
"La volatilità più elevata rimane sotto la superficie, nella rotazione tra settori e titoli: i titoli più detenuti e costosi vengono venduti, mentre i ritardatari sono ora in sovraperformance. Questa brusca rotazione dei fattori azionari è innescata da un aumento dei rendimenti reali", ha affermato il gestore. Come mostrato nel grafico, "negli Stati Uniti la performance relativa value/growth è chiaramente in linea con l'andamento dei rendimenti reali (misurati dai tassi Tips a 10 anni, in arancione nel grafico, ndr) a causa della sensibilità delle valutazioni allo sconto sui flussi di cassa futuri". Tuttavia, la rotazione dai nomi growth a quelli value è risultata diversa rispetto agli episodi simili precedenti. "Siamo solo nel secondo mese di una rotazione (contro gli otto in media) e il movimento dei tassi nominali è ancora contenuto rispetto ai principali movimenti medi precedenti (40 punti base rispetto ai 120). Contrariamente all'episodio attuale, osserviamo che la performance dell'indice S&P 500 in tutti questi periodi era stata positiva: tra +4% e +20%", ha aggiunto Dufossé.
Il ribilanciamento del portafoglio a livello settoriale ha portato "a un estremo divario di performance tra alcuni settori: tra energia e tecnologia si registra un divario di performance del 30% dall'inizio dell'anno, ad esempio", hanno spiegato da Candriam. "Molti titoli growth, in particolare delle mid cap, sono scesi dal 15 al 20% dall'inizio dell'anno. La loro valutazione sulla base del flusso di cassa attualizzato sta chiaramente diventando sempre più interessante". Ciò solleva la questione su quando si arriverà a un punto di svolta e su come aggiustare pertanto la propria strategia di investimento. L'esperto ha individuato tre fattori chiave da monitorare.
In primo luogo, la corsa dei tassi d'interesse reali. "Probabilmente assisteremo a una fase di stabilizzazione, ma riteniamo che vi sia ancora spazio per la crescita dei tassi reali entro la fine dell'anno, il che rappresenta un ostacolo per i titoli growth. Tuttavia, parte di quel percorso è già stato fatto". In secondo luogo, in una fase in cui l'enorme liquidità in circolazione verrà progressivamente ritirata dai mercati, diventa più importante come motore dei guadagni azionari la crescita degli utili societari.
"Avevamo evidenziato la relativa cautela degli analisti (+8% previsto per le azioni mondiali nel 2022, dato basso rispetto alle aspettative di crescita del pil). Ciò significa che dovremmo avere un cuscinetto per affrontare delusioni sui margini o sui dati relativi ai fatturati", ha continuato il gestore. Guardando alle ultime trimestrali, le big tech del Nasdaq sembrano reggere al momento. Il terzo fattore riguarda le aspettative sul sentiero della stretta monetaria attuata da Washington, che per ora non ha alcuna ragione di essere più accomodante.
"La difficoltà consiste nel capire quando le aspettative degli investitori sull'irrigidimento della Fed avranno raggiunto il massimo e saranno andate troppo oltre rispetto a ciò che l'istituto centrale desidera o può fare. La conseguenza sarebbe un probabile ridimensionamento dell'attuale rotazione (temporanea o meno)". Di conseguenza, Candriam continuerà a "monitorare da vicino segnali di una minor pressione inflazionistica, sul fronte sia dell'offerta sia dei salari, e segnali di una crescita economica deludente che potrebbe derivare da una minore domanda".
"A questo punto il value assomiglia sempre meno a una molla elicoidale", ha affermato Scott Chronert, capo della ricerca globale sugli etf di Citi. "Per ora, continuiamo a favorire i titoli value, ma li riteniamo come un'opportunità tattica poiché il rischio di rotazione verso i ritardatari più orientati alla crescita aumenterà sulla scia di questo reset delle valutazioni".
Dufossé è più cauto. "Riteniamo che continueremo ad assistere a volatilità e rotazione tra stili. L'irrigidimento della politica monetaria della Fed fornisce un nuovo quadro di investimento per l'inizio dell'anno", ha concluso. "Il posizionamento post-Covid 19 sui titoli growth, alimentato dal brusco calo dei tassi e da politiche monetarie molto espansionistiche, ha raggiunto livelli estremi", come raffigura il grafico di fianco sul rapporto prezzo/utili nei prossimi 12 mesi. D'altro canto, restiamo attenti alle opportunità d'investimento che le società growth e di qualità possono offrire nel medio termine. Restiamo pertanto moderatamente sovrappesati sulle azioni non statunitensi, con lo stile più bilanciato possibile per superare questa fase di normalizzazione". (riproduzione riservata)