Montepaschi valuta contromosse per rispondere al blitz di Alberto Nagel, che ha anticipato di oltre un mese al 21 agosto l’assemblea per l’ops su Banca Generali. Sul tipo di risposta si sta speculando dal weekend negli ambienti finanziari milanesi, in attesa del cda Generali convocato per domani mercoledì 6 agosto che dovrà esprimersi, oltre che sui conti semestrali del Leone, anche sui nuovi accordi distributivi con la controllata e la loro estensione alla futura capogruppo Mediobanca, nonché sul lock-up di 12 mesi sulle azioni proprie che riceverebbe.
Una delle condizioni per la convocazione dell’assemblea di Mediobanca è che ci sia un via libera anche solo di massima agli accordi Banca Generali-Mediobanca-Generali. E questa è anche una delle condizioni dell’ops stessa. Ma questo ha generato il forte nervosismo dell’immobiliarista romano Francesco Gaetano Caltagirone (la cui holding Caltagirone ha presentato ieri utili semestrali per 78,5 milioni, +3%) che minaccia già azioni di responsabilità ai consiglieri del Leone che approvassero gli accordi.
La scommessa di Nagel è che, rispetto allo scenario sfavorevole di giugno quando un’analoga assemblea per autorizzare l’ops su Banca Generali in pendenza della passivity rule era stata cancellata all’ultimo per timori di non farcela, stavolta l’orientamento dei soci possa essere favorevole, grazie al possibile riposizionamento di Unicredit (1,9%) e delle casse di previdenza (5,5%) ricompattate.
Se arriverà il via libera dei soci il 21 agosto, l’ops sulla controllata del Leone potrà partire. E non potrà essere fermata o revocata a meno che non verranno meno le condizioni del prospetto. Quali? Oltre all’ottenimento delle autorizzazioni regolatorie (l’ultima dovrebbe essere la Bce, attesa per il 18 agosto), l’opa sarà valida se riceverà adesioni almeno per il 51% di Banca Generali, ci sarà la sottoscrizione di un accordo di partnership strategico-industriale di lungo periodo nei settori della bancassurance e dell’asset management fra Generali, Banca Generali e Mediobanca, e sarà fissato un lock-up di 12 mesi sul 6,5% di azioni proprie che Generali otterrà dallo scambio in caso di collocamento presso il mercato (mentre avrebbe mani libere a cedere l’intero pacchetto a un unico acquirente).
Invece l’ops di Mediobanca su Banca Generali «sarà legalmente vincolante e non potrà essere ritirata e questo indipendentemente dal fatto che Mediobanca a quel punto sia stand alone o parte del gruppo Mps», come ha ricordato Nagel agli analisti la scorsa settimana.
Mani legate dunque per Rocca Salimbeni? Non potrà fare nulla per ostacolare il progetto di Nagel? C’è chi ritiene che il ceo de Montepaschi Luigi Lovaglio potrebbe limitarsi a confermare la propria tabella di marcia, senza mettere in campo mosse a sorpresa. Il banchiere ex Unicredit ha sospeso il giudizio sul deal Banca Generali, rimandando ogni valutazione al termine dell’offerta senese.
Ma Lovaglio potrebbe anche attivare alcune leve per bloccare o ostacolare il piano di Piazzetta Cuccia. Quali? Una prima mossa – si vocifera – potrebbe essere il rilancio sul prezzo: se annunciato alla vigilia del 21 agosto, potrebbe condizionare l’esito dell’assemblea Mediobanca. Ai valori di ieri il gruppo senese presieduto da Nicola Maione dovrebbe mettere sul piatto 435 milioni in contanti per chiudere lo sconto del 2,65%, e altri 1,64 miliardi per concedere un premio del 10%. Un esborso complessivo di oltre due miliardi certo impegnativo, ma ancora sostenibile per una banca che vanta 2,8 miliardi di eccesso di capitale.
Una seconda strategia passerebbe invece attraverso il rinnovo anticipato dei vertici di Mediobanca. Se entro fine mese uno o più soci della merchant convocassero l’assemblea per revocare l’attuale board, il ribaltone potrebbe arrivare in tempo utile per rivedere gli accordi distributivi con Generali, alzare la soglia minima oppure rinegoziare il lock-up, insomma agendo su quelle condizioni di efficacia messe nero su bianco dallo stesso Nagel nel prospetto.
La contromossa si giocherebbe però sul filo di lana visto che l’offerta di Piazzetta Cuccia potrebbe chiudersi rapidamente, forse già entro la fine di settembre. Se le incognite non mancano, è indubbio che il tempo oggi giochi a favore di Nagel.
Il risiko si muove anche sull’asse Parigi-Milano. Ieri Credit Agricole ha ufficializzato di aver superato il 20% nel capitale di Banco Bpm attraverso un pacchetto dello 0,3% in derivati. L’istituto non avrebbe ancora ottenuto il via libera della Bce a superare la soglia del 20% che servirebbe, secondo le dichiarazioni ufficiali dei manager francesi, per consolidare a patrimonio la partecipazione in Piazza Meda. (riproduzione riservata)