skin track
Mark Zuckerberg, Meta
Mark Zuckerberg, Meta
Corporate News Leggi dopo

Meta AI, dall’Italia al Brasile si muovono le autorità Antitrust. I chatbot rivali possono stare su WhatsApp?

25 gennaio 2026, 15:00 Ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2026, 11:29

A gennaio 2026 la società di Zuckerberg ha estromesso i chatbot generalisti diversi dal suo dall’app di messaggistica. Indaga anche la Commissione Ue, ma l’Antitrust italiano ha già deciso 

L’Antitrust italiano agisce, quello brasiliano prende esempio. A unire i Garanti della concorrenza di Roma e Brasilia ci ha pensato Meta AI, l’intelligenza artificiale che la società di Mark Zuckerberg ha introdotto su WhatsApp nel marzo dello scorso anno e che si attiva dal tondo blu e viola in sovrimpressione. Oggetto delle contestazioni delle authority, in particolare, è la decisione - annunciata da Meta a ottobre 2025 e diventata efficace a metà gennaio - di impedire ad altri sviluppatori di chatbot di entrare su WhatsApp. Per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e per la Cade brasiliana questa mossa non è legittima.

La tesi di Meta


Il colosso fondato da Zuckerberg, che presenterà il 28 gennaio i risultati del 2025, ha chiuso le porte ai servizi di AI concorrenti sostenendo che WhatsApp non è nata per supportare chatbot generalisti e che la presenza di più servizi di questo tipo graverebbe di un carico eccessivo l’infrastruttura dell’applicazione. Inoltre, secondo Meta, WhatsApp non sarebbe il solo canale né il più importante per raggiungere un vasto numero di utenti.

Le obiezioni dei concorrenti


Tuttavia, i competitor non la vedono così. Davanti all’Antitrust italiano si sono presentate piattaforme di diverse dimensioni, dal leader del settore OpenAI, che avrebbe voluto usare WhatsApp per ampliare ancora il pubblico di ChatGpt, fino a player meno noti come Factoría Elcano o The Interaction Company of California, che ha sviluppato l’assistente AI Poke. Quest’ultima, assistita nel procedimento italiano da Simone Gambuto dello studio legale Nunziante Magrone, ha detto all’Agcm che WhatsApp «riveste un’importanza strategica nel raggiungere gli utenti» grazie a un ecosistema già noto e quindi più funzionale, come si apprende dalle carte del procedimento. Chi ha ragione?

I numeri di Meta AI

Senza dubbio WhatsApp può contare su una platea molto ampia. Nel 2025 si stima che il numero di utenti attivi sull’app di messaggistica abbia raggiunto 3,3 miliardi. Tutti potenziali utilizzatori di Meta AI (e di chiunque altro riesca a portare il suo chatbot sulla piattaforma).

In attesa di nuovi dati su Meta AI, che potrebbero arrivare insieme al bilancio annuale, restano validi i numeri condivisi da Zuckerberg in occasione dell’ultima call con gli analisti: al 30 settembre 2025 Meta AI aveva oltre un miliardo di utenti mensili nel mondo e il ceo diceva che il servizio stava facendo «buoni progressi» mentre «migliora la qualità del modello».
In Italia non ci sono numeri ufficiali su Meta AI. L’Antitrust ha basato la sua indagine su una stima che spazia tra 500 mila e un milione di utenti attivi ogni giorno tramite WhatsApp (dato a novembre 2025). Secondo l’Agcm, oltre il 50% delle interazioni degli utenti italiani con Meta AI è avvenuto proprio tramite l’app di messagistica. Tuttavia, Meta sostiene che l’uso dell’AI sia limitato a una percentuale contenuta della base utenti di WhatsApp in Italia, dove l’app ha un tasso di penetrazione di quasi il 90% (considerando le persone che hanno accesso a Internet), secondo Statista.

Le iniziative delle Authority


Il 23 dicembre 2025 l’authority guidata da Roberto Rustichelli ha proibito a Meta di estromettere dall’ecosistema WhatsApp gli altri sviluppatori di chatbot, sostenendo che ciò darebbe a Meta AI un vantaggio ingiusto sui concorrenti. A gennaio la Cade brasiliana ha varato un provvedimento simile (al momento però sospeso per decisione di un tribunale locale).

Anche la Commissione Ue si è mossa, avviando un’indagine che esclude il mercato italiano (già coperto dal provvedimento Agcm), ma deve ancora arrivare al dunque. Negli altri 26 Paesi dell’Ue, dunque, la data fornita da Meta per la chiusura di WhatsApp ai chatbot diversi da Meta AI (il 16 gennaio) è passata senza interventi.

Negli Stati Uniti, invece, per ora Meta AI non risulta oggetto di indagini ad hoc. Piuttosto, la Federal Trade Commission (Ftc) sembra voler insistere su un altro caso, quello relativo all’acquisizione di Instagram e WhatsApp da parte della ex Facebook tra il 2012 e il 2014. La tesi della Ftc è che Meta abbia «mantenuto illegalmente un monopolio» comprando i concorrenti più pericolosi. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza