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Mps, con l’azione ai massimi e il dividendo in tasca ora il Tesoro pensa davvero alla exit. Ecco perché
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Mps, con l’azione ai massimi e il dividendo in tasca ora il Tesoro pensa davvero alla exit. Ecco perché

05 giugno 2026, 22:00 Ultimo aggiornamento: 06 giugno 2026, 01:01

Dopo il recupero del titolo e l'incasso dei dividendi, il Mef valuta la dismissione del 4,87% di Mps

L’idea a Roma risale a marzo, quando il titolo aveva toccato il massimo rispetto al 2022: capitalizzare l’investimento in Mps dopo il successo dell’opas su Mediobanca. «Quando ci guadagniamo il massimo, le vendiamo», aveva dichiarato proprio in quelle settimane il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, lasciando intendere che la dismissione del 4,87% rimasto in portafoglio non fosse lontana.

L'andamento del titolo Mps in borsa

Ma la borsa ha poi voltato le spalle all’azionista pubblico. Mentre il cda sfiduciava il ceo Luigi Lovaglio, a marzo le azioni di Mps erano crollate a 6,97 euro rimangiandosi tutti i guadagni da ottobre post scalata a Piazzetta Cuccia. L’inaspettata conferma del banchiere lucano nell’assemblea di aprile ha successivamente invertito il trend: il titolo è risalito del 30% e negli ultimi giorni sta addirittura recuperando i valori pre-stacco cedola.

Incassati 537 milioni di dividendi, per il ministero guidato da Giorgetti ci sono ora le condizioni ideali per vendere.

La strategia del Mef per la dismissione

Come? L’ipotesi è quella di ricorrere a un collocamento accelerato in linea con le precedenti privatizzazioni di novembre 2023, marzo 2024 e novembre 2024.

L'incentivo a vendere una quota che oggi vale circa 1,32 miliardi potrebbe non essere solamente finanziario. L’uscita dalla banca permetterebbe al governo di rimarcare la neutralità dopo essersi astenuto sulla dura battaglia per la nomina del nuovo cda di Rocca Salimbeni.

Le prospettive per il terzo polo del credito

In vista, a settembre, non ci sono solo le due assemblee di Mps e Mediobanca per la fusione , ma forse anche la decisione di dare vita al terzo polo del credito attraverso un matrimonio con Bpm. Per la neutralità si era espressa chiaramente la stessa premier Giorgia Meloni: «Oggi deteniamo meno del 5%». Proprio perché non controlliamo Mps, non abbiamo voce in capitolo su un terzo polo delle banche». A maggior ragione se la quota si azzerasse, realizzando l’investimento. (riproduzione riservata)



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