Le adesioni all’offerta pubblica di scambio di Montepaschi su Mediobanca salgono al 27,06%. A sei giorni di mercato aperto dalla scadenza dell’ops, la scalata di Rocca Salimbeni registra un nuovo balzo in avanti dopo la consegna da parte di Delfin del proprio 19,4% avvenuta due settimane fa.
Al termine della seduta odierna sono state apportate quasi 63,5 milioni di azioni, pari a circa il 7,62% del capitale. Non ci sono conferme ufficiali su chi abbia consegnato il mega pacchetto ma gli occhi del mercato sono puntati sul gruppo dell’immobiliarista romano Francesco Gaetano Caltagirone che in Piazzetta Cuccia, all’assemblea dello scorso 21 agosto, si era presentato con il 9,9%, la singola quota più alta dopo quella della holding della famiglia Del Vecchio. Dalla gruppo capitolino è arrivato «no comment».
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza le casse previdenziali e cioè Enpam (1,98%), Cassa Forense (1%) ed Enasarco (2,52%) - che una settimana si sono astenute sull’operazione Banca Generali contribuendo a far naufragare il progetto di creazione del polo del wealth management del ceo Alberto Nagel - attendono un rilancio da parte di Mps.
Improbabile che anche Edizione dei Benetton (2,2%) abbiano già consegnato le proprie azioni assieme ad altri investitori istituzionali. Anche a Ponzano Veneto dove la partecipazione in Mediobanca è classificata come finanziaria attendono un ritocco che potrebbe arrivare la prossima settimana. Pare che i consiglieri del Montepaschi siano stati preallertati per una possibile riunione del board a inizio settimana prossima.
A Piazza Affari, dove il settore bancario è finito oggetto delle vendite per la crisi francese e la possibilità di un nuovo extra-prelievo in Italia, lo sconto dell'offerta di Mps su Mediobanca si è nuovamente allargato dal 2,7% della seduta di mercoledì 27 agosto a al 3% odierno. Un gap che per essere richiuso richiede ora un rilancio di 525 milioni di euro.
In ogni caso la soglia minima del 35% a cui Siena ha subordinato l'efficacia dell'offerta appare a portata di mano. Il ceo del Montepaschi, Luigi Lovaglio può contare sul supporto certo della holding della famiglia Del Vecchio, di Caltagirone e su quello probabile di chi, tra le accuse di conflitto di interessi da parte di Nagel, ha contribuito alla bocciatura dell'operazione su Banca Generali (oltre alle casse e ai Benetton, Unicredit, Amundi, Anima e Tages) la scorsa settimana. Siena, che ha capitale in eccesso per 2,8 miliardi di euro, punta a superare il 50% per far scattare le dta e innescare le sinergie promesse agli investitori. (riproduzione riservata)