Botta e risposta tra governo ed editori sul supporto pubblico ai giornali nel dl Milleproroghe. Il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, ha messo nero su bianco in una nota che «prendiamo atto, con rammarico, della ennesima decisione del governo e dei partiti di maggioranza che dimostra, a differenza delle precedenti legislature, l'assenza di volontà di sostenere con i fatti un comparto fondamentale per la corretta informazione ai cittadini e per la salvaguardia della democrazia nel nostro Paese».
Non si è fatta attendere la reazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria replica, Alberto Barachini, che ha definito «irricevibili le parole di Monti e le critiche mosse a un governo che negli ultimi anni si è prodigato a sostegno dell'ecosistema informativo italiano». Soltanto nel corso del 2025 «sono state varate misure straordinarie per oltre 120 milioni di euro per il contributo alle imprese editrici di quotidiani e periodici per le copie vendute, per il contributo alle imprese di distribuzione, per il sostegno alle edicole, per gli investimenti in tecnologie innovative, per l'assunzione di giovani professionisti». Misure, ha continuato Barachini, che «si sommano al consolidato sostegno al mondo delle cooperative di giornalisti, agli enti editoriali no profit e alle fondazioni editoriali, ai contratti stipulati con le agenzie di stampa e al supporto alle convenzioni Rai».
Anche l’approvazione della proroga del contributo a Poste Italiane «nel Milleproroghe è un ulteriore sostegno alla distribuzione dei prodotti editoriali e in abbonamento nelle case dei cittadini». Non si sono invece trovate le necessarie coperture finanziarie per approvare anche la misura a sostegno del credito imposta sulla carta che avrebbe richiesto altri 40 milioni. Ma l’impegno del governo, ha assicurato il sottosegretario, è quello di «varare anche nel 2026 misure a sostegno delle edicole e del comparto editoriale, valutando le principali necessità di un settore che attraversa una crisi profonda». (riproduzione riservata)