Lavorare in ottica di unificazione e standardizzazione dei mercati dei capitali: è ciò che serve all’Europa e all’Italia secondo Fabrizio Testa, amministratore delegato di Borsa Italiana, intervenuto martedì 27 alla prima giornata di Milano Europa Capitali, l’evento organizzato da Class Editori. Il manager, che con Euronext sta lavorando a questo obiettivo, guarda al trend dei delisting, che va però – sostiene – valutato insieme al grande successo del segmento Milan Euronext Growth, mentre circa le contrazioni del 16% del volume degli scambi a Piazza Affari (e del 35% sull’Egm) ricorda che si tratta di una conseguenza della volatilità dei mercati dello scorso anno, caratterizzato dall’invasione da parte russa dell’Ucraina.
Testa è intervenuto all’evento Milano Europa Capitali, l’appuntamento organizzato da Class Editori che dal 2019 racconta la città Capitale dei capitali e che quest'anno amplia l'orizzonte allo scenario europeo. L’evento continua anche mercoledì 28: è possibile registrarsi e seguire l’evento in diretta al sito Class Agorà, in streaming sul sito Milanofinanza.it o su Sky al canale 507.
Fabrizio Testa, amministratore delegato di Borsa Italiana, ribadisce lo sforzo di Euronext nell’unificazione dei mercati finanziari europei: «Ci sono sette Exchange che fanno parte della stessa infrastruttura e che portano avanti insieme temi di standardizzazione e normazione». «Con l'entrata nel gruppo Euronext, con un Dna spiccatamente europeo, rappresentiamo l'esempio di cosa potrebbe ottenere la Capital Market Union. Dal punto di vista dell'impegno Paese, questo è un grande cambiamento in positivo: siamo molto piú presenti nei dibattiti europei e portiamo avanti gli interessi del Paese. Da un altro punto di vista, portiamo l'attenzione sui punti da rivedere del nostro impianto legislativo e normativo».
Testa avverte sui rischi del gold plating – termine che indica la ricamatura che gli Stati membri fanno sulle direttive UE - che molte volte rischia di vanificare gli sforzi di uniformazione.
Il trend dei delisting dal listino principale è un fenomeno evidente ma per il manager va inserito nel contesto del successo del segmento Milan Euronext Growth. «Sicuramente vorremmo che entrambi i mercati continuassero a crescere», ammette Testa per il quale tuttavia «il delisting è un fenomeno abbastanza naturale che non si vede solo in Italia. L'aspetto positivo è che più di dieci anni fa abbiamo lanciato il mercato delle pmi. Adesso anche il grande supporto degli intermediari ha fatto si che fosse un polmone a supporto del mercato regolamentato. L'ossatura industriale italiana è fatta di piccole e medie imprese. Ha vantaggi nella resilienza, ma anche svantaggi. Quando vengono in Borsa contribuiscono in modo marginale alla capitalizzazione».
Testa vede con favore il ddl capitali: «Dal nostro punto di vista è positivo, va ad agire suo punti sollevati dal libro verde (della Borsa spa, ndr) e da altri report», ed è arrivato «a valle di diversi mesi di impegno di tutti gli attori per portare sul tavolo quelli che sono i problemi e i suggerimenti» per un miglioramento. «C'è veramente un impegno ad andare a toccare quali sono i temi più caldi», aggiunge il cedo di Borsa Italiana. «Sul voto multiplo ricordiamo che abbiamo un x3, la proposta del ddl è x10. Servono strumenti per dare flessibilità agli imprenditori, ne gioverà tutto il sistema, basti vedere Brembo: in Olanda il maggiorato non ha limiti», precisa Testa.
Il sottosegretario all’Economia Federico Freni ricorda l’importanza di impiegare il risparmio degli Italiani in modo socialmente utile: «L’unica strada per abbattere il debito è crescere. Questo vuol dire mettere la liquidità dei conti correnti nel mercato dei capitali e renderlo fruibile alle pmi nel mercato italiano».
Per Emmanuel Conte, assessore al Bilancio del Comune di Milano, «Milano deve essere un punto di riferimento» e va ripreso il tema della collaborazione pubblico-privato dove occorre «trovare una ricetta per immaginare un nuovo sviluppo».
Alberto Vacchi riconosce l’importanza della quotazione nello sviluppo d’impresa: «Noi ci siamo quotati a ottobre 1995, e siamo stati per molti anni in Borsa. Credevamo che attraverso la Borsa, e quindi l'apertura a capitali terzi, avremmo avuto un percorso di crescita virtuoso, anche attraverso un aumento di notorietà. È stato un periodo determinante per la crescita. Arrivati, però, alla fine del 2020, un momento particolarmente complesso legato al Covid, l'azienda continuava ad andare bene ma necessitava di un salto funzionale; per questo abbiamo intrapreso la strada dell'uscita. L'azienda voleva crescere senza avere l'impellenza di avere riscontri di tipo trimestrale, all'interno di un percorso importante di revisione dell'azienda stessa. Il partner di private equity si è quindi sostituito al flottante. Da allora l'aumento dimensionale è raddoppiato: il percorso fuori dai riflettori borsistici permette di attestarsi nella maniera migliore nei confronti delle nuove sfide che il mercato presenta».
«La nostra è la storia di una startup che si è quotata nel 2012. Operiamo in un settore molto particolare: aiutiamo le imprese ad attuare la transizione digitale. Essere quotati è stato utile per utilizzare la carta nei processi acquisitivi: abbiamo comprato diverse società utilizzando solo in parte il cash». Questo è quanto ha affermato Andrea Rangone, presidente di Digital 360.
Marchetto, presidente e ceo di Somec racconta la sua esperienza, ancora in corso, alla guida di una public company: «La mia storia è un po' diversa, perchè il business di Somec è cambiato profondamente a seguito di acquisizioni straordinarie. La quotazione in Borsa all'indice Aim nel 2018 è stata fondamentale per l'esecuzione di operazioni straordinarie negli Usa. Il passaggio a Euronext nel 2020 ci ha garantito un percorso più ampio e visibile. La Borsa ci ha dato la disciplina necessaria per poter crescere, per strutturare l'azienda, per dare visibilità al progetto di management. La Borsa dà obiettivi che devono essere rispettati».
Franco Stevanato evidenzia gli aspetti positivi della quotazione: «La scelta di quotarci era in programma da anni, addirittura dal 2003 in fase di definizione della vision aziendale a 10 anni. L'entrata alle quotazioni a Wall Street è stata propedeutica alla spinta del business. Complessivamente, l'esperienza è stata molto positiva, perchè ci ha garantito l'accesso ad un'area finanziaria molto buona, nonchè ad un ecosistema, come quello di New York, attento al settore farmaceutico. Il risultato è stato a beneficio del volume di contratti e un maggiore dinamismo delle dinamiche industriali, a causa del confronto giornaliero con i migliori del mercato».
Silvia Viviano, Global Head of Equity Capital Markets di Unicredit, sottolinea l’importanza del segnale dato dall’ipo di Ferretti che ha scelto Piazza Affari come sede secondaria delle contrattazioni (dopo Hong Kong). Sulle small cap riconosce che «il tema della liquidità ridotta deve essere affrontato e bisogna trovare soluzioni o agevolazioni. Come indicato da Borsa Italiana, tutte le aziende devono avere un listing agent: questo è un aspetto positivo, perché garantisce la copertura mediante la ricerca nei due anni successivi all'Ipo, creando un circolo virtuoso con gli investitori a livello mondiale e facilitando il trading sul mercato».
Marco Ventoruzzo, presidente di Assosim, affronta il tema del cosiddetto voto maggiorato ossia la presenza di 2 classi di azioni che hanno diverso potere di voto (tipicamente una classe di azioni ha 3 o 10 volte il voto dell’altra). «In un mondo perfetto l'idea one share one vote è desiderabile, ma su questo tema bisogna essere realistici: è vero che gli imprenditori vogliono dei margini di flessibilità, ma bisogna cercare di armonizzare le regole a livello dell'Unione Europea, senza permetterci di ignorare cosa succede negli altri Paesi. Il ddl capitali prevede l'alterazione del principio one share one vote, assieme all'introduzione di una serie di tutele per le minoranze. È importante avere strumenti efficaci di tutela qualora avvengano abusi» ha dichiarato.
«I temi sono la mancanza degli intermediari, l'insufficienza di investitori professionali e istituzionali, che si ribalta inevitabilmente sul numero ridotto di aziende che va in Borsa». Franco Gaudenti, presidente di Envent ricorda anche la natura strategia dei mercati azionari che meritano una politica industriale fatta su misura.
Flavio Valeri, presidente di Lazard Italia, riflette sul cambiamento dei metodi di finanziamento d’impresa e come un player con massa critica sufficiente possa svolgere il compito di apripista per altri investitori istituzionali «Il mercato privato del debito è in esplosione. Il private equity rimarrà importante in Italia nel prossimo futuro, ma l'andamento è ciclico. Si è parlato molto di fondi e casse di previdenza, ma non dimentichiamoci che gli ammontarii gestiti sono grandi ma non enormi. La creazione di una società di asset management come progetto Paese non dipende dall'andamento del mercato: l'accentramento dei flussi pensionistici provenienti da queste realtà potrebbe giovare al mercato».
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«Questa è un'idea che è nelle corde della maggioranza e del ministro, ma bisogna capire come attuarla» risponde l’onorevole Giulio Centemero (lega), Membro della VI Commissione, a quanto proposto da Valeri, ma non solo.« Dal punto di vista culturale, l'Italia ha un certo campanilismo, non si agisce mai insieme; bisognerebbe fondare un progetto per portare insieme anche solo una piccola parte del gestito degli istituzionali, così che decidano di dedicarsi all'economia reale, in particolare alla Borsa» prosegue.
«Il tema fondamentale è la carenza di investitori istituzionali domestici in Italia, che è sempre stato un problema gigantesco» dichiara Andrea Vismara, amministratore delegato di Equita. «Senza investitori avremo sempre un problema di valutazioni basse, volumi bassi, poca liquidità e inevitabilmente viene il momento in cui il Fondo di Private Equity arriva e la società se ne va dalla Borsa».
Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario Abi dichiara: «Alcune delle problematiche italiane si trovano anche in ambito europeo; le risposte sono quelle già indicate dalla Commissione nel 2015, quando ci fu la prima proposta sulla creazione di un mercato dei capitali. L'aspetto che colgono è questo: prodotti e mercati devono rispondere a bisogni, anche attraverso la produzione normativa».
Alla prima giornata dei lavori hanno partecipato il sottosegretario all’Economia, Federico Freni, l’assessore al bilancio del Comune di Milano, Emmanuel Conte, il fondatore di Prima Industrie, Gianfranco Carbonato, il numero uno di Nice, Bruno Conterno, il presidente di Digital360, Andrea Rangone, il presidente e ceo di Ima, Alberto Vacchi, l’onorevole Giulio Centemero (Lega), il vice dg vicario dell’Abi, Gianfranco Torriero, il ceo di Equita, Andrea Vismara, il presidente di Lazard Italia, Flavio Valeri, il presidente di EnVent Capital Markets, Franco Gaudenti, il presidente della Fondazione Enasarco, Alfonsino Mei, il presidente di Assosim, Marco Ventoruzzo, la global head dell’equity capital markets di Unicredit, Silvia Viviano, il fondatore e ceo di Yolo, Gianluca de Cobelli, il numero uno di Somec, Oscar Marchetto, e il presidente di Stevanato group, Franco Stevanato, In apertura è intervenuto con un messaggio il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che chiede norme fiscali più favorevoli per stimolare l’ingresso del risparmio nell’economia reale attraverso le ipo. (riproduzione riservata).