I primi grandi emittenti iniziano a percorrere la strada del reshoring: riportare in Italia l’approvazione dei prospetti di bond collocati sul cosiddetto euromercato e fino a oggi quotati nelle piazze più gettonate di Irlanda e Lussemburgo. Altri ancora cominciano a seguire un doppio binario: approvazione del prospetto da parte di autorità di mercato estera, ma quotazione anche sui listini della Borsa di Milano.
Il caso più recente è quello del green bond di Terna da 750 milioni di euro, emesso il 10 febbraio scorso, collocato sia sul mercato regolamentato Luxembourg Stock Exchange sia all’Euronext Milano, ma col prospetto approvato in Lussemburgo e poi trasferito in Italia.
«La tendenza è in atto, insieme a tutto il sistema la Consob è parte attiva nel favorire il reshoring e la quotazione a Milano delle obbligazioni promuovendo, con misure di efficientamento, l’attrattività della piazza finanziaria italiana. Una procedura autorizzativa razionalizzata come quella approvata dalla Commissione nel 2024, con tempi più certi per l’esame dei prospetti, riduzione dei costi e l’uso dell’inglese esteso anche alle domande di approvazione, incoraggia gli emittenti a non andare all’estero», premette Cristiano Tommasi, partner di A&O Shearman, la law firm che ha assistito le banche nel contesto dell’operazione di Terna e ha fatto da advisor legale di Leasys nel collocamento di un prestito obbligazionario da 500 milioni di euro, dopo aver affiancato nell’ultimo mese Unicredit e Sea per le rispettive emissioni di un bond dual tranche da due miliardi di euro e di un prestito obbligazionario di 300 milioni di euro.
«Casi importanti a cui guardare non mancano, sia Mediobanca che A2A hanno scelto l’Italia per far approvare i loro programmi di emissione di debito, ma siamo ancora lontani dai numeri degli altri Paesi. La mia convinzione è che altri operatori potranno seguire gli apripista se il sistema dimostrerà di funzionare in maniera analoga a quelli esteri». Tommasi cita alcuni dati di Esma e Banca d’Italia. «Sono relativi al 2023 ma restano rappresentativi della realtà. In Italia, nel 2023 solo 11 miliardi circa sono stati emessi da emittenti italiani con prospetti domestici, rispetto a un volume di emissioni complessive lorde pari a circa 208 miliardi», sottolinea il legale.
«Gran parte degli emittenti italiani attivi nel mercato del debito wholesale ha scelto Irlanda o Lussemburgo per l’approvazione di prospetti obbligazionari e l’ammissione alla quotazione. Il risultato è che, stando ai dati, in Italia sono stati approvati 23 prospetti, contro i 359 dell’Irlanda e i 450 del Lussemburgo». Per fare un altro passo in direzione degli emittenti, secondo il partner di A&O Shearman, bisogna efficientare processi e tempi di approvazione dei prospetti. «Consob sta dando significative dimostrazioni, ed è già arrivata una novità importante: l’aver creato l’Ufficio Prospetti Informativi significa che gli operatori adesso hanno un unico interlocutore di riferimento. In questo modo si possono davvero razionalizzare le procedure e i tempi, in linea con la prassi internazionale».
Me le piazze abituate ad attrarre emittenti a centinaia potrebbero adottare delle contromosse per trattenerli e mantenere intatto il proprio appeal? «Difficile dirlo», conclude Tommasi, «se non giocheranno su una riduzione delle spese. Ma Consob ha già ridotto e semplificato i contributi di vigilanza dovuti per le offerte rivolte sia agli investitori istituzionali sia ai piccoli risparmiatori. A questo punto la partita si giocherà più sui tempi e sull’efficienza del sistema». (riproduzione riservata)