Una scommessa che vale almeno 130 miliardi di dollari, destinati secondo gli analisti a salire a oltre 200 entro il 2027. Che pone Meta, il colosso dei social media, al bivio tra cogliere negli anni i successi della rivoluzione dell’Ai o veder crollare i margini sotto il peso della zavorra degli elevati investimenti per aggiudicarsi un posto nell’empireo dei dominatori del business dell’intelligenza artificiale.
E sono proprio i capex che dovrebbero attestarsi quest’anno nella forchetta tra 130 e 145 miliardi (con la parte bassa alzata da 125 miliardi di recente) a preoccupare gli investitori, attanagliati dai dubbi se tanto sforzo verrà ripagato dai rendimenti attesi della new wave tecnologica.
Per ora prevalgono le incertezze. È bastato constatare il crollo del free cash flow dell’azienda di Menlo Park, caduto a meno di 800 milioni di dollari dagli 8 miliardi precedenti nei conti del secondo trimestre, pubblicati mercoledì 29 a Wall Street, per innescare una nuova ondata di vendite. Il titolo, sceso nell’After Hours di oltre il 5%, ha proseguito la caduta nella seduta di giovedì 30 perdendo l’8%.
La cassa si sta bruciando a gran velocità, in linea con l’incremento delle spese in conto capitale per aumentare la potenza di calcolo per le applicazioni Ai. E la traiettoria guarda ad aumenti esponenziali dei capex. Per Meta, che governa su Facebook, Instagram e via dicendo, gli investimenti erano stati di 72 miliardi l’anno scorso e di 39 miliardi nel 2024. Ora per il 2026 l’azienda ha dato indicazioni tra 130 e 145 miliardi e gli analisti di Citi prefigurano oltre 200 miliardi nel 2027.
A questi ritmi anche un grande produttore di cassa con ricavi che crescono, come Meta e in genere i grandi del tech, finisce per vedersi comprimere i margini e assorbire tutta la liquidità. È successo di recente anche a Google, che per la prima volta in vent’anni ha chiuso l’ultimo trimestre con cassa libera finita in negativo.
Il tema per il colosso guidato da Mark Zucherberg, ma anche per gli altri big, è quanto l’azienda sia in grado di assorbire la corsa degli investimenti e quanto poi la remunerazione del business dell’Ai potrà ricompensare lo sforzo. Se ciò non avverrà, o accadrà molto in là nel tempo, allora cambierà drasticamente il profilo economico finanziario dei giganti del tech. Niente più utili mostruosi; margini operativi oltre il 40%, cassa come se piovesse. Ma società senza più liquidità, indebitate e con redditività più che dimezzate. La borsa sarà costretta a registrare il cambio di passo, vendendo e portando i multipli, oggi stellari, a valutazioni in linea con i nuovi fondamentali.
Basta guardare l’effetto sui conti della corsa alle spese nell’ultimo trimestre di Meta. I ricavi sono saliti di un ottimo 28% passando da 47,5 miliardi a 60,8%. Il business dell’adv delle piattaforme è tonico, con incrementi dei prezzi a doppia cifra e con gli utenti giornalieri che ormai superano 3,5 miliardi nel mondo. Ma non basta. I costi sono saliti più dell’incremento dei ricavi passando da 27 miliardi a 42 con un salto del 55%. E così il margine operativo netto, è sceso dal 43% al 31% dei ricavi, con l’utile netto a 15,8 miliardi dai 18,3 precedenti. Margini in caduta e soprattutto cassa bruciata del 90%.
Non deve quindi stupire la prudenza e la disaffezione del mercato. Che non è iniziata ieri, ma dura ormai da tempo. Il titolo Meta è orma in fase calante dall’estate scorsa quando le sue azioni sfioravano gli 800 dollari di valore. Oggi siamo a quota 540 dollari. Del resto, pur con il ridimensionamento delle quotazioni, il gruppo continua a valere poco meno di 7 volte i suoi ricavi e 20 volte i suoi utili al 2026. E per reggere quasi 1.400 miliardi di capitalizzazione occorre che i margini operativi non scendano sotto quota 30%. Cosa che potrebbe accadere nei prossimi trimestri se i costi continueranno a salire più dei ricavi, sotto il peso di quei 130 miliardi di investimenti previsti per il 2026.
Zuckenberg dal canto suo mostra ottimismo. Ritiene che non esista alternativa alla corsa verso la nuova frontiera dell’Ai come fonte di nuovi guadagni e nuovi business.
Risale a due giorni fa la notizia che Meta Platforms e BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, avvieranno una joint venture per lo sviluppo e la gestione di un campus di data center a El Paso, in Texas, un progetto che richiederà circa 14 miliardi di dollari per la fase di sviluppo. Un accordo in cui BlackRock avrà l’80% della nuova iniziativa mentre il 20% sarà a capo di Meta. Un modo per stemperare lo sforzo d’investimento facendosi affiancare finanziariamente dai fondi di BlackRock.
Resta sullo sfondo e non riguarda solo Meta, ma l’intero sistema dei colossi del tech, il dilemma che accompagnerà gli investitori nei prossimi mesi o addirittura anni. Quanto saranno profittevoli i business dell’Ai per giustificare l’enorme sforzo finanziario per le infrastrutture da costruire?
Il gioco varrà la candela? Gli investitori sanno che molti dei competitor non faranno che bruciare cassa prima che si intravedano i guadagni. E occorrerà capire chi uscirà vincitore e chi collasserà prima della meta sotto il peso dello sforzo. (riproduzione riservata)