Il Montepaschi privatizzato ha le mani libere sui dividendi. Ieri la Bce ha ufficialmente i vincoli che Siena aveva sulle politiche di distribuzione, introdotte al momento del salvataggio pubblico del 2017.
Pur essendo tornato al dividendo quest’anno (con 0,25 euro per azione) infatti la banca presieduta da Nicola Maione e guidata da Luigi Lovaglio doveva raggiungere precisi requisiti per staccare la cedola ai suoi soci. Dopo la discesa del Tesoro all’11,7% del capitale però questi vincoli sono venuti meno così come tutti gli altri paletti fissati dalle autorità europee con la ricapitalizzazione precauzionale.
L’annuncio della Bce è arrivato al termine dello Srep 2024, il processo periodico di revisione prudenziale fatto dalla Vigilanza per valutare la solidità finanziaria delle banche significative dell’area euro.
Quest’anno l’esame è stato superato brillantemente da tutti gli istituti italiani. Anche grazie al boom di profitti realizzati, il livello minimo di patrimonializzazione in termini di coefficiente Cet 1 (cioè il rapporto tra capitale primario e attivi ponderati per il rischio) è stato superato da tutti e ha permesso la creazione di ampi cuscinetti di capitale.
Per Montepaschi il requisito di base (comprensivo di Pillar 1, Pillar 2 e Combined Buffer Requirement) è stato fissato all’8,78% rispetto a un Cet 1 del 18,4% e un total capital ratio del 21,7% a fine settembre.
Sempre alla fine del terzo trimestre Unicredit vantava un Cet 1 al 16,13%, dunque molto al di sopra del 10,27% fissato dalla Bce al termine dello Srep 2024 come soglia minima comprensiva di requisito Pillar 2 e dei cuscinetti di capital conservation, O-Sii (legato alle rilevanza sistemica), countercyclical capital e systemic risk capital.
Anche Intesa Sanpaolo si colloca al di sopra delle richieste della Vigilanza: al 30 settembre il Cet 1 era al 13,9% (15,2% pro forma), mentre il livello di patrimonializzazione minimo si attesta al 9,89%.
A Banco Bpm invece la Bce ha fissato l’asticella al 9,18% rispetto a un coefficiente al 15,48% raggiunto alla fine del terzo trimestre, mentre per la Popolare di Sondrio il requisito minimo al termine dello Srep si è attestato all’8,93% a fronte di un Cet 1 fully phased al 30 settembre al 16,34%. L’esame di Francoforte ha insomma visto emergere importati riserve di capitale che alcuni degli istituti coinvolti potrebbero investire nel risiko del settore, appena partito. (riproduzione riservata)