Mediobanca prova a giocarsi l’ultima carta per difendersi dalla scalata del Montepaschi che ha già messo in portafoglio il 38,5% del capitale di Piazzetta Cuccia portando a casa l’opas.
La merchant bank guidata da Alberto Nagel riunirà questa giovedì mattina il board per valutare, in vista della parte finale dell’offerta, il rilancio in contanti da 90 centesimi per azione annunciato martedì da Rocca Salimbeni e inviare un messaggio in extremis a chi ancora non ha aderito ed è indeciso sul da farsi. Con la riapertura dei termini tra il 16 e il 22 settembre, mancano otto giorni di borsa alla fine dell’offerta.
Raggiunta la soglia minima irrinunciabile del 35% che secondo Siena permette il controllo di fatto di Mediobanca ci sono ancora in gioco le soglie del 50% più un’azione per i benefici fiscali delle dta e del 66,7% per blindare il controllo dell’assemblea straordinaria e per assicurare la fusione fra i due istituti.
Scontato ancora una volta il giudizio negativo da parte della merchant bank che già nei mesi scorsi aveva bollato l’operazione come «priva di razionale industriale» per il differente modello di business e la diversità di cultura aziendale. Fattori forieri di «dissinergie» che con l’offerta ai nastri di partenza a metà luglio a Piazza Affari erano state quantificate da Nagel in 460 milioni rispetto a una Mediobanca autonoma, minori convenienze che salirebbero a 665 milioni se Mps non integrasse Piazzetta Cuccia. Anche il concambio inizialmente offerto era stato definito «non congruo e del tutto inadeguato».
Difficile che il giudizio muti anche alla luce del ritocco cash. Sempre prima della partenza dell’opas, la merchant aveva alzato l’asticella valutando come concambio fair 3,71 azioni Mps per un’azione Mediobanca, al posto di quello di 2,533 azioni offerto invece da Rocca Salimbeni, scambio che ai corsi dell’11 luglio valutava un’azione dell’istituto di Nagel 25,6 euro. Si tratta di un valore ancora molto distante dai 20,77 euro con cui il Monte ha valorizzato il titolo di Piazzetta Cuccia al momento del rilancio.
In borsa, complici gli arbitraggi, il venir meno dell’appeal speculativo del risiko e le preferenze di quanti preferiscono vendere il titolo della merchant bank piuttosto che aderire all’opas, sono continuate le vendite sia sull’offerente sia sulla target che si sono mosse sostanzialmente in parallelo. Mps ha lasciato sul terreno l’1,97% a 7,48 euro mentre Mediobanca ha perso l’1,99% a 19,71 euro. Il premio frazionale del corrispettivo offerto da Siena è rimasto sostanzialmente invariato allo 0,5% (0,56%).
Il rilancio però ha centrato il primo obiettivo: dopo quelle effettuate o annunciate martedì le adesioni hanno superato la soglia minima «irrinunciabile» del 35% (alla quale era subordinata la riuscita dell’intera operazione), salendo a quota 38,5%. Di fatto un 8,39% in più rispetto al 30,12% del giorno precedente che corrisponde a 68.251.891 azioni Mediobanca. Al 30% circa di Caltagirone e Delfin, si sono aggiunti i pacchetti della Plt dei Tortora (1,1%), di Edizione dei Benetton (2,2%), dell’Enpam (1,98%), dell’Enasarco (2,52%) e probabilmente le azioni di Unicredit (1,9%) o di qualcuno fra Amundi (1%), Tages (1%) e Anima (1%). Fra le casse previdenziali manca ancora l’adesione della Cassa Forense. L’ente che eroga le pensioni agli avvocati ha in portafoglio l’1% del capitale.
Nell’assemblea del 21 agosto di Mediobanca si era allineata alle altre casse astenendosi sull’ops su Banca Generali. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, l’ente presieduto da Maria Annunziata sta ancora valutando il da farsi. Intanto secondo Deutsche Bank, che ha riavviato la copertura del titolo Montepaschi con giudizio buy (acquistare) e un target price di 9,2 euro, l’offerta di Rocca Salimbeni ha un «forte razionale strategico». Per gli analisti che vedono un «rischio limitato di disruption» l’operazione può contribuire a «diversificare gli utili, accelerando la redditività del capitale».
Infine Equita, che è advisor di Piazzetta Cuccia nel frattempo ha abbassato il giudizio sulla banca milanese a hold alla luce dell'«upside più limitato rispetto ai livelli di prezzo attuali» e delle «complessità legate all'integrazione» col Monte vede inoltre il rischio di «potenziale overhang sul titolo», cioè di pressione in vendita in borsa, per effetto del disimpegno dei soci del patto di consultazione. (riproduzione riservata)