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Il ceo di Mediobanca Alberto Nagel
Il ceo di Mediobanca Alberto Nagel
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Mediobanca, Nagel resta in sella e denuncia il conflitto di interessi di Delfin, Edizione e Cassa Forense. Ma Mps prepara il cambio

21 agosto 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 21:45

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Nessun passo indietro per Alberto Nagel. Nonostante la bocciatura assembleare dell’ops su Banca Generali, il ceo di Mediobanca ha confermato che resterà alla guida dell’istituto, smentendo le speculazioni che lo davano pronto a lasciare. Una scelta che punta a preservare la stabilità del titolo ma soprattutto a garantire la continuità nell’esecuzione del piano industriale che accelera sul business del wealth management.

Nella nota diffusa ieri per annunciare i risultati del voto, Nagel ha chiarito la propria posizione: «Desidero ringraziare coloro che in questi anni hanno creduto e sostenuto il processo di crescita di Mediobanca e che hanno supportato l’operazione Banca Generali come definitivo tassello nella creazione di un wealth manager di respiro internazionale», ha commentato a caldo il banchiere.
 

Lo stop all’operazione, nelle parole del ceo, rappresenta «un’opportunità mancata», dovuta in primo luogo all’astensione di Delfin, di Edizione e di Cassa Forense, soggetti che il banchiere attacca perché «in conflitto di interesse» essendo presenti sia in Mediobanca sia in Generali. Questi soggetti, a detta del banchiere, hanno anteposto l’interesse «relativo ad altre situazioni/asset italiani a quello di azionisti di Mediobanca; risulta, infatti, evidente dal voto che coloro i quali non si sono trovati in questa posizione si sono espressi a favore (mercato in primis), in linea con le raccomandazioni dei proxy advisor».

Nagel non nasconde la delusione: «Si tratta di un’opportunità, per ora, mancata per lo sviluppo della banca. Continueremo a essere concentrati sull’esecuzione del piano convinti della superiore generazione di valore rispetto all’alternativa rappresentata dall’offerta di Mps». L’ops di Siena è in corso e si chiuderà l’8 settembre. Il ceo di Rocca Salimbeni, Luigi Lovaglio, ha già anticipato che nella futura governance non ci sarà spazio per Nagel: «Mi pare chiaro che non sia interessato all’operazione», aveva tagliato corto qualche settimana fa.

Se dovesse superare la soglia minima del 35%, Mps chiederà quindi la revoca dell’attuale board di Mediobanca. Considerando che il closing dell’ops è fissato per il 15 settembre e che serviranno 40 giorni per la convocazione, il voto non dovrebbe tenersi prima del 28 ottobre, data tradizionale delle assemblee di Mediobanca sul bilancio.

L’identikit del nuovo ceo è già stato tracciato da Lovaglio che nelle settimane scorse ha parlato di «una figura brillante, internazionale, in grado di motivare lo staff attuale». Sul mercato si fanno i nomi di Marco Morelli (presidente di Axa Im dove sta curando l’execution dell’integrazione con Bnp) e di Mauro Micillo (responsabile di Imi cib), mentre per la presidenza si specula sulla nomina di Vittorio Grilli (top banker di Jp Morgan e storico consulente di Leonardo Del Vecchio), di Fabrizio Palenzona (presidente di Prelios ed ex vice presidente di Unicredit) e dell’attuale presidente del Monte Nicola Maione. (riproduzione riservata)



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