Intesa Sanpaolo si chiama fuori dal risiko bancario, almeno per i prossimi due anni. La banca potrebbe fare solo mosse molto selettive nel wealth management o nel private banking. Lo ha dichiarato giovedì 3 ottobre il ceo Carlo Messina parlando all’evento Finance of Future organizzato da Bloomberg.
Intesa Sanpaolo «non entrerà in qualunque tipo di acquisizione in questi due anni» perché deve concentrarsi «sulla crescita delle commissioni e lo sviluppo delle tecnologia». Ogni opzione di crescita esterna che potrà essere considerata sarà quindi «nel wealth management o nel private banking», ha ribadito Messina.
Il banchiere si è concentrato sulla possibile aggregazione che potrebbe interessare Unicredit e Commerzbank. Se Unicredit completerà l'acquisizione di Commerz, ha spiegato Messina, «non sarà in realtà un'operazione cross border e potrà fare sinergie perché ha un'altra banca nel Paese. In Germania Unicredit e Deutsche Bank sono le uniche banche che possono creare valore con Commerzbank. L'unico modo per fare sinergie di costo - ha aggiunto il banchiere - è ridurre il personale e quindi è necessario avviare confronti con i sindacati, la politica e tutti gli stakeholder. In ogni caso, ha notato ancora, se lo faranno l'attenzione poi sarà concentrata su come fare sinergie».
Messina ha parlato anche del possibile contributo che il governo potrebbe chiedere ad alcuni settori economici in base ai profitti fatti. «Ci possono esser alcuni modi in cui contribuire alla situazione del debito pubblico senza avere impatti sui conti delle società, come ad esempio lavorare sulle attività fiscali differite, fornire dei flussi di cassa al settore pubblico», ha detto il banchiere. «In questo momento - ha aggiunto - chi è nelle condizioni di fare utili significativi può pensare o di alzare i salari, e in questo modo migliori la situazione sociale e il pil, o trovare soluzioni con il governo per migliorare le condizioni del debito pubblico del Paese, non necessariamente con la tassazione».
Sempre all’evento di giovedì 3 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato delle ipotesi di tassazioni allo studio. Giorgetti ha spiegato che il comparto della Difesa rientrerà tra quelli che, avendo beneficiato delle condizioni di mercato visto il contesto geopolitico internazionale, sarà chiamato a dare il proprio contributo alla Legge di Bilancio e quindi non solo il settore bancario.
«Non ci sarà più la narrativa come in passato sugli extra-profitti bancari dal momento che in quel momento le banche facevano più profitti. Paradossalmente, oggi l'industria di chi produce armi, con tutte queste guerre va particolarmente bene, è una situazione di mercato favorevole che produce utili superiori», ha detto il ministro che ha concluso: «Sono convinto che alla fine troveremo una situazione equilibrata», ha concluso Giorgetti. (riproduzione riservata)