La sfida delle piattaforme online ai media tradizionali, il tonfo delle vendite dei quotidiani e 170 reclami ricevuti nel 2025 per presunte violazioni delle leggi europee sul mercato digitale. Sono alcuni degli elementi presenti nella relazione annuale che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha presentato il 14 luglio 2026 alla Camera dei Deputati.
«Siamo immersi in un percorso di innovazione che sta rivoluzionando non solo le comunicazioni, ma l’economia e la società», spiega il presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella. Aggiungendo che per l’editoria è tempo di «aggiornare i parametri» con cui si calcola il peso delle testate, «ancora molto legati alle copie cartacee». Anche alla luce dei passaggi di proprietà avvenuti nei mesi passati: Lmdv Capital ha comprato l’80% del gruppo QN e il 30% de Il Giornale, La Repubblica è passata ad Antenna Group, mentre La Stampa è stata acquisita da Sae.
I ricavi dei mezzi di comunicazione tradizionali in Italia sono scesi dello 0,6% nel 2025, poco sopra i 12 miliardi, con una contrazione del 2,9% delle vendite pubblicitarie. La televisione mantiene la leadership intercettando il 74,1% delle risorse e i primi tre operatori - Rai, Comcast e Fininvest - valgono ancora il 67% del mercato. Tuttavia, avanzano le piattaforme globali (Netflix, Dazn, Amazon Prime e Disney+) che ormai pesano per il 23,3%. L’ascesa dei player digitali è confermata dall’analisi del sistema integrato delle comunicazioni, in cui al secondo posto dopo la Rai si colloca Alphabet (Google).
In questo scenario «assume rilievo particolare la sentenza della Corte di giustizia Ue di maggio sull’equo compenso», sottolinea Lasorella. «Per la Corte le norme italiane sono compatibili con quelle dell’Ue sia nella parte che prevede un equo compenso, determinato - in caso di disaccordo - da un ente terzo come Agcom, sia nella parte che impone alle piattaforme di trattare con gli editori fornendo i dati necessari a definire la remunerazione».
Le difficoltà più marcate riguardano l’editoria quotidiana: nel 2025 le copie vendute sono scese a 1,2 milioni al giorno (-9,3%), circa un decimo di quanto i giornali vendevano all’inizio del secolo. Dal punto di vista dei ricavi il peggioramento è stato del 7,9%.
Inoltre, l’Autorità ha ricevuto 170 reclami su presunte violazioni del Digital Services Act (Dsa), il regolamento europeo sui servizi digitali, tutti relativi a piattaforme con sede al di fuori dell’Italia. Quando necessario, come nel caso dell’AI Overview di Google raccontato da MF-Milano Finanza, ha inoltrato una segnalazione ai Paesi e agli organismi competenti. «Il meccanismo ha però un’efficacia ancora limitata: nella quasi totalità dei casi non ha dato esiti significativi», fa notare Lasorella.
Dalla relazione Agcom emergono infine alcune indicazioni sul settore delle comunicazioni elettroniche, arrivato a valere 29,5 miliardi (+4,5%) grazie alla diffusione della fibra, e sulla tutela del diritto d’autore online: applicando le misure della piattaforma Piracy Shield a tutti i programmi in diretta, Agcom ha bloccato 50.990 domini. (riproduzione riservata)