Anche la famiglia Doris, storica azionista di Mediobanca, aderisce all’opas del Montepaschi. A differenza di altri pattisti che hanno preferito vendere come Gavio, Valsabbia Investimenti o Sereco dei Ferrero, la holding Finprog non dismette il proprio 0,96% e scommette sul disegno del banchiere di Mps, Luigi Lovaglio, che attraverso la combinazione della banca senese con Piazzetta Cuccia mira a creare un gruppo diversificato attivo dal retail e corporate & investment fino al private banking e credito al consumo. La quota, quasi un 1% (8 milioni di azioni), va dunque ad unirsi all’altro rotondo 1,1% della famiglia Tortora, un altro grande pattista della merchant, che a inizio settimana ha deciso di aderire alla scalata di Rocca Salimbeni.
«Abbiamo aderito come famiglia, tramite la cassaforte privata Finprog, con il nostro 0,96% alla luce dell’esito e del rilancio dell’ops», commenta Sara Doris, figlia del fondatore del gruppo Mediolanum, Ennio Doris, e vice presidente di Banca Mediolanum. Per il momento dunque le adesioni salgono al 41,38% dal 40,42% di giovedì 4 settembre.
Oltre al 23,1% di Banca Mediolanum, nella cassaforte Finprog ci sono le quote di Mediobanca, ma anche il nuovo family office Dfo Service, 4 grandi aziende agricole in Veneto, quote di fondi di private equity di altre sgr, l’1% circa di Nextalia e partecipazioni a club deal, fra cui The Equity Club di Mediobanca.
Appoggiata da Morgan Stanley che ne aveva curato il collocamento, a inizio luglio invece Mediolanum aveva ceduto con un leggero sconto a investitori istituzionali il proprio 3,5% della merchant a un prezzo di 18,85 euro per azione incassando 548 milioni di euro.
Chi, invece, ha preferito cedere i propri pacchetti approfittando dei prezzi ai massimi è stata Valsabbia Investimenti, holding finanziaria-industriale che fa capo alle famiglie bresciane Brunori, Oliva e Cerqui che era entrata nel patto di consultazione di Mediobanca a febbraio 2024 assieme al gruppo emiliano Plt dei Tortora, uno degli ultimi ingressi nell’accordo parasociale che dall’11,87 % di febbraio è sceso ormai intorno al 5%.
Sempre il 4 settembre Valsabbia ha ceduto 1,2 milioni di azioni corrispondenti all'intera quota dello 0,15% che era conferita all'accordo parasociale, a oltre 19,2 euro. Stessi prezzi anche per Finfer della dinastia friulana Pittini dell’acciaio che ha ceduto sul mercato 1,6 milioni di titoli, quasi la metà della sua partecipazione nel complesso pari allo 0,43% del capitale. Nella stessa giornata è proseguito poi il disimpegno di Sinpar e Gilpar dei Lucchini che hanno piazzato a prezzi superiori a 19,2 euro l'una, rispettivamente, quasi 600.000 e oltre 170.000 azioni.
Ha fatto altro trading, infine, Aurelia dei Gavio, una dei primi a disimpegnarsi dall’accordo parasociale che storicamente ha sempre appoggiato il management della merchant bank e che già nel 2023 non aveva votato la lista del board uscente. La holding tortonese ha ceduto in due momenti 670.000 azioni, sempre ai prezzi superiori a 19,2 euro segnati dal titolo Mediobanca giovedì in Borsa, e acquistando opzioni call con scadenza 19 settembre su oltre 600.000 pezzi. A vendere azioni infine c'è anche Clemente Rebecchini, il responsabile della divisione Insurance & principal investing di Piazzetta Cuccia che siede da anni nel board di Generali, di cui la merchant ha il 13,1%. Il banchiere ha dismesso 26.233 azioni a un prezzo di 19,5 euro l'una il 4 settembre. (riproduzione riservata)