Il Ponte sullo Stretto di Messina e la Tav Torino-Lione. Il nuovo Codice degli Appalti. Il nucleare, il primo treno elettrico in Val Camonica e, ancora, il Green Deal. È l’elenco dei progetti che Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha portato al Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio, fornendo un bilancio, dettagliando le tempistiche e aprendosi alle nuove tecnologie.
Il primo, dunque, è un bilancio numerico. «Nel 2023 sono stati avviati 11,2 miliardi di appalti e, al momento, contiamo 22 miliardi di euro di lavori in corso». Nelle opere pubbliche, spiega il vicepremier, «1 miliardo di euro corrisponde a 17 mila posti di lavoro. Motivo per cui posso affermare che il record storico di occupati in Italia deriva anche da infrastrutture e cantierizzazioni su cui stiamo lavorando».
«Il mio», osserva Salvini, «è un ministero che raccoglie anche i frutti positivi del lavoro di chi mi ha preceduto. E io mi sono dato come orizzonte temporale il 2032». Quale il motivo di un piano decennale? «Perché alcune infrastrutture avranno l’avvio e l’operatività entro il 2032».
«Nel 2032», prosegue l’esponente del Carroccio, ci sarà «il primo treno» della Tav Torino-Lione, progetto rispetto al quale «stiamo rispettando pienamente i tempi». Al contrario, purtroppo, «non sempre i partner» rispetto ai tempi «riescono a fare altrettanto». Ma «questa mattina si sono chiusi i lavori per una delle più importanti curve della pista di bob di Cortina che qualcuno riteneva non riuscissimo a fare in tempo e invece siamo addirittura in anticipo rispetto alla consegna dei lavori».
Quanto alle ferrovie, ci sono «2mila cantieri aperti e 3,5 miliardi per la manutenzione», ma, ammette il vicepremier, «questa estate c’è stato un aumento di lavori sull’infrastruttura, che ha causato qualche rallentamento». Infine, c’è il Ponte sullo Stretto di Messina: «un ponte che non è né sovranista né di destra, ma che al contrario avvicina e unisce la gente». Il mio obiettivo, sottolinea Salvini, «è di arrivare all’ok definitivo del Cipes entro il 2024 con l’avvio dei cantieri immediatamente conseguente».
Il ministro è poi passato al capitolo delle nuove e vecchie tecnologie, partendo dall’industria automobilistica. Lo stop al motore endotermico fissato dall’Europa al 2035, per il vicepremier, «non ha senso economico, ambientale, sociale e industriale. Sono contento che non siamo più solo noi, come governo e come Lega, a esplicitare qualche dubbio sul tutto e solo elettrico. Se n’è accorta anche la Germania e spero che riusciremo a essere più fortunati».
Per il ministro, infatti, «il Green deal non lo realizzi imponendo l’elettrico o la fine dei motori a diesel, ma offrendo opportunità di cambio di modalità operativa e lavorativa». Questo uno dei motivi per cui «ritengo che l’Italia non possa più dire no al nucleare».
«La mission più importante di questo governo credo sia riportare l’Italia nel contesto della modernità, efficienza e sostenibilità, riavviando il dossier nucleare». Non avere il nucleare, prosegue il leader del Carroccio, è «un suicidio, una follia» e si dice convinto che «se ci fosse la possibilità di fare un referendum, la maggioranza degli italiani direbbe sì».
Su questo dossier, aggiunge Salvini, «conto che arrivino a breve notizie positive da parte del governo». A svelarne alcune ci ha pensato, qualche ora più tardi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: «Stiamo lavorando a una newco italiana, con partnership tecnologica straniera, che consenta a breve - e per breve intendo poter dare l’annuncio nei prossimi mesi - di poter produrre in Italia reattori nucleari di terza generazione per poi installarli dove le imprese lo chiedono: ovunque nel mondo e, certamente, anche in Italia». (riproduzione riservata)