Mediobanca ha speso 10,7 milioni di euro per gestire le due offerte più calde del risiko bancario, quella da 13,5 miliardi subita da Montepaschi e quella da 6,3 miliardi lanciata a fine aprile sulla controllata del Leone, Banca Generali.
La cifra emerge dal bilancio 2024-25 della merchant bank che, il prossimo 28 ottobre, sarà sottoposto al voto dei soci a partire da Rocca Salimbeni, oggi primo azionista all’86,3% del capitale. Nel documento si parla di «fatture pagate nei confronti dei consulenti che a vario titolo hanno assistito la banca nelle attività legate all’ops di Mps e Banca Generali».
La cifra non si discosta molto da quelle registrate da altri istituti italiani medio-grandi impegnati nel risiko. La semestrale di Montepaschi, per esempio, riporta 6,9 milioni di costi amministrativi collegati all’offerta lanciata su Piazzetta Cuccia, classificati tra gli oneri da operazioni straordinarie.
È probabile peraltro che, per entrambe le banche, il numero complessivo sia cresciuto nel trimestre luglio-settembre, quando l’intensità delle trattative e delle attività preparatorie è aumentata.Le operazioni straordinarie richiedono un impegno sostanziale agli istituti: dai costi di consulenza finanziaria, legale e fiscale, alla gestione delle pratiche autorizzative di Banca d'Italia e Antitrust, fino all'organizzazione dell'integrazione dei sistemi informativi e delle strutture operative delle realtà acquisite.
Anche le operazioni non riuscite possono generare oneri rilevanti, in quanto le banche devono sostenere campagne informative, studi di fattibilità e attività di difesa del capitale.Non tutte le banche comunque hanno ancora comunicato al mercato l’ammontare dei costi complessivi. È il caso di Unicredit, che nel novembre 2024 ha lanciato un’ops da oltre 10 miliardi su Banco Bpm, poi bloccata dall’intervento del governo con il golden power.
La semestrale di Piazza Gae Aulenti non fornisce un numero preciso, ma segnala una crescita di 11 milioni (da 66 a 77 milioni) delle spese di comunicazione e marketing e un aumento delle consulenze da 44 a 50 milioni. Chi ha dovuto difendersi non è rimasto immune dai costi.
Banco Bpm, tra novembre e luglio, ha reagito all’offerta ostile di Unicredit con una serie di mosse straordinarie. La semestrale di Piazza Meda segnala oneri operativi una tantum per 45,2 milioni, che comprendono le spese legate alla tutela degli azionisti nell’ops, all’acquisizione del controllo di Anima Holding tramite opa e a «progettualità finalizzate all’integrazione di precedenti aggregazioni» come, a titolo di esempio, quella con Vera Vita.
Tornando a Mediobanca, il bilancio non si limita a quantificare i costi, ma rileva anche alcuni effetti diretti dell’offerta di Mps. Dall’area private banking della banca d’affari milanese, spiega il documento, sono usciti 15 banker, con deflussi per circa 1,5 miliardi, oltre un terzo della raccolta netta dell’intero esercizio della divisione private che è quella che nella merchant gestisce più masse. Le exit, tuttavia, si sarebbero quasi arrestate nelle ultime settimane, in attesa di un piano di retention che il nuovo ceo Alessandro Melzi d’Eril potrebbe presentare dopo l’assemblea di fine mese d’intesa con l’ad di Mps Luigi Lovaglio.
Può essere che già oggi in Piazzetta Cuccia il numero uno del Monte - nel secondo incontro dopo quello a Siena del 30 settembre - accenni qualcosa alla prima linea di Mediobanca. Il piano, molto atteso all’interno della merchant, dovrebbe puntare a stabilizzare la rete di professionisti e a contenere l’effetto concorrenza, dopo alcuni addii di peso registrati negli ultimi mesi — tra cui quelli di Gianluca Piacenti e Alessandro Vagnucci, passati al gruppo Intesa. Un segnale che, al di là dei costi diretti dei deal, il risiko bancario continua ad avere un impatto profondo sugli equilibri interni e sulle strategie del sistema creditizio italiano. (riproduzione riservata)