Luigi Lovaglio imprime ritmi serrati all’integrazione tra Montepaschi e Mediobanca. Dopo la chiusura dell’opas da 13,5 miliardi che ha proiettato Siena all’86,3% di Piazzetta Cuccia, ieri il ceo ha ufficialmente aperto i lavori in cda. Alla riunione, presieduta da Nicola Maione, erano presenti i due principali advisor di Montepaschi, Deloitte e McKinsey, quest’ultima rappresentata dal senior partner Maurizio Donato. Lovaglio avrebbe presentato un cronoprogramma dettagliato, con l’obiettivo di completare l’integrazione entro marzo, poche settimane prima del rinnovo del board previsto per aprile.
Il piano prevede l’apertura di numerosi fronti di intervento. Nell’IT l’obiettivo di Lovaglio è armonizzare le piattaforme core banking e integrare i sistemi di gestione del credito. Le operations rappresentano un altro pilastro del progetto e qui si punta a standardizzare i processi di back-office, centralizzare funzioni di supporto e ottimizzare flussi operativi.
Sul fronte commerciale, il piano prevede invece una segmentazione netta della clientela e dei business. In Montepaschi sarà concentrata l’offerta retail, che include il commercial banking, il credito al consumo tramite Compass e il risparmio gestito per clientela affluent. Mediobanca sarà invece focalizzata su attività a maggiore valore aggiunto, come corporate & investment banking e private banking. Per ottimizzare la struttura dei marchi e massimizzare le competenze, sarebbero allo studio fusioni interne, come quella di Widiba in Mediobanca Private, finalizzata a rafforzare il posizionamento nel wealth management e valorizzare il marchio recentemente rilanciato da Piazzetta Cuccia, prendendo come modello la strategia adottata da Fineco.
Nei prossimi mesi l’attenzione si sposterà sul rinnovo del vertice e sulle mosse dei grandi azionisti, in particolare Delfin e il gruppo Caltagirone che, a seguito dell’opas, hanno rafforzato le proprie partecipazioni, salendo rispettivamente al 17,53% e al 10,26%. Il rimescolamento azionario prefigura significative novità nel nuovo board anche se, secondo alcune fonti, uno sprint sull’integrazione e sul riassetto societario potrebbe fornire a Lovaglio e Maione solide carte da giocare per un nuovo mandato.
La prossima riunione del cda Montepaschi è fissata per il 9 novembre quando verranno approvati i risultati dei nove mesi, mentre per il 28 ottobre è convocata l’assemblea di Mediobanca, chiamata a eleggere il nuovo cda espressione di Siena. Nel nuovo board a 12 membri della merchant dovrebbero entrare tutti i candidati selezionati dal Monte, visto che Assogestioni ha scelto di non presentare una rosa per l’entità ormai molto ridotta del flottante. La selezione dei profili non è stata semplice e numerosi sarebbero stati i veti incrociati imposti dagli azionisti. Si mormora per esempio che Sabrina Pucci (nominata nel 2023 in Piazzetta Cuccia come espressione di Delfin) non sia stata confermata per la scelta di astenersi in molte, delicate votazioni degli ultimi mesi dove invece il collega Sandro Panizza (sempre espressione della holding della famiglia Del Vecchio) ha espresso voto contrario.
Sul fronte borsistico ieri Jefferies ha avviato la copertura su Mps con un giudizio buy e un target price di 9,3 euro, sottolineando che «il mercato sottovaluta il potenziale delle sinergie derivanti dall’integrazione con Mediobanca». Secondo gli analisti della banca Usa (che è stata anche advisor di Siena nella scalata), questa sottovalutazione del titolo rende «i nostri utili per azione rettificati superiori del 7/11% rispetto al consenso nel 2027/2028, periodo in cui vediamo margine per un rendimento da dividendi tra i migliori del settore. Il cuscinetto di capitale del Montepaschi è il più alto in Europa, il che ci dà fiducia nelle distribuzioni. Il rapporto prezzo/utili, pari a 9,7 volte nel 2026, scende a 7,7 volte nel 2028, offrendo un punto di ingresso interessante per investitori pazienti», conclude il report di Jefferies. (riproduzione riservata)