L’astensione decreta la bocciatura dell’ops di Mediobanca su Banca Generali. Questo è stato l’esito dell’assemblea che ieri ha stoppato l’operazione di creazione del polo italiano del wealth management su cui Piazzetta Cuccia puntava per contrastare l’offerta di Mps. Un piano che non era ben visto dal governo, che caldeggia invece la creazione di un terzo polo bancario attraverso le nozze fra Siena - rafforzata dal business commissionale di Mediobanca - e Banco Bpm e che ha dunque condizionato la partita.
L’affluenza, in linea con le previsioni (77,9%), non è stata sufficiente a garantire la vittoria del sì, che ha totalizzato il 35% del capitale contro il 42% di contrari e, soprattutto, di astenuti (che hanno pesato come un no). Contrario all’operazione è stato solo Francesco Gaetano Caltagirone (9,9%), mentre il 32,1% del capitale ha optato per una neutralità apparente che di fatto è stata una scelta di campo. La compagine è composta da Delfin (19,8%), Edizione (2,2%), Unicredit (1,9%), le casse previdenziali (Enasarco, Enpam e Forense; al 5,5% in tutto) e investitori istituzionali come Amundi, Anima e Tages (al 3% complessivo).
Francesco Milleri, presidente della holding della famiglia Del Vecchio, ha portato avanti l’attacco finale su Piazzetta Cuccia in linea con il pensiero del fondatore di Luxottica, dopo lo scontro del 2018 con i vertici della merchant sulla governance dello Ieo. Un’eredità che il delfino di Leonardo Del Vecchio ha raccolto anche per Generali, dove con il 10% la cassaforte è la prima azionista privata dopo Mediobanca.
Delfin ha giustificato l’astensione con un deficit informativo sulla destinazione da parte del Leone del 6,5% di azioni proprie che la compagnia avrebbe ricevuto in pagamento in cambio del 50,2% di Banca Generali. Un deficit informativo tirato in ballo anche dalla holding dei Benetton, che ha preferito astenersi come fatto nell’ultima assemblea di rinnovo di Generali, di cui è grande azionista con il 4,8%.
È però ragionevole ritenere che l'elemento politico abbia giocato un ruolo rilevante nella decisione di Ponzano Veneto, il cui busines si è prevalentemente incentrato sulle concessioni, mentre quella in Piazzetta Cuccia è soltanto una partecipazione finanziaria. C’è stato anche per le casse previdenziali un allineamento agli interessi del governo: tutto il blocco degli enti ha optato per l’astensione. Così Enpam (1,98%), Cassa Forense (1%) ed Enasarco (2,52%), posizione quest’ultima in contrasto con l’indipendenza rivendicata negli ultimi mesi dalla cassa che eroga le pensioni ai commercianti, per la quale la sgr in house Miria a giugno aveva raccomandato un voto a favore dell’operazione Banca Generali.
Il movente politico avrebbe pesato anche sulle astensioni di Amundi (1%) e di Unicredit (1,9%). Attraverso il suo asset manager il Crédit Agricole sta cercando di accreditarsi come un interlocutore affidabile del governo italiano anche in vista di una possibile integrazione di Mps con Banco Bpm, di cui i francesi sono i primi soci proiettati oltre al 20%. Uno sforzo analogo è quello della banca di Andrea Orcel che oggi ha bisogno anche del sostegno di Palazzo Chigi per completare la campagna di Germania su Commerzbank.
Sulle scelte di Anima e Tages potrebbe aver influito invece Banco Bpm, quarto socio del Monte (5%): da un lato l’istituto è proprietario della sgr milanese, dall’altro è intermediario di riferimento per la private equity company di Panfilo Tarantelli e Umberto Quadrino. Nagel ha potuto contare invece sul 25% degli istituzionali, fra cui BlackRock (5%), e sul 10% di privati, fra i quali il blocco maggiore è stato quello dei pattisti (circa 7%), con le famiglie Monge (1%) e Tortora (1%) in testa.
A sorpresa invece è emerso che Unipol, altro socio storico della merchant bank da sempre vicino a Nagel, ha venduto l’intero 2,1% dopo il rinvio dell’assemblea del 16 giugno, un allineamento della compagnia bolognese ai nuovi assetti di potere della finanza che hanno determinato nei mesi scorsi anche il disimpegno del gruppo Gavio dal capitale di Mediobanca. La stessa Intesa Sanpaolo ha confermato la linea della neutralità scegliendo di non partecipare all’assemblea con i fondi di Eurizon e Fideuram.
La bocciatura dell’ops ha pesato in borsa sui titoli delle società coinvolte: la peggiore è stata Banca Generali (-2,86%), seguita da Mediobanca (-1,4%) e da Mps (-1,13%). Positiva Generali, a dimostrazione che il mercato fiuta ora uno spostamento della battaglia sul Leone. (riproduzione riservata)