Il 2026 alla borsa di Hong Kong parte con una doppietta di ipo nel settore dell’intelligenza artificiale. Dopo il debutto, nella prima seduta dell’anno, della società di chip AI Shanghai Biren Technology (che ha raccolto oltre 700 milioni di dollari), a giorni sarà il momento di Minimax.
L’azienda cinese, specializzata in modelli di AI generativa, dovrebbe chiudere il collocamento il 5 gennaio con una raccolta di circa 4,2 miliardi di dollari di Hong Kong (quasi 540 milioni di dollari statunitensi) secondo le stime di Bloomberg. Il debutto vero e proprio è previsto il 9 gennaio 2026.
In generale il primo mese del 2026 si prospetta denso di quotazioni per la piazza asiatica: altre nove ipo (oltre alle due citate) sono già in calendario e, secondo Reuters, sono in totale 17 le società che hanno fatto domanda alle autorità di regolamentazione di Hong Kong.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, Minimax dovrebbe collocare le azioni a 165 dollari di Hong Kong l’una, posizionando i titoli nella parte alta di una forchetta che parte da 151 dollari. Con il prezzo più alto, l’azienda raccoglierà almeno 4,2 miliardi di dollari di Hong Kong (538 milioni di dollari).
Nata nel 2021, prima dell’ipo Minimax ha raccolto almeno 850 milioni di dollari di finanziamenti per sviluppare i suoi modelli di AI generativa e ha raggiunto una valutazione di circa 4 miliardi. Tra i principali investitori ci sono i big cinesi Tencent e Alibaba. I chatbot di Minimax svolgono le funzioni tipiche delle applicazioni di intelligenza artificiale generativa, come le più note ChatGpt e Gemini: editing di testo, trasformazione di testi in immagini o video, modifica di fotografie e così via.
In attesa delle ipo dei campioni occidentali dell’AI, a partire da OpenAI, Hong Kong sembra la piazza più vitale nel primo scorcio del 2026. La prima debuttante, Shanghai Biren Technology, ha chiuso in rialzo del 76% il 2 gennaio. In più, la cinese Baidu ha fatto sapere che quoterà l’unità di chip AI Kunlunxin proprio a Hong Kong, cercando di strappare una valutazione di almeno 3 miliardi di dollari.
Contando le quotazioni previste nelle prossime settimane, Bloomberg calcola che a Hong Kong la raccolta possa arrivare a 4,1 miliardi di dollari a gennaio 2026.
Nel complesso Hong Kong beneficia più di altri mercati del boom dell’intelligenza artificiale, non solo in borsa. Grazie al peso dell’elettronica, che vale da sola il 70% delle esportazioni secondo l’Hong Kong Trade Development Council, nel 2026 l’export dovrebbe crescere tra l’8 e il 9% come effetto della domanda globale di prodotti legati all’AI.
Se a Hong Kong il 2026 è partito con euforia, sui listini occidentali l’anno è iniziato in sordina. In Europa la prima (e al momento unica) ipo nella famiglia Euronext – che raggruppa le borse di Milano, Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Dublino e Oslo – è quella di Praexidia Industrie Strategiche che debutta il 5 gennaio a Piazza Affari sul segmento professionale dell’Egm.
Negli Stati Uniti gli esperti di Renaissance Capital si aspettano un «calendario tranquillo» per la settimana del 5 gennaio, «con un piccolo emittente che dovrebbe debuttare». Le ipo più consistenti potrebbero arrivare da metà mese, quando dovrebbero esordire diverse matricole che hanno fatto domanda di ipo a dicembre: la piattaforma di noleggio di attrezzature edili EquipmentShare.com, il fornitore di software per la gestione delle flotte Motive Technologies, l’azienda biotech Aktis Oncology, il distributore di carburante Arko Petroleum e MiniMed, divisione di Medtronic dedicata al diabete. (riproduzione riservata)