L’espansione nei mercati esteri e la forte presenza mediatica fanno bene ai conti di Monge, la multinazionale degli alimenti per animali con sede in provincia di Cuneo nota al mondo finanziario per una partecipazione nell’azionariato di Mediobanca pari all’1,1%. Osservando il bilancio consolidato del gruppo si nota come il 2022 sia stato chiuso con un utile netto di 40,6 milioni di euro, in crescita annua del 21%. L’utile registrato nel bilancio ordinario, 39,4 milioni, è stato interamente destinato a riserva straordinaria, che è arrivata a 151 milioni. Il grosso del merito va rintracciato nei ricavi, saliti a 478 milioni con un valore della produzione che a livello consolidato ha sfiorato quota 500 milioni, segnando un incremento annuo del 28%. Sempre più decisivi sono i mercati esteri, la cui quota sui ricavi è passata dal 28% al 33%, un terzo del totale e più del segmento alimentare Italia fermo al 28%. In buona sostanza, circa 160 milioni provengono dagli oltre 100 Paesi in cui Monge opera con i suoi brand.
La società, in questo contesto, è riuscita ad attuare una buona politica di contenimento dei costi, considerando il sensibile aumento di quelli per le materie prime in un anno di forti rincari alimentari ed energetici (+43% a 260 milioni) e di quelli «per servizi» (verosimilmente marketing, visto che l’azienda dichiara di investire «pesantemente sul web» e non solo), che hanno sfondato i 100 milioni (+26%). A compensarli c’è stata una sostanziale stabilità dei costi del personale (+11% a 23,5 milioni) e un calo di quelli destinati al godimento di beni terzi (-2%). Risultato: il margine operativo lordo consolidato ha raggiunto quota 68 milioni, in aumento di quasi 17 milioni rispetto a fine 2021. Altra voce importante, i debiti bancari: al netto di un debito complessivo leggermente cresciuto da 132 a 138 milioni, soprattutto a causa dell’aumento dei debiti verso i produttori, il debito verso banche si è quasi dimezzato, da 39 a 22 milioni. La quota del debito di durata superiore a cinque anni, informa la società, risulta azzerata.
Nelle prossime settimane la famiglia piemontese potrebbe essere chiamata a giocare un ruolo nella partita Mediobanca. Entrati in piazzetta Cuccia nel 2020 con una quota dell’1%, i Monge hanno poi arrotondato la partecipazione conferendola all’accordo di consultazione che oggi detiene il 10,9% della banca. Come voteranno all’assemblea che il prossimo 28 ottobre rinnoverà il cda? Per il momento dal quartier generale di Monasterolo di Savigliano non sono arrivate indicazioni ufficiali, anche se i buoni rapporti tra la famiglia e il ceo Alberto Nagel suggeriscono che la famiglia potrebbe appoggiare l’attuale prima linea dell’istituto. (riproduzione riservata)