L’industria e la manifattura italiane resistono all’inflazione. Nel 2022, con una crescita dei prezzi al consumo annuale dell’8,1%, le imprese hanno ottenuto risultati nel complesso positivi, che mostrano una certa resilienza. Lo dimostrano i numeri pubblicati nella nuova edizione dei “Dati Cumulativi” dell’Area Studi Mediobanca. L’analisi ha esaminato 2.150 società italiane medio-grandi, distribuite in 24 settori, nel decennio 2013-2022. In generale le imprese del paniere hanno registrato un fatturato nominale di oltre 1.000 miliardi di euro, in crescita del 30,9% nel 2022 per effetto dell’inflazione che ha gonfiato i prezzi. Ma il bilancio è positivo anche in termini reali: depurando il dato dall’inflazione l’incremento complessivo è stato dello 0,6%, con una performance più brillante della manifattura italiana (+1,3%). Questo però non significa che non ci sia stato un deterioramento della redditività: l’ebit margin è diminuito dal 5,6% del pre-Covid al 4,7% e il roi è passato dal 7,8% al 6,9%, mentre il roe ha avuto un lieve incremento dal 7,4% al 7,7%.
Il settore manifatturiero in particolare ha chiuso il 2022 con un ebit margin del 6%, superiore al 5,3% medio del periodo 2015-2019. Il comparto è stato trainato soprattutto da moda, elettronica e farmaceutica-cosmesi. La moda, ad esempio, ha beneficiato di una crescita reale elevata di abbigliamento (+14% nel 2021-2022), tessile (+9,7%) e pelli (+18%). L’alimentare invece ha avuto un incremento del fatturato reale dello 0,9%, dovuto soprattutto all’export: i ricavi all’estero sono aumentati del 6,5% contro una contrazione domestica dello 0,6%. Solo tre comparti hanno registrato un calo del fatturato reale nel 2022: gli elettrodomestici e apparecchi radiotelevisivi (-9,4%), l’editoria (-4,7%) e i prodotti per l’edilizia (-1,6%). Al contrario, il made in Italy è cresciuto del 3,8% in termini reali, con un +5% di export che ne conferma la forza all’estero.
Il report ha simulato anche l’evoluzione della forza lavoro nel 2022. Lo scorso anno l’organico è aumentato dell’1,7% ma c’è stata una perdita di potere d’acquisto stimata al 22%. Infine, lo studio ha confrontato il 2021-2022 con il 1979-1980, un altro biennio di alta inflazione. Pur con alcune similitudini, la situazione oggi risulta diversa perché in passato c’era un meccanismo automatico di recupero dell'inflazione (la scala mobile) non più in vigore, ma le aziende erano meno solide: Area Studi Mediobanca ha calcolato una perdita netta di oltre 2.000 miliardi di lire nel 1980 contro gli utili del 2022.