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Mediobanca, dove andranno banchieri e masse se Nagel lascia con l’arrivo di Mps
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Mediobanca, dove andranno banchieri e masse se Nagel lascia con l’arrivo di Mps

di Andrea Deugeni e Fabio Pavesi
05 settembre 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 23:01

Proseguono i deflussi di banker e masse mentre l’offerta di Mps supera il 45%. Il rischio è che si indebolisca un forte ramo di business. Ecco l’impatto potenziale sui conti. E come Lovaglio può contrastarlo  

Ora che Mps ha raggiunto il controllo di fatto di Mediobanca, con adesioni all’opas arrivate venerdì 5 a quota 45,8% con adesioni pesanti come lo 0,96% della holding Finprog della famiglia Doris e a tre giorni dal termine di lunedì 8 (con una coda di riapertura tra il 16 e il 22 settembre), il mercato inizia a guardare all’execution del piano di conquista di Rocca Salimbeni su Piazzetta Cuccia. Quali sono i «rischi di dissinergie e di distruzione di valore» di cui la merchant bank guidata da Alberto Nagel ha parlato fino a qualche giorno fa con l’ennesima bocciatura dell’opas della banca toscana?

Dall’istituto milanese hanno più volte ripetuto che il principale rischio è l’uscita di banker e di masse gestite. Il motivo sta nella diversità di business e di cultura e storia aziendale di un gruppo, Mps, che negli ultimi vent’anni tramite ricapitalizzazioni ha drenato oltre 25 miliardi di euro. In Piazzetta Cuccia sono convinti che non sia conveniente mischiare il modello di business iper-specializzato e anticiclico di wealth manager/private bank - che realizza le principali sinergie di ricavo con la storica area del corporate & investment banking - con quello senese della tradizionale banca commerciale, molto dipendente invece dall’andamento dei tassi di interesse.

La specializzazione di Mediobanca in private investment banking

Dal 2023 in Mediobanca il focus è sulla gestione dei patrimoni da accostare alla banca d’affari: nei piani di Nagel l’area di business nata solo nel 2016 sarebbe dovuta diventare centrale nel futuro di Piazzetta Cuccia. Grazie a Mediobanca Private Banking e a Mediobanca Premier, sarebbe destinata a registrare il maggior tasso di crescita (+11%) e a diventare il primo contributore alle commissioni di gruppo, con oltre 1,2 miliardi di ricavi al 2028. Un’area capace di generare fino a 11 miliardi l’anno di raccolta netta.

Secondo il management di Piazzetta Cuccia l'arrivo di Mps come azionista di maggioranza farà invece scappare talenti e clientela. L'attività verrà così depauperata rispetto all’attuale condizione stand-alone. Depotenzierà insomma quel motore al centro della macchina Mediobanca specializzato nell’advisory a quelle famiglie imprenditoriali a capo delle oltre 1.300 aziende di media dimensione che costituiscono l’ossatura del capitalismo italiano. In Mediobanca lo chiamano «private investment banking» e Nagel voleva rinforzarlo grazie alle nozze con Banca Generali.

Le fuoriuscite di banker con portafoglio pesanti

Da fine gennaio, da quando cioè Mps si è lanciata all’assalto di Piazzetta Cuccia, alcuni grandi banker hanno già fatto le valigie cambiando casacca, seguiti dai relativi patrimoni milionari di clienti che appartengono al segmento «Ultra High Net Worth» (Uhnwi), la clientela più facoltosa in assoluto.

Anche allettati da remunerazioni più alte commisurate ai ricchi portafogli gestiti (In Mediobanca Private Banking i consulenti invece sono dipendenti), i banker hanno preferito Fideuram, Azimut e colossi stranieri che hanno un forte presidio in Italia, come Bnl Bnp Paribas Life Banker. Lo stesso bilancio annuale di Mediobanca (che si chiude a giugno) parla esplicitamente di «uscita di banker dal segmento Private per l’incertezza derivante dall’assetto azionario» ed evidenzia che negli ultimi sei mesi dell’esercizio si sono registrati deflussi per 1,5 miliardi di masse (ora secondo alcune stime sono salite a 2 miliardi).

Deflussi per due miliardi di masse

E altri professionisti, nei prossimi trimestri, potrebbero accasarsi nelle varie Intesa Sanpaolo Private Banking, Ubs, Citi o nella stessa Banca Generali, ora che il gruppo guidato da Gian Maria Mossa è a sua volta uscito dal cono d’incertezza della potenziale scalata di Mediobanca. Anche perché gli head hunter sono in azione e cercheranno di pescare in primis dove sono in corso cambi di assetti, soprattutto drastici come quello al cuore della finanza milanese.

Le nuove politiche di retention di Mps che finiranno sotto la lente della Bce

L’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio è consapevole del rischio, tanto che nella City meneghina si vocifera che in estate il banchiere di Mps abbia incontrato il capo del private di Piazzetta Cuccia, Angelo Viganò. Deflussi dunque irreversibili? No, molto dipenderà dalle politiche di retention che Montepaschi metterà in campo per prevenire i cambi di casacca, politiche che saranno analizzate con la lente d’ingrandimento anche dalla Bce.

Lovaglio: ci sarà percorso di valorizzazione delle risorse della merchant

Nell’autorizzare l’ops senese, a giugno i tecnici di Francoforte hanno avvertito dell’esistenza del rischio, da prevenire con «adeguate politiche di retention per i professionisti chiave di Mediobanca». «Insieme definiremo un percorso di valorizzazione sia delle risorse sia della clientela», era intervenuto sempre sul tema a fine luglio Lovaglio, mandando un messaggio al management della merchant.

La fuoriuscita di banker: l’impatto sui conti di Piazzetta Cuccia

Ma cosa accadrebbe ai conti di Mediobanca se l’esodo dei banker e dei portafogli si trasformasse in una fuga di massa? Difficile stimarlo. Qualche numero però può aiutare a capire l’entità del fenomeno. La rete dei gestori di Piazzetta Cuccia consta in totale di 1.394 persone, di cui 553 relationship manager; 693 consulenti finanziari in Mediobanca Premier; 104 banker nel Private e 44 banker in Cmb a Monaco.

Ricavi e redditività della divisione Wealth Management

Le masse gestite per conto dei clienti ammontano a 112 miliardi, con il Private che conteggia 49,2 miliardi e il segmento Premier 47,9 miliardi. Nell’ultimo anno di esercizio, i ricavi della sola divisione del wealth management sono stati 972 milioni, di cui 555 milioni di commissioni. Se per ipotesi un gestore su cinque lasciasse il gruppo per approdare in altre banche, le uscite delle masse gestite ammonterebbero a una ventina di miliardi, che equivarrebbero a spanne a 200 milioni di ricavi in meno per la divisione Wealth.

La redditività delle masse gestite in Mediobanca è infatti tra le più alte tra i competitor. Basti pensare che su oltre 110 miliardi di gestito Piazzetta Cuccia realizza oltre mezzo miliardo di sole commissioni di gestione, una cifra doppia rispetto ad altri asset manager italiani. Insomma, l’impatto si sentirebbe e il Monte dovrà aprire il portafoglio per prevenirlo. (riproduzione riservata)



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