Montepaschi si prepara a chiudere il cerchio sul nuovo cda di Mediobanca che ieri in borsa, sulla scia dell’incertezza sulla governance, ha perso il 6,86% a 17,2 euro. Per il ruolo di ceo il favorito è l’ad di Anima, ora sotto il controllo di Banco Bpm, Alessandro Melzi d’Eril che sarebbe stato preferito dall’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio e dai grandi soci della banca senese a Riccardo Mulone, country manager di Ubs in Italia. La preferenza su Melzi d’Eril si baserebbe sul fatto di essere l’unico ceo nella rosa dell’head hunter Korn Ferry accanto a molti profili di investment banker.
Proprio queste skill vengono considerate un punto di forza nella scelta finale che spetterà al consiglio fra giovedì e venerdì. Lovaglio e il presidente Nicola Maione formalizzeranno oggi (o al massimo giovedì) la proposta per il ticket di vertice al comitato nomine presieduto da Domenico Lombardi. Subito dopo ci sarà il board per l’imprimatur finale in tempo utile per la scadenza del 3 ottobre in vista dell’assemblea di martedì 28 ottobre.
Per il ruolo di presidente il consenso appare unanime su Vittorio Grilli, storico consulente di Delfin, ex ministro dell’Economia nel governo Monti e attuale presidente di Jp Morgan per l’Europa, che ricoprirà un ruolo non operativo. È stato risolto il problema legato alla remunerazione del top banker, ma il procedimento non sarebbe ancora chiuso. Nel caso di un passo indietro in extremis, sarebbe pronta l’opzione Flavio Valeri, presidente di Lazard Italia e vicino a Francesco Milleri, numero uno di Delfin.
Lunedì il comitato nomine ha analizzato i 23 profili per i ruoli di consigliere. Sono stati scremati 11 candidati fra i quali, oltre ai due membri espressione della cassaforte dei Del Vecchio nel cda uscente Sabrina Pucci e Sandro Panizza, molti investment banker data la natura di Mediobanca. Nella lista ci sarebbero anche due ex rettori: Ferruccio Resta (Politecnico di Milano) e Valter Lazzari (Liuc di Castellanza, attuale docente allo Sda Bocconi). A differenza di quanto si era ipotizzato in un primo momento nella rosa non rientrano manager Mediobanca come Gian Luca Sichel o banker della prima linea di Rocca Salimbeni come il vice dg Maurizio Bai e e il cfo Andrea Maffezzoni.
Quanto resterà in carica il nuovo consiglio di Piazzetta Cuccia? L’effettiva durata del mandato dipenderà dai cantieri della fusione che Lovaglio ha intenzione di aprire il prima possibile, ora che ha in mano l’86,3% della merchant. L’opzione più probabile è che si arrivi rapidamente a un merger che farebbe decadere il board di Mediobanca appena nominato. Alcuni nomi però potrebbero essere ripescati, come quello di Grilli quando ad aprile del prossimo anno Rocca Salimbeni dovrà rinnovare il cda.
Mentre ieri a Siena Lovaglio vedeva tutta la prima linea della merchant bank capitanata da Sichel, dalle comunicazioni Consob è emerso che Goldman Sachs tramite derivati è salita di un altro 1% nel capitale dell’istituto milanese al 6,5%.
Ci sarà poi da gestire le partecipazioni di Mediobanca. Oltre a Generali, la conquista di Piazzetta Cuccia porta in dote a Mps il 6,54% di Rcs e il 25,4% dello Ieo, l’istituto europeo dei tumori fondato da Umberto Veronesi, partecipato al 18,4% dalla Fondazione Del Vecchio. Nel 2017 lo Ieo fu alla base dello scontro fra il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e il ceo di Mediobanca Alberto Nagel, che respinse una donazione da 500 milioni. C’è chi scommette che il dossier Ieo verrà riaperto per realizzare il sogno di Del Vecchio di rendere l’ospedale un centro di eccellenza in Europa. (riproduzione riservata)