Niente da fare. Secondo il board di Mediobanca anche con il rilancio in contanti di 90 centesimi l’opas di Montepaschi «risulta priva di razionale industriale e di convenienza per gli azionisti» di Piazzetta Cuccia e il nuovo corrispettivo «non è di per sé sufficiente, anche alla luce dei rischi di dissinergie e di distruzione di valore che caratterizzano l'offerta a mutare la precedente valutazione di non congruità e inadeguatezza».
I consiglieri della merchant bank sono tornati a riunirsi ieri alla luce delle modifiche messe sul tavolo da Rocca Salimbeni, che nel frattempo ha registrato un’ulteriore crescita delle adesioni al 40,4% (dal 38,5% di mercoledì sera). Il superamento della soglia minima del 35% le ha permesso di portare a casa l’operazione in anticipo rispetto alla chiusura dei termini. Questi numeri di fatto consegnano il controllo futuro della governance di Mediobanca, ma per il gruppo guidato da Luigi Lovaglio diventa importante ora acciuffare la soglia del 50% più un’azione per poter beneficiare di 2,9 miliardi di dta e mantenere così gli obiettivi di payout.
Per gli aspetti industriali e finanziari il board di Mediobanca - che ha registrato il voto contrario di Sandro Panizza e l’astensione di Sabrina Pucci, consiglieri espressione di Delfin - rimanda alle valutazioni delineate pochi giorni prima della partenza dell’ops che si chiuderà lunedì 8 settembre a cui seguiranno cinque giorni di riapertura dal 16 al 22 settembre.
In quell’occasione Piazzetta Cuccia aveva ribadito come non fosse conveniente mischiare il suo modello iperspecializzato e anticiclico di wealth manager/private bank con quello della tradizionale banca commerciale, molto dipendente invece dall'andamento dei tassi di interesse. Per Mediobanca l’arrivo di Mps come azionista di maggioranza farebbe scappare banker e clienti (con le relative masse), depauperando il business e comportando svalutazioni dell’avviamento.
Il board capitanato da Alberto Nagel aveva pure quantificato in 460 milioni le dissinergie di una fusione fra i due gruppi (con una diluizione degli utili ante imposte per gli azionisti di Mediobanca superiore al 10%), minori convenienze che salirebbero a 665 milioni se Mps non integrasse Piazzetta Cuccia.
Alla luce di questo, il nuovo corrispettivo - che secondo la banca propone un concambio implicito di 2,681 azioni di Mps per un titolo della merchant - continua a «esprimere una valorizzazione che non riconosce in maniera adeguata il valore intrinseco dell’azione di Mediobanca anche alla luce della prospettiva del piano One Brand-One Culture esteso al 2028 e non remunera adeguatamente il contributo che Mediobanca darebbe al valore della combined entity».
In più, la preponderanza nell’opas della componente azionaria «continua a porre a carico degli azionisti di Mediobanca gran parte dei rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici» dell’operazione messa in piedi dalla banca senese. Infine, la rinuncia della condizione soglia del 66,7%, per il board dimostra che Mps vuole «assumere il controllo, anche di fatto» dell’istituto milanese «anche dinanzi ai rilevanti rischi di dissinergie e di distruzione di valore».
In borsa sono proseguite le vendite su entrambi i titoli e Fitch ha rivisto al ribasso il rating watch di Mediobanca con una valutazione di «negativo». Il motivo? Il no dei soci all’operazione Banca Generali e i rischi di una combinazione con il Montepaschi. (riproduzione riservata)