare la rosa del board uscente. Nel primo caso, arrivando seconda Parigi otterrebbe fino a tre posti nel nuovo board oltre alle presidenze del collegio sindacale e del comitato rischi. In questo scenario sarà decisivo il ruolo di Assogestioni. Se il comitato dei gestori raccogliesse un consenso significativo tra i soci italiani e internazionali del Banco, la vittoria dei candidati del board non può essere data per scontata. Si avrebbe insomma una situazione simile a quella registrata nell'ultima assemblea di Generali, quando Assogestioni nei giorni prima del voto fu ago della bilancia nello scontro tra Mediobanca e Delfin-Caltagirone.

Se invece decidessero di appoggiare la lista del cda, è certo che i francesi chiederebbero come contropartita un peso nel nuovo board proporzionale alla quota detenuta, quindi almeno quattro consiglieri e, secondo alcune voci, anche il presidente o il direttore generale. La partita è insomma in evoluzione sotto gli occhi attenti del governo. Palazzo Chigi, scottato dalla recente bocciatura europea sul golden power su Unicredit, adotta al momento una strategia attendista. Non è escluso però che nei prossimi mesi possa condizionare la vicenda.

Rinnovo del cda di Mps

In parallelo procederanno i lavori per il rinnovo del cda di Mps. Venerdì 2 Siena ha convocato l’assemblea per il varo del nuovo statuto che recepisce anche le nuove regole sulla lista del cda. Il documento era stato corretto in corsa prima di Natale per eliminare il principio della residualità e potrebbe ricevere l’imprimatur della Bce entro una decina di giorni. Nel frattempo si metterà in moto la macchina del rinnovo del board. Giovedì 22 gli amministratori potrebbero nominare l’head hunter che affiancherà il comitato nomine presieduto da Domenico Lombardi.

I primi passi saranno l’autovalutazione del cda, il varo del regolamento interno per la lista e l’avvio del processo di engagement con i grandi soci, da Delfin a Caltagirone fino al Tesoro. A Roma il lavoro di molti amministratori è stato apprezzato, a partire da quello del presidente Nicola Maione, e si prevedono diverse conferme anche se i giochi entreranno nel vivo solo tra un paio di settimane. Il ceo Luigi Lovaglio per parte sua potrà far valere i risultati raggiunti e il successo dell’opas su Mediobanca, anche se sul futuro del banchiere si confrontano posizioni diverse nella compagine azionaria.

 Il risiko bancario non è finito

I giri di poltrone in arrivo potrebbe interrompere le manovre del risiko, ma banker e investitori scommettono che il consolidamento bancario non è terminato. Fonti senesi scommettono che, dopo i rinnovi dei cda, Banco e Mps potrebbe riaprire il cantiere di una fusione per blindare il terzo polo del credito. Ma gli occhi sono puntati anche su Unicredit. I rumor riportati prima di Natale da MF-Milano Finanza, danno il Andrea Orcel in riavvicinamento al dossier Montepaschi, mentre venerdì 2 Il Giornale scriveva di un possibile passaggio di quote tra Delfin e Piazza Gae Aulenti. Scenari che ancora non trovano conferme ufficiali ma che sembrano suggerire la volontà di Unicredit di rientrare con decisione nel risiko italiano. (riproduzione riservata)



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