E ora di corsa verso l’integrazione di Montepaschi con Mediobanca (+4,8% ieri in borsa) che, secondo il piano industriale disegnato da Luigi Lovaglio a fine febbraio, porterà in dote nei prossimi cinque anni 16 miliardi di dividendi cumulati agli azionisti.
La vittoria della lista di Plt Holding che ha riproposto per un secondo mandato pieno al vertice dell’istituto senese il banchiere artefice del rilancio di Rocca Salimbeni permette di procedere a marce spedite verso la combinazione di due business complementari per creare un istituto più integrato e bilanciato, disegnato meno sulla banca commerciale pura rispetto alla tradizione del Monte e più proiettato ad essere una piattaforma di servizi e ricavi commissionali.
«Avere al posto di guida il ceo che conosce di più il progetto è, credo, il modo migliore per minimizzare il rischio di esecuzione», aveva spiegato Lovaglio nei suoi incontri con gli investitori in vista della battaglia in assemblea con la lista del board uscente che lo aveva estromesso. Parole che oltre alla Delfin di Francesco Milleri (17,5%) e Banco Bpm (3,7%), i due player decisivi nell’assemblea di ieri, mercoledì15 aprile, hanno convinto anche i grandi fondi internazionali come BlackRock e Norges Bank che lo hanno votato.
Il piano di Lovaglio si basa sulla combinazione tra il peso di Mediobanca nell'investment banking sulla combinazione tra il peso di Mediobanca nell’investment banking e nel wealth management e la forza di Mps nel retail banking, e mira a generare 700 milioni di euro di sinergie. Prevede il delisting della merchant bank milanese guidata da Alessandro Melzi d’Eril — nella quale Siena ha acquisito una quota dell’86% lo scorso anno dopo un’offerta ostile — e la distribuzione di 16 miliardi di euro agli azionisti al 2030.
Il tutto grazie alla creazione del terzo gruppo bancario italiano del terzo gruppo bancario italiano da 9,5 miliardi di ricavi nel 2030, 3,7 miliardi di utile netto e un Rote del 18%, dietro a Intesa Sanpaolo e UniCredit, facendo leva su una base di oltre sette milioni di clienti tra famiglie, Pmi e grandi imprese.
Con un Cet1 intorno al 16% al 16% lungo tutto l’orizzonte del piano e un buffer di capitale di circa 3 miliardi, Mps mira a giocare ancora da protagonista nella seconda fase del risiko bancario per cui da capogruppo potrà contare anche sul 13,2% di Generali in pancia alla futura Piazzetta Cuccia che risulterà dallo scorporo dal nuovo polo delle attività di corporate & investment banking e di private banking al servizio della clientela di fascia alta. Queste verranno fatte confluire in una nuova società controllata al 100% da Mps e che si chiamerà Mediobanca spa.
Prima però Rocca Salimbeni lancerà un’offerta residuale con concambio di 2,45 azioni della capogruppo per ognuna della controllata per ritirare la merchant dal listino e procedere alla fusione. Nei piani di Lovaglio l’operazione dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno.
E Generali? La quota nel Leone di Trieste, sulla quale si era prodotta la spaccatura fra il banchiere e Caltagirone, è e resta «nice to have» per il gruppo bancario Mps-Mediobanca: «Mi sento tranquillo di confermarlo, l'obiettivo è questo», ha ribadito Lovaglio ieri in conferenza stampa. Il costruttore romano, che del Leone ha il 6,28% del capitale, aveva provato l’assalto alla compagnia già nell’aprile del 2022 perdendo contro la lista del board e ora deve dire addio ai propri sogni di ribaltone a Trieste.
Con la nuova sconfitta per il gruppo romano per cui la scalata senese a Montepaschi era solo il primo step per disarcionare il vertice del Leone defenestrando Philippe Donnet, il ribaltone a Trieste già congelato dall’inchiesta della Procura di Milano appare escluso. L’attuale consiglio, rinnovato ad aprile dello scorso anno e guidato dal tandem Donnet-Sironi, si appresta a terminare il mandato nella primavera del 2028. (riproduzione riservata)