Tre banchieri italiani: il ceo di Anima Alessandro Melzi d'Eril, il country manager di Ubs nel Paese Riccardo Mulone e un terzo banker italiano. È la short list per il ruolo di ceo di Mediobanca messa a punto dal comitato nomine del Montepaschi in vista della scadenza di venerdì 3 ottobre. A Siena i lavori stanno procedendo in modo febbrile per rispettare il termine imposto dallo statuto di Piazzetta Cuccia, che riunirà l’assemblea il 28 ottobre.
Ieri il comitato nomine della banca senese, affiancato dall’advisor Maurizio Irrera, ex presidente di Crt ingaggiato dall’istituto per gli aspetti tecnico-legali della procedura, si è riunito per scremare da un elenco di una ventina di profili i nove consiglieri che comporranno la lista di 11 candidati, in una rosa proposta dall’head hunter Korn Ferry che ha selezionato anche i candidati per le cariche di ceo e presidente.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, per la presidenza ci sarebbe una forte convergenza sul nome di Vittorio Grilli. Storico consulente di Delfin, ex ministro dell’Economia nel governo Monti e attuale presidente di Jp Morgan per l’Europa, il banchiere milanese sarebbe a un passo dalla designazione, una volta smarcato il tema della remunerazione. Si vocifera anche che l’arrivo di Grilli preluda a una sua nomina il prossimo anno alla presidenza del Montepaschi quando scadrà l'attuale cda.
Oltre a Grilli l’head hunter aveva vagliato anche l’ipotesi di Massimo Della Ragione (ex Goldman Sachs), mentre per il ruolo di ceo si sarebbe ragionato anche su Marco Morelli, presidente esecutivo di Axa Investment Managers, usciti poi fuori dall’elenco. Non farebbero parte invece della short list Francesco Pascuzzi (Goldman Sachs), Giorgio Cocini (Pimco) e Diego De Giorgi (Standard Chartered). Escluso anche l’interno Gian Luca Sichel (ceo di Mediobanca Premier).
Alcune di queste candidature, come quella di Cocini, si sarebbero arenate per mancato allineamento tra Lovaglio, da tempo vicino al banker, e alcuni grandi azionisti di Siena che invece sponsorizzano Mulone. Ci sarebbe in corso un dibattito anche teso in queste ultime ore tra il ceo e il fronte dei soci maggiori Delfin e Caltagirone.
Il ticket di vertice emergerà domani al termine di un comitato nomine già convocato, nel quale Lovaglio e il presidente Nicola Maione avanzeranno le loro proposte. Giovedì 2 il dossier sbarcherà infine al board per il disco verde finale, che andrà sottoposto anche alla Bce. Le liste vanno presentate entro venerdì 3 quindi la partita si giocherà in zona Cesarini.
Lovaglio è al lavoro anche sull’assetto futuro di Mediobanca dopo la chiusura dell’offerta, arrivata all’86,3% di adesioni. Il banco di prova più delicato in questa fase è quello dell’integrazione, sulla quale il ceo senese vuole muoversi in maniera spedita prima che a Rocca Salimbeni si riapra il cantiere della governance: l’attuale consiglio di Mps scade nell’aprile 2026 e i giochi sulle nomine potrebbero riguardare lo stesso Lovaglio.
La strada maestra rimane quella tracciata dal prospetto: delisting e poi fusione di Mediobanca in Mps, anche per accelerare il conseguimento dei 700 milioni di sinergie da cui dipendono i target su payout e patrimonio. Per valorizzare i business più ricchi della merchant il piano di Lovaglio potrebbe poi passare da uno scorporo di queste attività dalla vecchia capogruppo in un nuovo veicolo o, meglio ancora, in una controllata già esistente come potrebbe essere Mediobanca Premier. Ipotesi che lascia perplessi alcuni grandi soci.
Oggi intanto le prime linee di Mediobanca, oltre 15 top manager, sono attese a Siena per un primo incontro conoscitivo con i loro nuovi colleghi di Montepaschi. Si tratterà di un primo summit nell’ambito del quale è difficile che si scenda in dettagli più operativi. (riproduzione riservata)