Il cantiere di via Fauchè 9 a Milano, destinato a sostituire un vecchio laboratorio-deposito con una nuova palazzina residenziale di tre piani, incluso uno seminterrato, è stato giudicato dal Tar della Lombardia come una «nuova costruzione» e non una semplice «ristrutturazione edilizia». Questo perché il progetto genera un nuovo «carico urbanistico» sulla città e non mantiene continuità con l’edificio precedente.
Il Tribunale Amministrativo Regionale si allinea così con la Procura di Milano, che già in precedenza aveva contestato operazioni immobiliari simili. Queste spesso sfruttano la Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) per eseguire demolizioni e ricostruzioni, incrementando la volumetria e cambiando la destinazione d’uso, senza però sostenere i relativi oneri urbanistici.
Nel caso specifico, il Tar ha accolto il ricorso presentato dal super-condominio di via Fauchè 9-11 e via Castelvetro 16-18-20, rappresentato dagli avvocati Wanda e Carlo Mastrojanni, contro il Comune di Milano e la società immobiliare Fauchè 9 srl. Secondo i giudici, il nuovo edificio proposto ha caratteristiche strutturali e funzionali che differiscono sostanzialmente dal precedente, imponendo l’uso di un permesso di costruire anziché della Scia.
La sentenza di 15 pagine, rappresenta il primo pronunciamento amministrativo che conferma l’approccio penalistico adottato dai pubblici ministeri milanesi negli ultimi due anni. Ad oggi, sono state avviate o concluse 14 indagini riguardanti abusi edilizi, con numerosi sequestri di progetti immobiliari e indagini su architetti, costruttori e funzionari pubblici. Di fronte a queste decisioni giudiziarie, il Comune di Milano ha deciso, a partire da marzo, di conformare temporaneamente le proprie pratiche amministrative all’interpretazione dei tribunali. (riproduzione riservata)