L’ops su Banca Generali non passa l’assemblea di Mediobanca dove si è presentato, tramite rappresentante designato, il 78,9% del capitale. Il fronte dei contrari e degli astenuti che ha messo insieme il 42% dei soci ha superato di sette punti percentuali il 35% (fra cui il 25% di investitori istituzionali e il 10% di privati) che invece ha votato a favore del progetto del ceo Alberto Nagel di creare il polo italiano del wealth management attraverso l’unione di Mediobanca e la controllata del Leone.
Si è dichiarato contrario solamente il gruppo Caltagirone, mentre il blocco degli astenuti risultato decisivo nel far naufragare il piano alternativo (alla scalata del Montepaschi) di Nagel ha raccolto Delfin (19,8%), le casse previdenziali (Enasarco, Enpam e Cassa Forense al 5,5% in tutto), gli investitori istituzionali Amundi, Anima e Tages (al 3% complessivo), Edizione dei Benetton (2,2%) e Unicredit (1,9%).
«Desidero ringraziare tutti coloro che in questi anni hanno creduto e sostenuto il processo di forte crescita e trasformazione di Mediobanca e che hanno supportato l’operazione Banca Generali come ulteriore e definitivo tassello nella creazione di un wealth manager di respiro internazionale», commenta a caldo Nagel al termine dell’assemblea svoltasi totalmente da remoto in cui le deleghe sono state affidate all’avvocato Dario Trevisan.
«Un’opportunità mancata – prosegue il banker attaccando in primis la cassaforte della famiglia Del Vecchio presieduta da Francesco Milleri – per effetto del voto espresso, in particolare, da azionisti che, anche nell’attività di engagement, hanno manifestato un evidente conflitto di interesse, anteponendo quello relativo ad altre situazioni/asset italiani a quello di azionisti di Mediobanca; risulta, infatti, evidente dal voto che coloro i quali non si sono trovati in questa posizione si sono espressi a favore (mercato in primis), in linea con le raccomandazioni dei proxy advisors internazionali». Nei giorni scorsi Iss, Glass Lewis e Pirc (molto ascoltato dai fondi pensione internazionali) avevano suggerito di sostenere l’ops.
«Si tratta chiaramente di un’opportunità, per ora, mancata per lo sviluppo della nostra banca e del sistema finanziario italiano. Continueremo ad essere concentrati sull’esecuzione del nostro piano One Brand – One Culture convinti della superiore generazione di valore rispetto all’alternativa rappresentata dall’offerta di Mps», conclude Nagel che dunque resta sulla tolda di comando della merchant a dispetto di scenari su dimissioni post-bocciatura dell’offerta su Banca Generali.
I soci erano chiamati ad approvare un’operazione da 6,3 miliardi di euro che mirava a creare il polo italiano del wealth management e che, usando tutto il pacchetto del 13,1% del Leone in portafoglio, proponeva di scambiare 1,7 azioni Generali per ogni azione del gruppo guidato da Gian Maria Mossa. Il passaggio con gli azionisti si era reso obbligatorio perché a sua volta Piazzetta Cuccia è oggetto di un’ops da parte di Banca Montepaschi (che terminerà l’8 settembre) e dunque doveva sottostare alle regole della passivity rule.
In una Piazza Affari sotto la parità a metà seduta, viaggiano in territorio negativo tutti i titoli coinvolti nel risiko bancario. Mediobanca lascia sul terreno oltre l’1,6% a 20,93%, Montepaschi il 2,27% a 8,03 euro (facendo allargare lo sconto sull’ops senese) e Banca Generali quasi il 3% a 49,5 euro. Positiva invece Generali dove ora si sposterà il pressing dei due azionisti Delfin e Caltagirone. Il titolo del Leone porta a casa lo 0,2% a 34,5 euro. (riproduzione riservata)