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Il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone
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Mediobanca, Enpam sale al 2%. È guerra all’ultimo voto per l’assemblea su Banca Generali: ecco chi sarà ago della bilancia

05 giugno 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 08 giugno 2025, 11:28

Caltagirone rastrella un 2,6% e si porta a un passo dal 10% per rafforzare il fronte contrario all’ops lanciata dal ceo Alberto Nagel. Ma i proxy sono unanimi sul piano del ceo di crescita nel wealth management. Glass Lewis: opportunità per i soci. Lovaglio (Mps): offerte non alternative

Il costruttore-editore romano Francesco Gaetano Caltagirone ha colto l’ultima finestra temporale (record date) per depositare le azioni in in vista dell’assemblea del 16 giugno sull’offerta per Banca Generali, per salire in Mediobanca dal 7,39% a un soffio dal 10%. Un bis di quanto avvenne nell’ottobre del 2023, quando in occasione del rinnovo del board di Piazzetta Cuccia, Caltagirone negli ultimi mesi rastrellò titoli salendo al 9,98% per appoggiare la lista di Delfin.

L’indiscrezione di ieri mattina del sito de La Stampa, confermata poi dal gruppo romano, non riporta l’identità dei veicoli con cui sono stati fatti gli acquisti. Il grosso della partecipazione nella merchant bank (3,7%) è in pancia a Istituto finanziario 2012, il resto è nei portafogli delle altre scatole della galassia Caltagirone come Fincal, Gamma e Pantheon2000. È probabile che gli ultimi acquisti siano stati portati avanti da VM2006, società con cui l’imprenditore capitolino martedì ha chiesto il rinvio dell’assemblea di Piazzetta Cuccia lamentando una carenza informativa sugli accordi di partnership strategico-industriale da siglare fra la stessa Mediobanca, Banca Generali e il Leone. L’ops prevede che il 50,2% di Banca Generali della compagnia venga pagato con il 6,5% di azioni del Leone.

Caltagirone sta appoggiando la scalata del Montepaschi, di cui è socio con il 9,9%, proprio su Mediobanca; se avrà successo, porterà in dote a Siena anche il 13% delle Generali. Sempre che, naturalmente, il 16 giugno, i soci di Mediobanca boccino il piano del ceo Alberto Nagel di comprare la società di wealth management.
 

Per arrivare a questa bocciatura, in Piazzetta Cuccia l’imprenditore romano deve rafforzare il più possibile il fronte contrario all’ops. Considerando anche il 19,8% di Delfin, attualmente ha coalizzato un 30%. Se è vero che l’affluenza molto probabilmente sarà vicina all’80% (più del record del 76,8% raggiunto nel 2023), Caltagirone deve assicurarsi un altro 11%. Investitori istituzionali e retail hanno in mano il 45% circa di Mediobanca: fra questi ci sono i grandi fondi internazionali come Blackrock (al 3,5%) e State Street che ad aprile hanno bocciato l’aumento di capitale di Mps a servizio dell’ops su Mediobanca. Ma ci sono anche Vanguard (2,7% di Mediobanca) e Norges Bank (1,4%) che invece si sono espressi a favore della scalata senese.

Le quote di questi investitori sono in pancia a diversi fondi e come nel 2023 seguiranno le indicazioni dei proxy advisor che in maniera unanime hanno raccomandato agli azionisti di votare a favore dell’ops che mira a creare il campione italiano del wealth management. Ieri, dopo quelli di Iss e Pirc, sono arrivati anche i giudizi del proxy advisor americano Glass Lewis: «L'offerta rappresenta un'opportunità sostanziale per gli azionisti di Mediobanca, le cui azioni continuano a essere scambiate ben al di sopra del valore implicito dell'offerta Mps, un “endorsement” alla validità della strategia di perseguire una combinazione con Banca Generali e forse un chiaro messaggio a Mps che la sua proposta non riflette il valore che gli azionisti attribuiscono a Mediobanca», si legge nella nota di Glass Lewis.

Dal canto suo Nagel conta sul patto di consultazione della banca (11,8%) e Unipol (oltre il 2%). Un pacchetto del 2,2% è in mano ad Edizione dei Benetton: il presidente Alessandro Benetton deciderà a ridosso dell’assemblea, fanno sapere fonti vicine al gruppo. Ci sono poi le casse previdenziali Enpam e Enasarco che con una quota compresa fra il 4 e il 5% potrebbero non votare a favore dell’ops, andando così a rafforzare il fronte Caltagirone.

Enasarco, tramite la piattaforma Miria sgr, ha costruito una partecipazione che potrebbe avvicinarsi al 2%, mentre Enpam è salita dall’1,02% della scorsa estate all’1,98% depositato ora in Piazzetta Cuccia in occasione della record date. L’ente che eroga le pensioni ai medici guidato da Alberto Oliveti era entrato nel capitale della merchant bank nell’autunno del 2023 con l’1,2% e nel rinnovo della governance aveva votato la lista Delfin. Poi la quota era stata limata per crescere nuovamente nell’ottobre 2024 quando in assemblea di Mediobanca era stato depositato il 2,02%. All’1% invece Cassa Forense. Si tratta di una quota messa in portafoglio due anni fa e che è rimasta stabile. 
 

Nel 2023 aveva fatto capolino nel libro soci di Mediobanca anche Poste (tramite i fondi di Poste Vita) con oltre l’1% che però non votò. Dati i forti volumi delle ultime tre settimane è probabile che altri soggetti si siano posizionati nel capitale. Non sono stati confermati gli acquisti da parte di Unicredit, tantomeno come si pronuncerà eventualmente la banca guidata da Andrea Orcel.
 

Intanto ieri il ceo di Mps Luigi Lovaglio è tornato sull’ops su Mediobanca definendola «un’operazione di mercato e non di potere» e dicendosi non preoccupato per il sostegno dei proxy all’ops di Mediobanca su Banca Generali: «Le due operazioni non sono alternative. Chi voterà a favore, potrà anche consegnarci le azioni». Per Lovaglio l’ops su almeno il 66,7% «avrà successo». (riproduzione riservata)



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