Ridurre il peso dell’azionario fino a un quarto dell’attuale esposizione. Puntare sull’oro e mantenere il sottopeso sui bond a lungo termine. La ricetta proposta da Marco Mazzucchelli, banchiere internazionale e attualmente presidente di Secofind sim, non lascia spazio alle mezze misure. In un’intervista a ClassCnbc, l’ex banchiere d’affari manda un messaggio chiaro: è giunto il momento di togliere il piede dall’acceleratore.
Domanda. Il mercato di mezza estate ha visto il ritorno della volatilità con il Vix schizzato a 20 e un massiccio sell-off sul tech. È l’inizio di una correzione estiva?
Risposta. Sei mesi fa dicevamo che, nonostante le apprensioni, non si intravedevano grandi nubi all’orizzonte; quindi, era opportuno mantenere un profilo di risk on. Prima del sell-off di questi giorni vedevamo l’Msci World registrare un rialzo del 13%, l’S&P del 16%, il Nasdaq del 19%. L’Eurostoxx era salito di circa il 10%, mentre il Global Govies era sugli stessi livelli di inizio 2024 in quanto il flusso cedolare è stato compensato dal riposizionamento verso l’alto dei tassi. La parte più facile dell’anno, però, è ormai alle nostre spalle.
D. Perché è pessimista?
R. Il ciclo economico inizia a dare segni di perdita di momentum. I dati macroeconomici stanno sorprendendo in negativo. La politica monetaria incorpora aspettative di taglio dei tassi, ma in realtà siamo a livelli molto più alti rispetto a quello che ci aspettavamo un anno fa. In altri termini, la stretta monetaria sta durando molto più a lungo di quanto ci si attendesse, anche se è stata compensata dalla liquidità abbondante che ora, però, è in fase di contrazione. Dall’altro lato, c’è un elemento di sostegno nella politica fiscale, che è sempre espansiva e non c’è nessun desiderio di consolidamento fiscale in nessun paese al mondo.
D. Sul fronte degli utili, le trimestrali di questi giorni stanno deludendo…
R. Le aspettative di crescita degli utili per quest’anno sono dell’11% e del 14% per l’anno prossimo, ma mi sembra difficile che vengano raggiunti. Prima dell’ondata di vendite, le valutazioni erano a 22 volte gli utili per l’S&P, un livello vicino a 23 volte, ossia il massimo storico toccato nel 2021 post-pandemico.
D. Quindi, a livello di asset allocation, cosa propone?
R. È il momento di togliere il piede dall’acceleratore: sottopesare l’azionario, almeno per un quarto della propria posizione. Conserverei il sottopeso sulla parte dei bond a lungo termine, anche perché, a mio avviso, molto presto la politica d’emissione del tesoro Usa dovrà cambiare. Finora hanno emesso T-bill a breve scadenza, ma a un certo punto, post elezioni, le emissioni a lungo termine dovranno riprendere. Quindi questo è il momento in cui ciò che si toglie in termini di investimento attivo va messo sulla parte breve della curva e sull’oro, che a mio avviso resta un investimento decorrelato molto utile.
D. A proposito del voto americano, come investire guardando ai due candidati Trump e Harris?
R. Non sono un esperto di politica americana, ma mi sembra improbabile che Kamala Harris diventi un cavallo vincente, quando fino a poco tempo fa è stata considerata una zavorra dagli stessi democratici. Questa è un’elezione che può perdere solo Trump. Dal punto di vista del mercato, ci si aspetta che il Trump 2.0 replichi gli effetti sui mercati del suo primo mandato. Ma non sarà così.
D. Cosa è cambiato? La ricetta che propone Trump sembra sempre la stessa…
R. Innanzitutto, siamo in un momento del ciclo economico molto più avanzato. Quando Trump fu eletto la prima volta, c’era molto più spazio per una politica di stimolo fiscale senza causare effetti inflazionistici. Ora lo scenario è ben diverso. In secondo luogo, tutta la dinamica del debito è completamente cambiata. C’è un effetto di offerta di debito pubblico molto più alto e un effetto di domanda molto più basso, non foss’altro perché le banche centrali non comprano più come prima. Anzi, dovrebbero fare quantitative tightening. Quindi il Trump 2 sarà molto meno favorevole dal punto di vista del mix tra crescita e inflazione rispetto al Trump 1.
D. E se vincesse Kamala Harris?
R. La visione di mercato è chiaramente negativa, perché ci si aspetta un aumento delle tasse. In realtà, a mio avviso, quello shock immediato potrebbe invece essere benefico, perché l’approccio di politica economica di un’eventuale presidenza democratica porterebbe a un maggiore equilibrio nel medio termine. (riproduzione riservata)