Lunedì 22 Mps arriva all’86,33% nell’opas su Mediobanca. Al risultato hanno contribuito i fondi d’investimento, soprattutto quelli passivi vincolati agli indici, ma anche il retail e una parte del top management. Rispetto alla chiusura di venerdì 19 lo sprint delle adesioni è stato di oltre il 6%.
Il vertice di Mps attendeva di conoscere l’esito dell’opas per avviare l’integrazione della merchant bank e definire il nuovo assetto societario del gruppo. La prima decisione da prendere sarà quella sul delisting.
Per la quotazione su Borsa Italiana le blue chip devono mantenere un flottante minimo del 25%, anche se per le società già listate le richieste sono sempre state flessibili: dopo l’opa su Anima della scorsa primavera per esempio Banco Bpm ha lasciato la sgr milanese quotata con un flottante poco superiore al 10%.
A Siena ci sono correnti diverse. Alcuni spingono per mantenere Mediobanca quotata, valorizzando il segnale verso dipendenti e investitori che una presenza in borsa può rappresentare. Altri propongono invece il delisting, ritenendo che togliere la merchant bank dal listino possa ridurre i costi di compliance imposti dalla quotazione e facilitare una gestione più agile. Una Mediobanca interamente controllata da Mps permetterebbe inoltre di liquidare le minoranze e di ridisegnare il board, riducendolo dagli attuali 13 membri a un organo più snello, con 10 o 11 posti, in grado di accelerare le decisioni strategiche. (riproduzione riservata)