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Il ceo di Mediobanca Alberto Nagel
Il ceo di Mediobanca Alberto Nagel
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Mediobanca, assemblea sull’offerta per Banca Generali in bilico con affluenza a circa il 78%

20 agosto 2025, 23:30 Ultimo aggiornamento: 23:57

Prova in salita per Nagel che però può contare sull’appoggio dei grandi fondi e dei pattisti. Delfin, Benetton, casse, Amundi e Anima verso l’astensione. Incognita Unicredit. Occhi puntati sul titolo

Si profila in salita l’assemblea per il vertice di Mediobanca. Questa mattina i soci saranno chiamati a esprimersi sull’ops che Piazzetta Cuccia ha presentato per Banca Generali, come previsto dalla passivity rule. E il fronte avversario si presenta alla prova del voto in una posizione di forza.
 

Per inviare le adesioni al rappresentante designato Dario Trevisan c’era tempo fino alla mezzanotte di ieri, ma già nel tardo pomeriggio l’affluenza appariva ormai quasi cristallizzata attorno al 78%. Una percentuale elevata per le assemblee di Mediobanca e superiore a quella registrata nel rinnovo del board dell’autunno 2023. Ma, numeri alla mano, non ancora sufficiente per garantire l’approvazione dell’ops.

Il fronte di contrari e di chi vuole astenersi

Se Francesco Gaetano Caltagirone (9,9%) è schierato per il no, il blocco maggiore è quello degli astenuti il cui voto equivale a una bocciatura visto che farà incrementare il capitale votante. Sarà molto probabilmente questo l’orientamento di Delfin (19,8%), i Benetton tramite Edizione (2,2%), Amundi (1%) e Anima (0,7%) favorevoli al disegno del terzo polo bancario ben visto da Palazzo Chigi attraverso le nozze fra Mps – rafforzata da Mediobanca – e Banco Bpm, Cassa Forense (1%) ed Enpam (1,98%).

Fonti vicine a Enasarco (2,52%) suggeriscono che la fondazione si dovrebbe allineare alle indicazioni del governo, optando per l'astensione. Il blocco dei contrari-astenuti si attesterebbe così al 39,12% di Mediobanca e potrebbe salire oltre il 40% se anche Unicredit decidesse di astenersi o di votare no con l’1,9% della merchant bank ancora in portafoglio.
 

Complessivamente i pacchetti azionari non sono variati molto rispetto a giugno, quando l’assemblea era stata rinviata anche per il vantaggio raggiunto da contrari e astenuti. Tra luglio e inizio agosto i volumi medi giornalieri sono stati di 3,6-3,7 milioni di azioni. Anche se gli scambi sono stati più intensi che nelle ultime estati, il dato medio risulta inferiore rispetto a quello registrato tra maggio e inizio giugno quando quotidianamente venivano intermediati tra i 5 e i 6 milioni di titoli Mediobanca, con un record di 12,5 milioni il solo 12 maggio.

Gli arrotondamenti contenuti

Questi numeri aggregati forniti da Bloomberg dimostrano che gli arrotondamenti sono stati contenuti e che i rapporti di forza non sono cambiati in maniera significativa rispetto alla vigilia dell’assemblea di giugno poi rinviata. Gli ultimi movimenti significativi sono avvenuti sul fronte dei fondi con la crescita sia di BlackRock (al 5%) che di Vanguard (al 3,2%) nel capitale della merchant milanese. Proprio i fondi dovrebbero essere i grandi alleati di Nagel nell’assemblea di oggi.

Questa categoria di investitori (che ha in mano circa il 35% del capitale di Mediobanca) ha sempre appoggiato la strategia del banchiere e molti di loro hanno bocciato la scalata del Montepaschi nell’assemblea senese di aprile.
 

A favore dell’ops su Banca Generali dovrebbe esprimersi anche una buona fetta dell’accordo di consultazione, sceso dall’11,6% al 7,88%. La compagine ha incassato il forfait degli Acutis (0,27%) e l’assottigliamento delle quote delle famiglie Doris, Gavio, Lucchini e Pittini ma annovera ancora i pacchetti di Monge, Tortora, Seragnoli, Pecci e Ferrero. Sulla gran parte di questi soci può contare il vertice di Mediobanca per contrastare il fronte avversario.

Se però il sì non passasse, il ceo Nagel resterà comunque al timone della merchant bank per portare avanti il piano industriale che punta sul wealth management indipendentemente dagli sviluppi dell’ops del Monte. Un primo riflesso però si avrebbe molto probabilmente sul titolo Mediobanca, sostenuto negli ultimi mesi proprio dalla prospettiva dell’aggregazione con Banca Generali.

Una bocciatura dell’operazione potrebbe far cadere le azioni in borsa, con l’effetto di chiudere rapidamente lo sconto implicito nel concambio offerto da Siena (che ancora ieri si attestava intorno al 2,3%) e rendere meno oneroso il molto probabile rilancio di Rocca Salimbeni. (riproduzione riservata)



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