Sono tre le variabili che decideranno l’esito dell’assemblea di Mediobanca del 21 agosto sull’ops di Banca Generali: l’affluenza, le decisioni dei due azionisti ancora in bilico - cioè Enasarco (2,52%) e Unicredit (1,9%) – e le scelte di Montepaschi su un eventuale rilancio prima dell’assise.
L’assemblea, chiamata ad approvare l’offerta visto che la banca è in passivity rule a causa della scalata del Montepaschi, sarà ordinaria. Quindi Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, avrà bisogno della maggioranza assoluta del capitale votante per ottenere luce verde. Anche le astensioni influiranno sull’esito del voto visto che andranno ad incrementare il capitale votante e quindi alzeranno l’asticella per il raggiungimento della maggioranza assoluta.
A fare questa scelta saranno molto probabilmente Delfin (19,8%), Edizione della famiglia Benetton (2,2%), Amundi (1%), i fondi di Anima (0,7%), Cassa Forense (1%) e parrebbe anche l’Enpam (1,98%). Con il principale avversario del banchiere che punta al controllo delle Generali, Francesco Gaetano Caltagirone (9,9%), il blocco contrari-astenuto che avrebbe l’effetto di affossare l’operazione, assomma complessivamente il 36,6% del capitale di Mediobanca.
È qui che diventa decisivo il fattore affluenza. Con meno del 74% di presenze in assemblea, i giochi sarebbero già fatti: a Nagel mancherebbe una maggioranza per far passare l’offerta su Banca Generali. Il numero uno di Piazzetta Cuccia deve puntare quindi a un’affluenza superiore al 75%, un dato comunque accessibile alla merchant bank visto che all’assemblea di rinnovo del cda dell’ottobre 2023 aveva partecipato il 76,8% del capitale. A giugno poi, per l’assise del 16 poi rinviata, l’asticella delle presenze si era alzata a oltre l’80%.
Giovedì 14 agosto non circolavano ancora stime certe sull’affluenza ma solo una forchetta indicativa compresa fra il 73 e il 75%, considerando che gran parte del retail potrebbe disertare l’appuntamento. È soltanto nei giorni immediatamente prima all’assemblea che si avranno dati affidabili considerato che solo a quel punto si saprà quanti soci – dopo aver bloccato i pacchetti alla record date – prenderanno parte ai lavori, anche se nella modalità da remoto del rappresentante designato.
Nel caso in cui l’affluenza superasse il 75%, un ruolo chiave lo giocheranno Enasarco ed Unicredit che assommano il 4,42% del capitale della merchant. Dopo Enpam e Cassa Forense, l’ente previdenziale che eroga le pensioni dei commercianti è la terza grande cassa presente nell’azionariato di Piazzetta Cuccia, posizione costruita quest’anno. Come rivelato da MF-Milano Finanza, la fondazione presieduta da Patrizia De Luise aveva fatto un primo ingresso, tramite la sgr in house Miria, in Mediobanca con parte dei proventi realizzati dalle vendite di parte delle azioni Banco Bpm e di Intesa Sanpaolo.
Ulteriori acquisti erano stati fatti poi ad aprile con gli incassi della consegna al Banco di azioni Anima nell’ambito dell’ops, mentre la salita finale all’attuale 2,52% era stata realizzata con gli introiti della dismissione del 3% di Mps. A giugno il comitato investimenti di Miria aveva raccomandato alla cassa di votare a favore dell’operazione Banca Generali, indicazione che i delegati dell’ente si preparavano a seguire nell’assemblea poi rinviata. All’inizio di questa settimana si è nuovamente tenuto il comitato investimenti della sgr, ma le bocche sono cucite.
Tendenzialmente le casse, strette fra una particolare attenzione ai desiderata del governo (che appoggia la scalata del Monte su Piazzetta Cuccia) e la necessità di tutelare i propri investimenti nell’interesse degli associati, si muovono in blocco, giocando di squadra. Ma in Enasarco, dopo la bufera che ha colpito la precedente gestione, l’intenzione è quella di voltare pagina e insistere sull’autonomia facendo prevalere considerazioni di mercato.
Tanto più che nella cassa degli agenti di commercio ritengono che Mediobanca sia il gruppo meno soggetto alla dinamica dei tassi e che, in assenza di rilancio da parte di Rocca Salimbeni, l’operazione di Nagel sia l’opzione in grado di valorizzare al meglio l’investimento anche alla luce di un apprezzamento futuro del titolo in caso di nozze con Banca Generali
In bilico c’è anche Unicredit che in portafoglio ha almeno l’1,9% di Piazzetta Cuccia, tra partecipazione diretta e gestione per conto dei clienti. Secondo le indiscrezioni a giugno il numero uno di Piazza Gae Aulenti Andrea Orcel poteva contare anche su un ulteriore 2% custodito dalle banche d’affari JP Morgan e Jefferies, pacchetto che pare sia stato dismesso. In quella fase, al banchiere conveniva schierarsi sul fronte del no per guadagnare credito politico nei confronti del governo in funzione di uno sblocco dell’impasse su Banco Bpm.
Oggi però, dopo lo scontro frontale con Palazzo Chigi sul golden power e il ritiro dell’ops su Piazza Meda, la posizione di Orcel potrebbe essere cambiata radicalmente. Se Enasarco e Unicredit decidessero di appoggiare l’ops di Nagel andrebbe a incremetare il fronte del sì dando buone chance di seccesso a Piazzetta Cuccia che già può contare sul 7% circa del patto di consultazione, sul 2% di Unipol ma soprattutto fino al 35% del capitale in mano ai fondi e agli investitori istituzionali che non è detto però che partecipi al voto del 21 agosto.
Con Enasarco e altri investitori in bilico, c’è chi specula in una mossa a sorpresa del ceo del Montepaschi Luigi Lovaglio per condizionare il voto dell’assise: un rilancio corposo nell’offerta da 13,3 miliardi di euro di Rocca Salimbeni che potrebbe far breccia anche nel mondo dei fondi. Tanto più che nei suoi ultimi incontri con gli investitori il banchiere ex Unicredit non ha mai escluso un miglioramento del prezzo.
Peraltro, la mossa sarebbe sostenibile sia perché la banca può contare su un eccesso di capitale di 2,8 miliardi sia perché lo sconto implicito nel concambio si è progressivamente ristretto e giovedì 14 agosto era del 2,9% che equivale a circa 500 milioni di euro per pareggiare l’offerta. Se poi Lovaglio volesse mettere sul piatto un ulteriore premio del 10% in linea con quanto offerto nelle ultime offerte bancarie, l’importo complessivo salirebbe a 2,2 miliardi.
Se insomma il bilancio di Mps sarebbe in grado di sostenere un rilancio anche consistente, a Siena i dubbi riguardano piuttosto la tempistica. C’è infatti chi ritiene che un ritocco del prezzo prima del 21 agosto possa essere prematuro alla luce del fatto che l’ops si chiederà l’8 settembre, più di due settimane dopo e il titolo Mediobanca potrebbe registrare ancora margini di aggiustamento. (riproduzione riservata)