La battuta d’arresto del 2023 delle emissioni obbligazionarie sotto i 50 milioni di euro, i cosiddetti «minibond», sembra un ricordo lontano: uno studio dell’Osservatorio dedicato della School of Management del Politecnico di Milano evidenzia per il secondo anno consecutivo un recupero sia nel numero di emissioni (214), sia nel controvalore raccolto (2 miliardi di euro, +32%), che ha raggiunto un totale di 14,60 miliardi di euro dal 2013.
I player del settore che hanno contribuito alla ricerca sono Adb Corporate Advisory, Banca Finint, Banca Valsabbina, Cassa Depositi e Prestiti, Cerved Rating Agency, Gruppo Frigiolini & Partners Merchant, Hogan Lovells, Mediocredito Centrale, Mediocredito Trentino-Alto Adige, Modefinance, Sella Investment Banking, Borsa Italiana, Innexta, BeBeez.
Banca Finint, poi, anche nel 2025 si conferma ai vertici nel mercato italiano dei minibond nella classifica degli arranger per controvalore delle operazioni strutturate, con 298 milioni di euro in 27 operazioni.
Il 2025 è stato caratterizzato da luci e ombre: se da un lato i mercati finanziari hanno beneficiato di una riduzione dei tassi di interesse e di un ciclo borsistico che è rimasto favorevole, dall’altro l’economia reale italiana è rimasta stagnante, con la produzione industriale che attende alla finestra - anche a causa dello scenario geopolitico internazionale, incerto e volatile. In tutto questo, lo studio del Politecnico sottolinea che l’offerta di credito da parte delle banche italiane verso le società non finanziarie è stata abbastanza stabile, ma con una ulteriore contrazione nei confronti delle pmi. La raccolta sul mercato mobiliare attraverso le obbligazioni è rimasta sostenuta e, in termini lordi, ha toccato il massimo degli ultimi 10 anni (76,76 miliardi di euro).
Nel 2025 il contributo delle sole piccole e medie imprese, che ha ripreso a crescere, è stato pari a 146 emissioni, per una raccolta di oltre 1 miliardo di euro, superando le grandi aziende che nel 2024 avevano invece fatto la parte del leone. Considerando società non finanziarie e non quotate su listini aperti agli investitori retail, l’Osservatorio ha identificato 196 imprese italiane che hanno collocato minibond nel 2025 (131 sono nuove emittenti, contro le 123 dell'anno precedente), in lieve aumento rispetto alle 174 del 2024. Di esse, 132 (67%) sono pmi. Sono aumentate le aziende con ricavi fino a 10 milioni di euro, mentre sono calate quelle tra i 25 e i 100 milioni. Il settore più rappresentato rimane il manifatturiero (54 emittenti), seguito dalle holding finanziarie (32), dalle costruzioni (19), dal commercio (17) e dai servizi informatici (12).
L’Osservatorio evidenzia un incremento delle operazioni finalizzate ad acquisizioni, mentre sono calati gli obiettivi di crescita interna (anche se rimangono i più frequenti) e i progetti con impatto Esg. Su questo fronte si è verificato un calo delle emissioni e della raccolta di minibond Esg (green e sustainability-linked), per un totale di 35 collocamenti e 254,32 milioni di euro contro i 279,9 milioni raccolti nel 2024.
I dati raccolti dall’Osservatorio evidenziano che la cedola continua ad essere indicizzata ai tassi di mercato nella maggior parte dei casi, ma nel 2025 c’è stato un maggiore ricorso alla cedola fissa, che era predominante fino al 2022. In linea con le dinamiche di mercato, l’importo medio dei tassi è sceso dal 9,04% del 2024 al 7,68% del 2025 per il reddito fisso, e dal 6,89% al 6,38% per il variabile. Sono invece saliti dal 23% al 31% i minibond che non prevedevano alcuna garanzia, ma la maggioranza continua a essere coperta da garanzie parziali offerte autonomamente o da soggetti esterni, come finanziare regionali, Sace, Fei, Fondo di Garanzia statale.
«Nei prossimi mesi», commenta Giancarlo Giudici, responsabile dell’Osservatorio e del report 2026, «il mercato italiano dei minibond potrebbe svilupparsi ancora di più, soprattutto in uno scenario di ulteriore riduzione dei tassi di interesse. Occorre però l’arrivo di nuovi player specializzati che riescano a intercettare capitali in cerca di rendimenti e a supportare le pmi nella raccolta, soprattutto nelle zone del Paese dove i minibond sono ancora poco conosciuti», cioè al Sud, Isole e regioni periferiche del Centro-Nord. (riproduzione riservata)