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Mps, Cimbri (Unipol): nessun interesse per una quota. I tre scenari degli esperti di Intesa Sanpaolo e le stime del consenso sulla trimestrale
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Mps, Cimbri (Unipol): nessun interesse per una quota. I tre scenari degli esperti di Intesa Sanpaolo e le stime del consenso sulla trimestrale

30 ottobre 2024, 01:00 Ultimo aggiornamento: 14:21

Il titolo Mps arretra in borsa in scia alle rinnovate indiscrezioni secondo cui il Mef si sta organizzando per il collocamento di una nuova tranche della banca dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre del 2024 l’8 novembre (il consenso vede l’utile pre tasse salire a 337 milioni). L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo inizia la copertura del titolo con un rating buy

Il titolo Mps perde l’1,84% a 5,018 euro a Piazza Affari in scia alle rinnovate indiscrezioni secondo cui il Mef si sta organizzando per il collocamento di una nuova tranche della banca senese dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre del 2024 il prossimo 8 novembre. L’obiettivo, riporta Il Corriere della Sera, sarebbe quello di scendere al di sotto della soglia del 20% dall’attuale partecipazione del 26,7%. Questo perché il tentativo di formare una cordata di imprenditori italiani disposto a rilevare una quota significativa del Monte non sarebbe andato a buon fine.

Si dovrebbe, quindi, procedere attraverso un piazzamento sul mercato come per le due tranche precedenti e il mercato teme il cosiddetto effetto overhang (eccesso di carta sul mercato). «In questo contesto, lo scenario standalone con lo Stato che rimane primo azionista si conferma, a nostro avviso, come quello più probabile, non solo in un’ottica di breve termine», commenta Equita, ribadendo il rating hold e il target price a 6 euro sul titolo. Anche il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, oggi, 30 ottobre, ha ribadito il non interesse del gruppo a una quota quando il Tesoro avvierà il collocamento delle azioni della banca senese: «No», si è limitato a dire Cimbri a margine della cerimonia al Quirinale dove è stato insignito del premio come Cavaliere del Lavoro, aggiungendo solo: «ho già detto tutto».

Il ruolo chiave di Mps nel processo di m&a in Italia

Dall'inizio dell'anno, il Mef ha ridotto la sua partecipazione in Mps dal 64,2% al 26,7% e si è impegnato con le autorità europee a ridurla ulteriormente, con il ministro delle Finanze Giorgetti che ha indicato un'ulteriore cessione entro fine anno. A seguito della riduzione della quota detenuta dal governo, l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, che oggi, 30 ottobre, ha iniziato la copertura del titolo Mps con un rating buy e un target price a 6,4 euro, ritiene che l’istituto di credito senese possa svolgere un ruolo centrale nel consolidamento delle banche italiane di medie dimensioni. «A nostro avviso, diversi elementi rendono Mps un candidato perfetto per essere coinvolto nel processo di consolidamento delle banche di medie dimensioni, che riteniamo inevitabile, in un contesto di crescenti esigenze di investimento e in cui le economie di scala possono incidere in modo significativo sulla capacità delle banche di generare rendimenti sostenibili», si legge nel report raccolto da milanofinanza.it. «Con una quota di mercato del 6,8% in Italia, maggiormente orientata verso il Centro e il Sud del Paese, la rete distributiva di Mps si adatterebbe bene alla maggior parte delle banche italiane, aiutando la nuova banca nata dalla fusione a colmare il divario con il leader di mercato in diverse regioni».

Le attività assicurative un incentivo

Inoltre, le attività assicurative possono rappresentare un incentivo in un eventuale consolidamento. Mps ha una storica joint venture con Axa che scadrà nel 2027, lasciando al Monte l'opportunità di gestire l'intera catena dei ricavi derivanti dai prodotti assicurativi venduti attraverso le sue filiali, oppure di siglare un nuovo accordo con un altro partner. «Con tutte le banche italiane che si concentrano sulla valorizzazione dei loro ricavi non-margine di interesse e la possibilità di limitare l'impatto sul capitale grazie al Danish Compromise, la disponibilità di opzioni sul business della bancassicurazione aumenta il potenziale interesse per Mps da parte di altre banche e compagnie assicurative», spiega l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo.

Tre scenari per il futuro di Mps

Tre le possibili opzioni ipotizzate dall’ufficio studi di Intesa Sanpaolo che corrispondono a diversi scenari di m&a.

1) Stand-alone: Mps potrebbe riacquistare la joint venture da Axa, facendo leva sulla sua forte base di capitale e sul Danish Compromise, aumentando così i suoi ricavi non-margine di interesse e riducendo la sensibilità della base dei ricavi ai tassi di interesse.

2) Fusione in un'unica fase: Mps potrebbe essere fusa con un altro gruppo bancario con una propria attività di bancassicurazione e integrare le attività di bancassicurazione. Unicredit e Banco Bpm hanno recentemente riacquistato la loro joint venture di bancassicurazione.

3) Fusione in due fasi: Mps potrebbe trovare un nuovo partner per le attività di bancassicurazione, che potrebbe entrare nel capitale della banca con una partecipazione. «In questo caso vediamo Unipol come potenziale candidato per il nuovo accordo di bancassicurazione con Mps; Unipol attualmente possiede una quota del 20% in Bper e nella Banca Popolare di Sondrio e potrebbe facilitare una potenziale integrazione tra le banche, in una fase successiva. L'integrazione in un gruppo bancario più grande potrebbe accelerare l'utilizzo delle Dta (imposte anticipate) che ammontavano a 4,2 miliardi di euro a giugno 2024; prevediamo che per utilizzarle occorrano oltre 13 anni, ipotizzando un reddito imponibile costante. Un'integrazione con un altro gruppo bancario genererebbe sinergie e fornirebbe un'ulteriore capacità di fare utili per accelerare l'utilizzo delle Dta», afferma l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo.

Le attese del consenso sulla trimestrale

C’è attesa anche per i conti del terzo trimestre 2024 di Mps (il cda si riunisce il 7 di novembre). Il consenso FactSet si attende ricavi totali a 948 milioni di euro in leggero calo dai 953 milioni del terzo trimestre del 2023 con un margine di interesse pari a 572 milioni, in flessione dai 605 milioni dello stesso periodo del 2023, commissioni a 342 milioni (da 317 milioni) e ricavi da trading in aumento a 15 milioni (da 6 milioni). Inoltre, dopo costi operativi pari a 470 milioni (444 milioni nel terzo trimestre del 2023) e accantonamenti per perdite su crediti pari a 113 milioni (da 102), l’utile netto pre tasse è visto a 337 milioni, in crescita dai 307 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente.

L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo si aspetta risultati coerenti con la guidance fornita lo scorso agosto. L'utile ante imposte dovrebbe raggiungere i 336 milioni di euro, in crescita del 9,4% anno su anno (-9,2% trimestre su trimestre) e in linea con il consenso di FactSet. Il margine di interesse dovrebbe calare del 2,7% trimestre su trimestre e del 5,9% ano su anno a 570 milioni, a causa dei tassi più bassi, dell'emissione obbligazionaria effettuata nel trimestre e di una stagionalità negativa sui volumi. I ricavi da commissioni dovrebbero rimanere relativamente forti (+6,4% anno su anno a 337 milioni, -9,1% trimestre su trimestre).

Mps offrirà un rendimento del dividendo del 15%

Il costo del rischio è visto stabile a 55 punti base e il Cet1 al 18%, invariato rispetto al 18,1% del secondo trimestre del 2024 e in miglioramento rispetto al 16,7% del terzo trimestre del 2023. A fine esercizio gli esperti di Intesa Sanpaolo vedono il coefficiente patrimoniale al 18,1% con un utile netto in calo a 1,723 miliardi dai 2,052 miliardi del 2023. Nonostante la contrazione dell’utile, gli analisti si aspettano un aumento del dividendo a valere sul bilancio 2024 a 0,78 euro per azione (da 0,25 euro nel 2023) con un rendimento molto allettante del 15,3%. (riproduzione riservata)



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