L’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel prova a giocare d’anticipo sull’offerta pubblica di scambio di Montepaschi. In attesa del disco verde all’operazione da parte della Bce che dovrebbe arrivare entro la prossima settimana, Piazzetta Cuccia annuncia che venerdì 27 giugno presenterà al mercato l'aggiornamento del proprio business plan One brand-One culture al 2028.
La mossa mira a creare la stessa base di confronto con il piano della banca guidata da Luigi Lovaglio che si presenterà agli azionisti della merchant con target post-fusione al 2028, mentre il piano di Nagel, lanciato nel 2023 ha originariamente come orizzonte temporale il 2026. Gli obiettivi illustrati non comprenderanno Banca Generali ed è probabile che si prepari a distribuire più dividendi.
A febbraio, quanto aveva comunicato i risultati della semestrale, Mediobanca aveva già alzato i target di distribuzione al 2026 da 3,8 miliardi a 4 miliardi, grazie a una discesa più lenta dei tassi e a un’efficiente execution delle strategie. L'ops di Rocca Salimbeni è attesa sul mercato entro metà luglio.
Intanto proseguono le indagini della Procura di Milano sulla cessione del 15% di Mps. Da quanto emerge in ambienti vicini alla Procura al vaglio degli inquirenti ci sarebbe anche l'ipotesi di aggiotaggio. Il fascicolo è affidato ai pm Giovanni Polizzi e Luca Gaglio, coordinati dall’aggiunto Roberto Pellicano e dal procuratore Marcello Viola. L’indagine è partita da una querela per diffamazione presentata da Mediobanca. Il 13 novembre 2024, il Tesoro aveva affidato a Banca Akros il compito di allocare il 15% di Mps.
La quota andò rispettivamente a Banco Bpm (5%), Caltagirone (3,5%), Delfin (3,5%) e Anima (3%). A seguito dell’operazione, la partecipazione detenuta dal Tesoro nel Monte dei Paschi scese dal 26,7% all’11,7%. L’inchiesta della Procura coinvolge sia persone fisiche che società e punta a chiarire i contorni dell’acquisizione per verificare se si sia svolta effettivamente secondo le regole di mercato. (riproduzione riservata)