Questa mattina alle 9.30 il cda di Mediobanca si riunirà per quella che potrebbe essere l’ultima seduta prima del definitivo passaggio nell’orbita di Montepaschi. All’ordine del giorno ci sono l’approvazione del bilancio 2024-25 e la convocazione dell’assemblea annuale, destinata a svolgersi il 28 ottobre, come da tradizione del gruppo. Ma la questione più delicata riguarderà le scelte del board alla luce dei nuovi equilibri azionari, con Montepaschi salito già al 62,8% del capitale e destinato a raggiungere e forse superare l’80% a seguito della riapertura dell’offerta.
Le opzioni sul tavolo sono diverse, ma il punto fermo sembra essere un passo indietro da parte del board. Le dimissioni dovrebbero avere efficacia solo a partire dall’assemblea del 28 ottobre, evitando così vuoti di governance immediati.
Resta però da chiarire come verranno gestite le deleghe operative che in Piazzetta Cuccia sono in capo soprattutto al ceo e al direttore generale, mentre il presidente mantiene un ruolo di raccordo. Nella riunione di oggi si dovrà quindi decidere se le responsabilità continueranno a restare agli attuali vertici fino all’assemblea oppure se si procederà a un passaggio di testimone tra Nagel e figure apicali come il dg Francesco Saverio Vinci o il ceo di Mediobanca Premier, Gian Luca Sichel.
L’obiettivo dichiarato del board, come emerso subito dopo la sconfitta assembleare dell’agosto scorso, è quello di garantire la continuità gestionale, evitando ulteriori scossoni in un momento già molto delicato per la banca.
Nel frattempo Montepaschi sta definendo la propria strategia per il rinnovo del board di Piazzetta Cuccia, con la lista da presentare entro il 3 ottobre. Il ceo Luigi Lovaglio e i suoi grandi azionisti sono orientati a individuare un capoazienda con profilo internazionale, capace di guidare la transizione senza strappi e di assicurare stabilità agli azionisti di minoranza e ai mercati.
Tra i nomi più ricorrenti circolano quelli di Francesco Pascuzzi, country head Italia e partner di Goldman Sachs, e di Giorgio Cocini, managing director per Italia, Francia e Penisola Iberica di Pimco, entrambi figure di esperienza internazionale nel settore investment banking. Altri profili valutati includono Bernardo Mingrone, cfo di Nexi e già in passato nello stesso ruolo in Mps, e Mauro Micillo, responsabile Imi-Cib di Intesa Sanpaolo. Un’ulteriore alternativa sul tavolo sarebbe Flavio Valeri, presidente di Lazard, il cui nome ha iniziato a circolare nelle ultime settimane.
Ieri intanto Mediobanca ha pubblicato il verbale dell’assemblea che lo scorso 21 agosto ha bocciato l’ops su Banca Generali. Sul fronte del no si è schierata soprattutto la galassia Caltagirone con una serie di società che vanno dalle holding Calt 2004, Istituto Finanziario 2012, Quarta Iberica, Fincal, VM 2006 e Gamma alla Imprese tipografiche venete srl, dalla Pubblicità Italiana Multimedia srl al Quotidiano Di Puglia. Ha detto no anche l'azienda di shipping D'Amico Società di Navigazione (titolare di 50 mila azioni) e alcuni investitori istituzionali come Leveraged Event Fund (176 mila azioni) e Psquared Master sicav (1,08 milioni di azioni).
Più nutrito è stato il fronte dell’astesione che, oltre a Delfin, Anima-Kairos, Cassa Forense, Enpam, Miria (Enasarco), Tages, Benetton e Amundi, ha coinvolto anche Banca del Fucino (0,05%), Unicredit (1,78%), Société Générale, Lyxor e People’s Bank of China. Si sono invece espressi a favore Generali Italia, fondi internazionali come BlackRock, Norges Bank, Fidelity e Vanguard, pattisti come Alberto Aspesi, Isabella Seragnoli (Mais), le famiglie Lucchini (Gilpar e Sinpar), Tortora (Plt Holding), Doris (Finprog), Ferrero (Sereco Re), Pecci (Toscofin) e Pittini (Fin.Fer), la holding Fin.Priv. e alcuni clienti della fiduciaria storica del gruppo Mediobanca Spafid.
Ieri intanto è emerso che Mediobanca è stata advisor di Autobahn Tank & Rast nell’ambito di un’operazione di rifinanziamento per un totale di 583 milioni con un sindacato composto da otto istituti di credito. (riproduzione riservata)