Anche la famiglia Del Vecchio si rafforza a sorpresa nel capitale di Mps. Con acquisti fatti lo scorso 27 dicembre Delfin, la holding lussemburghese che controlla EssilorLuxottica ed è guidata da Francesco Milleri, è balzata dal 3,5% a 9,78%.
La zampata, emersa giovedì 9 nell’ambito delle comunicazioni della Consob sulle partecipazioni rilevanti, rientra in una operazione in derivati avvenuta attraverso share forward e collar share forward. Una modalità operativa che negli anni scorsi Delfin ha utilizzato anche per salire nell’azionariato di Mediobanca. In ambienti finanziari si mormora che le controparti della holding siano state la banca francese Bpce e la sua investment bank Natixis.
Sempre dalle comunicazioni della Consob emerge infatti che Bpce ha oggi una partecipazione aggregata in strumenti finanziari pari al 6,4% di Mps. La quota, costruita tra il 30 dicembre e l’Epifania, è rappresentata per il 6,27% da titoli, per lo 0,01% da posizioni lunghe con regolamento in contanti e per lo 0,11% da diritti di voto riferibili ad azioni. Una possibile ricostruzione non confermata è che Delfin abbia prima comprato la quota in Mps e poi si sia coperta dal rischio di prezzo stipulando derivati con Bpce la quale, a sua volte, avrebbe acquisito una partecipazione indiretta nella banca senese.
La società lussemburghese, azionista anche di Generali (9,93%) e di Piazzetta Cuccia (19,81%), era entrata nel Montepaschi a novembre, comprando il 3,5% dal Tesoro nell’ambito di un’operazione di sistema che ha coinvolto anche Francesco Gaetano Caltagirone (3,5%), Banco Bpm (5%) e Anima Holding (4%).
L’obiettivo di via XX Settembre è stato creare un nocciolo duro di azionisti italiani e vicini al governo Meloni per traghettare il Monte dal regime di nazionalizzazione a un nuovo assetto privato ma stabile. Nel medio termine la finalità è dare vita a un terzo polo del credito alternativo ai due giganti Intesa Sanpaolo e Unicredit e in grado di aggregare altri pesi medi del settore soprattutto nel Centro e nel Sud del Paese.
L’ultima tappa di questo processo di normalizzazione ha riguardato la governance. Venerdì 27 dicembre, dopo il passo indietro dei cinque rappresentanti del Tesoro, nel cda di Mps sono stati cooptati Alessandro Caltagirone, Elena De Simone (entrambi in quota Caltagirone), Marcella Panucci, Francesca Renzulli (entrambi in quota Anima Holding, che ha il 4% di Siena) e Barbara Tadolini (espressione di Delfin). Implicita è stata la conferma del ceo Luigi Lovaglio e del presidente Nicola Maione.
Nel frattempo Caltagirone si è rafforzando portandosi sopra il 5% (una quota che potrebbe crescere ulteriormente e avvicinarsi al 10%). Già oggi l’imprenditore romano e la famiglia Del Vecchio sono i primi azionisti di Siena con il 15% del capitale e davanti al Tesoro che resta fermo all’11,7%. (riproduzione riservata)