Arrivano subito 23 miliardi di euro per contrastare l’emergenza energia. Di questi, circa 9,5 miliardi saranno destinati subito alle misure più immediate contro il caro-bollette. "Noi riusciamo per il 2022 a liberare questa cifra, grazie all'extra-gettito dell'Iva e a un terzo trimestre favorevole", ha esordito la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Il Cdm, il terzo del governo Meloni, ha approvato la Nadef, la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2022, propedeutica alla legge di bilancio. "In totale, con la Nadef individueremo fino a 30 miliardi per il caro energia fino al 2023", ha aggiunto la presidente del Consiglio. Il decreto aiuti con i nuovi provvedimenti per contrastare il caro energia, che coprirà la fine dell’anno e l’inizio del 2023, sarà approvato la prossima settimana. Ecco punto per punto cosa è stato deciso nel cdm, terminato alle 20 di venerdì 4 novembre. Alla conferenza stampa, con la presidente Meloni, anche i ministri dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, e dell'Ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
L’obiettivo è mitigare gli effetti del caro energia. “Abbiamo scelto un approccio prudente, realistico e sostenibile”, ha detto il ministro dell’Economia, considerando una crescita dello 0,5% del pil reale, e un aumento dell'indebitamento netto programmatico del 4,5%. “Questo crea le condizioni per stanziare 23 miliardi all’energia”,ha detto Giorgetti. In riferimento al decreto aiuti, il ministro ha aggiunto che il calo dei prezzi del gas di questi giorni potrebbe non rappresentare una tendenza stabile. Il 24 novembre, ha ricordato Meloni, si terrà un nuovo vertice dei ministri europei dell'Energia nel quale l’Italia tornerà a sostenere la proposta di corridoio dinamico per contenere le oscillazioni dei prezzi del gas e il disaccoppiamento tra i prezzi dell’energia elettrica e del gas.
Via libera del Consiglio dei ministri al decreto che ripartisce tra i ministeri i tagli da effettuare nell'ambito della revisione della spesa per il prossimo triennio. In totale si parla di 3,5 miliardi di risparmi che i ministeri dovranno effettuare: 800 milioni nel 2023, 1,2 miliardi nel 2024, 1,5 miliardi nel 2025. Con l'ok al provvedimento il governo porta avanti uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha inoltre motivato la decisione con il contributo dei ministeri al reperimento di risorse mentre cittadini e imprese fanno i conti con il caro bollette.
Sarà un emendamendo all'ultimo decreto aiuti, ora in conversione in Parlamento, a consentirà di liberare alcuni permessi di estrazione del gas nazionale e anche di approvare nuove concessioni in deroga al Pitesai, ovvero la mappa delle aree idonee alle operazioni. In cambio verrà chiesto ai produttori di destinare quote di gas a prezzo calmierato alle aziende energivore. Sarà il Gse (il Gestore dei servizi energetici) a vendere il gas alle aziende, il prezzo andrà dai 50 ai 100 euro a MWh. Il provvedimento riguarda circa il 75% del gas addizionale, stimato in 2 miliardi di metri cubi, e amplia la portata del provvedimento già approvato dal governo Draghi, ma rimasto inattuato. Il ministro Pichetto Fratin ha detto che il raggio d’azione del provvedimento riguarderà solo giacimenti di grande taglia, e che le concessioni dureranno almeno 10 anni. Il limite verrà fissato a 12 miglia dalla costa nel caso dei giacimenti offshore.
L'Italia attende la decisione della Corte costituzionale federale tedesca prima di procedere con la ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Italia e Germania sono gli unici due Paesi dell'Eurozona a non aver ancora ratificato il Trattato. "Siamo in buona compagnia", ha spiegato il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo a una domanda di milanofinanza.it. Berlino attende infatti che sulla riforma si pronuncino i giudici della Corte di Karlsruhe. E lo stesso farà l'Italia. In sede europea l'auspicio è che Roma possa procedere quanto prima con il via libera. Nel corso della visita della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Bruxelles il tema non è stato però sollevato, ha chiarito la premier. Il precedente governo aveva dato per imminente la presentazione al Parlamento del disegno di legge di ratifica. L'ostilità di buona parte delle forze politiche alla riforma ha però rimandato, senza tempi certi, l'arrivo del provvedimento. (riproduzione riservata)